Il documentario “The Importance of Being an Architect” ci racconta la sfida della vivibilità moderna

Il progetto, voluto da Antonio Citterio e Patricia Veil, due importanti nomi nel panorama internazionale del design, indaga la relazione dell’umano con l’ambiente che lo circonda, tramite gli occhi di chi progetta il mondo che viviamo.

Patricia Veil nel film; fonte: Wallpaper

Si chiama “architettura”, si legge “futuro”, “vita” e “uomo”: questo mediometraggio della produzione MyBossWas, realizzato da Giorgio Ferrero and Federico Biasin, trasporta lo spettatore in un viaggio alla scoperta di coloro che plasmano l’ambiente circostante; gli architetti e la responsabilità del loro lavoro sono i veri protagonisti di questa pellicola, che verrà proiettata questo 21 Ottobre al Milano Design Film Festival.

LA SFIDA DELLA VITA NELLA CITTÀ MODERNA

Non si tratta solo di estetica. Bisogna esplorare il concetto di vivibilità, di sostenibilità, di coesistenza. Non a caso l’introduzione del film recita:

“Il documentario offre una visione del mondo post-Covid, nel mezzo di una crisi climatica e della ridistribuzione urbana, guidando lo spettatore tra elementi di metodologia del design, dal data analysis alle innovazioni tecnologiche, fino al viaggio come un inesauribile motore di ispirazione.”

Non ci sono parole che possano descrivere meglio l’attitudine di coloro che sono stati seguiti durante il progetto. Grandi nomi del design hanno raccontato il mondo attraverso i loro occhi, impegnati a costruire una vivibilità conforme alle sfide del nostro tempo. Il prodotto, accessibile ad un pubblico che, magari, ignora completamente la necessaria rilevanza di compiti come questi, si articola in diversi atti, volti ad esplorare completamente il rapporto fra uomo e cambiamento.

Antonio Citterio nel film; fonte: Wallpaper

GLI ARGOMENTI DI SPESSORE SOCIALE E CIVILE COINVOLTI

In un periodo dove, come mai prima d’ora, l’argomento del rapporto uomo-natura si fa protagonista della nostra immagine di futuro, non è più possibile parlare di urbanistica senza citare la questione climatica. In merito, lo sviluppo delle città moderne sta prendendo una svolta sempre più sostenibile e coscienziosa sotto il punto di vista ambientale. Si parla di migliorare l’impronta verde: ad esempio, favorire il trasporto su bici, monopattini o altri veicoli elettrici, colorare la città di orti urbani e spazi verdi, implementare il risparmio energetico e fonti d’energia sostenibili.

Il discorso si amplia quando si tratta il fattore di un occhio socialmente attento, che possa strutturare una città a misura di tutti. Persone con disabilità, bambini, anziani: tutti devono essere coinvolti nell’organizzazione della città del futuro. Sul punto, l’attivismo si è rilevato uno strumento efficace per far valere la tesi di un mondo “a prova di tutti”. Il lavoro è ancora molto, ma sembra che la luce in fondo al tunnel sia più vicina.

LE CITTÀ DEL SOLE E L’UTOPIA DI CAMPANELLA

È una considerazione pessimistica quella che degrada il lavoro di queste persone ad “utopia”, ma è, tristemente, molto popolare. Uno sguardo fortemente reazionario e pigro rallenta il cambiamento, “tanto rimarrà tutto come è sempre stato”. Eppure, come è stato possibile osservare, una giusta considerazione del ruolo rivestito da architetti, ingegneri ed enti affiliati permette di istaurare una collaborazione proficua per entrambe le parti.

Alcuni esempi di visioni rivoluzionarie del contesto sociale e cittadino definite anch’esse come utopie, sono quelle proposte da figure come Thomas Moore e Tommaso Campanella. Certo, le loro non sono visioni prettamente urbanistiche, ma il loro carattere organizzativo e rivoluzionario può ricordare quanto già detto. Sulla falsa riga della Repubblica di Platone, dove viene architettata una città più “giusta”, Campanella stila una lista di regole che la civiltà perfetta dovrebbe seguire: quella della Città del Sole. Oltre a descriverne la struttura organizzativa, fra educazione e religione, il filosofo regala anche un’ipotesi architettonica della sua visione.

È così che la Città del Sole diviene di forma circolare, situata su un colle e costituita da sette mura, nominate secondo i sette pianeti del sistema solare. La sua struttura, così peculiare, la rende sicura e protetta da vari attacchi. L’accesso è garantito solo dalle quattro porte situate precisamente in coincidenza con i quattro punti cardinali. Nella parte più alta del colle c’è una pianura molto estesa dove è situato il tempio del Sole, anche questo descritto da Campanella in dettaglio.

Fonti:
Articolo di Wallpaper
Articolo di IlGiornale

In copertina:
Foto tratta dal film; sito: Wallpaper

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