Il cinema ci aiuta a ricordare l’olocausto e Bergson ci spiega come funziona la memoria

Oggi, 27 gennaio, si celebra la giornata della memoria in ricordo dei nefasti avvenuti durante il secondo conflitto mondiale. 

Nel corso del tempo il cinema, de la televisione e l’editoria si sono spesi in mille modi per far sì che l’essere umano non smetta di ricordare le atrocità naziste contro il popolo ebraico. Il 27 gennaio è stato scelto perché anniversario della Henri Bergson ci spiega come la memoria, anche filosoficamente parlato, è l’arma più forte che l’uomo ha a disposizione.

La signora dello zoo di Varsavia un film tratto da una storia vera

Il film è ispirato a una storia realmente accaduta narrata nel libro di Diane Ackerman Gli ebrei dello zoo di Varsavia, a sua volta basato sui diari della Żabińska. Fanno parte del cast principale Jessica Chastain, Daniel Brühl, Johan Heldenbergh e Michael McElhatton. Lo zoologo Jan Żabiński (Johan Heldenbergh) dirige lo zoo di Varsavia, con l’aiuto della moglie Antonina (Jessica Chastain) lo popola di molte specie animali rare ed esotiche e lo rende uno degli zoo più grandi ed interessanti d’Europa. Ma la guerra incombe e, nel settembre del 1939, i tedeschi invadono la Polonia. Giunto a Varsavia, il direttore dello zoo di Berlino, alto ufficiale nazista e capo zoologo di Hitler, Lutz Heck (Daniel Brühl), va subito in visita al famoso zoo della città, dove Antonina si trova casualmente sola con il figlio Ryszard. Heck trova in quel luogo due cose che lo appassionano: gli animali in gabbia e la bella moglie del direttore. Decide quindi di occuparsene pienamente e come primo provvedimento ordina di trasportare a Berlino gli animali più preziosi e uccidere tutti gli altri. La carneficina genera orrore in Antonina che, però, si rende presto conto che è meglio non contrariare l’ufficiale e i suoi piani. Fra questi progetti c’è anche quello di ospitare nello zoo l’esperimento di ricreare una specie animale simbolo del Reich: gli uri. Dopo l’inizio dei rastrellamenti per deportare gli ebrei, grazie alla copertura dell’attività nello zoo e della fiducia accordata loro dai nazisti, i due coniugi prelevano centinaia di ebrei dal ghetto di Varsavia e li nascondono nella propria casa e nelle cantine retrostanti le gabbie degli animali, fornendo loro falsi documenti, fingendo che siano operai dello zoo. Jan infatti mette in atto il suo stratagemma: raccoglie i rifiuti dal Ghetto con la scusa di dare da mangiare ai maiali e, nel portare fuori il camion, nasconde donne, uomini e bambini sotto cumuli d’immondizia, poi li scarica insieme al pattume nei tunnel dello zoo, sotto gli occhi dei soldati, e li nasconde nelle gabbie presenti nei sotterranei della casa in attesa di scappare con l’aiuto della resistenza polacca.Nel 1944, con i soldati russi alle porte, durante la rivolta di Varsavia, la città viene messa a ferro e fuoco e Jan partecipa ad azioni di guerriglia contro i nazisti: durante una di queste viene ferito e arrestato. Alla fine della guerra, la vita riprenderà il proprio corso e lo zoo sarà ricostruito.

I veri coniugi, proprietari dello zoo di Varsavia

La memoria ci aiuta a ricordare e Bergson ci spiega come farlo

La filosofia di Henri Bergson incise profondamente nella cultura del Novecento: ritroviamo elementi del suo pensiero nella filosofia di Michel Serres, Emmanuel Lévinas, Gilles Deleuze. Quasi misconosciuto agli inizi della sua carriera accademica, Bergson divenne alla fine così popolare da esser quasi identificato con il filosofo ufficiale del pensiero francese. Egli fu uno dei pochi filosofi, insieme a Bertrand Russel, Jean-Paul Sartre e Elias Canetti, a ricevere il premio Nobel (1927). Bergson viene indicato come appartenente alla corrente filosofica dello spiritualismo, che si opponeva al positivismo imperante all’inizio del XIX secolo, ma la sua filosofia è così originale che sarebbe più giusto definirla “bergsonismo” proprio per evidenziare l’impossibilità di assimilarla alle tradizionali dottrine filosofiche. La del tempo di Bergson si basa sulla sua interpretazione della memoria nella sua opera “Materia e memoria”. Già David Hume si era dedicato a questo problema concependo la memoria come il persistere attenuato della percezione iniziale, un po’ come una molla che continua a vibrare sulla spinta del primo impulso. Bergson però, nota come secondo la scienza medico-psicologica questo rapporto tra percezione e memoria non viene riscontrato. Quindi ci deve essere un diverso rapporto tra percezione e memoria. Egli ritiene che la percezione sia un ritagliare un’immagine parziale della realtà percepita che dura per l’istante della percezione e che poi viene superata da altre percezioni, ritagli, della realtà. La memoria è invece l’accumularsi, lo stratificarsi dei ricordi, duraturo e sempre interamente presente, indipendentemente dalla coscienza che si ha, e la cui dimensione temporale non è l’istante, come per le percezioni, ma la durata reale. Il tutto è rappresentabile come un cono rovesciato: l’intersezione della punta con il piano rappresenta il presente; la punta del cono è l’istante della percezione del reale; la base del cono è il passato dov’è la memoria. Come base (memoria) e punta (percezione) del cono costituiscono un tutt’uno, così il rapporto tra la percezione del reale (materia-punta del cono) e la memoria (spirito-base del cono): la presunta differenziazione di spirito e materia diviene ora un tutt’uno.

La memoria spiegata in modo scientifico e un monito al ricordo.

La memoria, scientificamente parlando, è una funzione intellettuale che si attiva fisiologicamente a seguito dell’osservazione sensibile di tracce lasciate da oggetti o da esperienze che permettono di risalire alla configurazione di una cosa o di un evento passato. La memoria può consistere anche in informazioni o impressioni depositate nella mente che tramite il ricordo possono essere richiamate, più o meno distintamente, alla consapevole spiritualità di uno o più individui come avviene nel cosiddetto “ricordo collettivo”. Ed è il ricordo collettivo che deve essere da monito alla nostra società per non dimenticare le atrocità del genocidio nazista, ovvero ciò che noi oggi, 27 gennaio, celebriamo il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata ogni anno in tutto il mondo come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto, ma non solo, a trovare la morte nei lager Nazisti sono state ben 15 milioni di persone: 6 milioni di ebrei e tra gli altri possiamo annoverare i dissidenti politici e gli omosessuali. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazione Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria. Ci sono molti modi per celebrare questo ricordo, uno tra tutti è cercare di capire perché è successo e custodire dentro noi e su carta le testimonianze di chi ha subito. Ricordiamoci sempre che nessun uomo merita di soffrire e cerchiamo di alimentare il ricordo di questi avvenimenti in modo da essere guida per le nuove generazioni affacciate su un mondo senza uscita.

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