Il cuore in musica e letteratura: il topos letterario raccontato da Boccaccio e Clavdio

Scopriamo perché il cuore è un’icona dell’amore dal Medioevo ad oggi

Da secoli il cuore è per eccellenza l’emblema dell’amore. In passato, infatti, veniva considerato la sede delle emozioni e dei sentimenti dell’uomo. Un topos nato nella cultura medievale e presente anche in quella contemporanea.

Tancredi e Ghismunda

Una delle novelle più note del Decameron (1349-1353) di Boccaccio (1313-1375) è sicuramente quella di Tancredi e Ghismunda. La storia, in cui si parla di una tragica vicenda amorosa, è la prima della quarta giornata ed è narrata da Fiammetta. A fare la sua fortuna è stata la triste sorte dei sue amanti, caratterizzata da inattesi elementi pulp.

Il principe di Salerno Tancredi cede in sposa la sua bellissima e amatissima figlia Ghismunda ad un nobile, che, sfortunatamente, poco dopo le nozze, muore, lasciandola vedova. Visto l’affetto fra il principe e la giovane, Ghismunda decide di tornare al palazzo di Salerno. Lì nota e si innamora di Guiscardo, ragazzo nobile d’animo e di maniere, anche se non di sangue. Calandosi in una grotta e passando per una scala segreta, il giovane può accedere alle stanze di Ghismunda senza essere scoperto. I due si vedono più volte, ma un giorno Tancredi, aspettando la figlia nella sua camera, seduto e nascosto da una tenda, si addormenta. Svegliatosi, il principe vede i due giovani dilettarsi amorevolmente. Cosa fare? Lasciarsi sopraffare dall’ira e punire i due giovani sul momento non gioverebbe né al suo prestigio né all’onore di sua figlia. Tancredi, in silenzio e nonostante l’età, esce dalla stanza passando per la finestra, mentre medita un giusto castigo per il ragazzo. La vendetta è un piatto da servire freddo.

Poco dopo due scagnozzi del principe rapiscono Guiscardo e lo tengono prigioniero. Tancredi, furioso, ordina ai suoi uomini di ucciderlo, prenderne il cuore, metterlo in una coppa d’oro e portarlo da sua figlia. Ghismunda, ricevendo il cuore dell’amato, riempie la coppa di lacrime, circondata dalle damigelle che piangono anche loro e tentano di consolarla, anche se non conoscono il vero motivo della sua disperazione. La giovane accarezza il cuore, lo bacia, poi versa nella coppa un distillato di erbe velenose, avvicina le labbra al bordo e ne beve il contenuto. Poi si distende sul letto e attende la morte placidamente, confidando nella compagnia dell’amato nell’aldilà. La novella si conclude con il pianto di tutta la città per la fine dei due ragazzi, che, almeno nell’eterno riposo, restano uniti in un unico sepolcro.

Ghismunda, Bernardino Mei, 1650-1659

Cuore

Cuore è un brano dell’artista romano Clavdio, appartenente all’album Togliatti Boulevard, uscito nell’aprile 2019. Il testo riguarda la fine di una relazione e demolisce tutte la illusioni su cui molte storie d’amore si reggono. Sono d’impatto soprattutto le parole del ritornello:

Ho visto la tua mano strapparmi il cuore, mi sono accorto che era marrone, e non quel rosso come lo disegnavi tu

Il fatto che l’amata abbia ‘strappato il cuore’ all’io lascia pensare che la causa della rottura sia dovuta alla ragazza o che ci sia del risentimento nei suoi confronti. Tuttavia, a colpire l’ascoltatore, è il riferimento al marrone del cuore. Normalmente, quando si tratta d’amore, non si pensa al cuore vero e proprio, come muscolo, organo vivo e che manda il sangue nel nostro corpo. L’immagine a cui la mente si riferisce è quella del cuore come simbolo rosso e stilizzato, un disegno simile all’emoticon insomma e a cui oggi siamo sovraesposti. Chiarendo che il cuore di cui si sta parlando sia quello vero, il cantautore approfondisce il tema della sofferenza amorosa. La fine di un rapporto può provocare dolore fisico oltre a quello dell’anima, segna la persona nella sua totalità. La contrapposizione fra il cuore rosso e quello marrone, però, allude anche a una presa di coscienza sulla propria condizione. Scoprire di avere un cuore diverso significa anche scavare dentro di sé, forse anche ammettere di aver indossato inconsapevolmente delle maschere nella relazione e infine eliminare tutte le vane speranze sul rapporto. Nonostante il cuore in questo caso sia evocato per la fine di una storia, è evidente come per la nostra cultura sia un’icona legata alla sfera delle emozioni, delle passioni, siano esse positive o negative.

Il cuore nella cultura occidentale

Perché proprio il cuore è diventato l’emblema dell’amore? La risposta viene in parte da tempi lontani. In molti riti tradizionali, infatti, i sacerdoti sacrificavano agli dei il cuore pulsante della vittima, simbolo di energia vitale. In numerose cultura antiche cibarsi del cuore del nemico ucciso significava placare il suo spirito e assumere parte del suo coraggio. Per gli Egizi il cuore era l’organo più importante del corpo, tanto da essere posto sulla bilancia di Osiride per determinare il destino del defunto. Per Aristotele, invece, era il luogo di unione delle nostre facoltà mentali e fisiche.

Solo nella letteratura medievale, però, il cuore diventa icona dell’amore. Se non stupisce abbastanza che Ghismunda beva dalla coppa contenente il cuore dell’amato, allora bisogna leggere la Vita nova di Dante. In un passo del prosimetro, infatti, l’io in sogno vede Beatrice strappargli il cuore dal petto e mangiarlo, mentre l’organo ancora pulsa. In un’altra novella del Decameron, la nona della quarta giornata, si trova una scena pulp. In Provenza il nobile Guglielmo Rossiglione uccide Guglielmo Guardastagno, suo amico nonché amante di sua moglie. Non pago della vendetta, ne serve per cena il cuore alla consorte, che, inconsapevole, lo mangia e lo trova davvero gustoso. Dopo il macabro pasto, però, la donna apprende la verità e si suicida gettandosi da una finestra.

Visto il nostro retroterra culturale è impossibile non collegare il cuore al tema dell’amore e della sofferenza amorosa. Il motivo è fertile anche in ambito religioso, se si pensa al culto del Sacro Cuore di Gesù e a quello della Madonna Addolorata, spesso raffigurata con il cuore trafitto da pugnali. Anche se la scienza ha da tempo dimostrato che la sede delle facoltà dell’intelletto e delle emozioni è il cervello, il cuore è da secoli il simbolo dell’amore. I tempi e i codici culturali saranno cambiati, ma il sentire dell’uomo è sempre lo stesso.

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