“Il caso Spotlight” ci insegna come si fa un’inchiesta giornalistica di successo

Tutti i giorni sentiamo parlare di inchieste, ma cosa sono davvero e come si fanno? Il film capolavoro Il caso Spotlight ci viene incontro.

In televisione, in radio, sui giornali, sui social sentiamo spesso parlare di inchieste. Molte volte però questo termine rimane svincolato da spiegazioni o da reali applicazioni, quindi tendiamo a ignorarne il vero significato o, peggio, a svalutarlo. Ci sono stati diversi film, però, nella storia del cinema, a farci vedere per bene cosa significare fare un lavoro di inchiesta giornalistica. Un esempio un po’ più vecchiotto è Tutti gli uomini del presidente, che indaga il famoso caso Watergate. Uno più recente è Il caso Spotlight, che analizziamo ora insieme.

Il caso Spotlight

Non avrebbe bisogno di presentazioni, visto il suo successo planetario, ma noi gliele facciamo lo stesso. Il caso Spotlight è un film di Tom McCarthy, che vede la luce nel 2015. Nell’anno successivo ha conquistato due Oscar: quello per il miglior film e quello per la migliore sceneggiatura originale. La pellicola racconta la gigantesca inchiesta giornalistica che alcuni giornalisti del Boston Globe, appunto la squadra Spotlight, hanno messo in piedi nei primi anni 2000: denunciare gli abusi sessuali su minori da parte di alcuni membri del clero cattolico di Boston. Questo lavoro si è guadagnato il Premio Pulitzer nel 2003 e ha aperto la strada alle indagini sul giro di pedofilia nella Chiesa cattolica non solo a Boston, ma in tutti gli Stati Uniti.

Il team Spotlight

Il Boston Globe è uno dei primi quotidiani del mondo a scoprire l’importanza del giornalismo investigativo, tanto che nel 1970 costituisce all’interno della sua redazione il team Spotlight. Quest’ultimo è tuttora un gruppo che a tempo pieno si occupa di inchieste e in effetti non ha deluso: negli anni ha raccontato di numerosissimi casi di frodi, abusi, corruzione, assenteismo, malasanità e inquinamento. Nel 2002 però raggiunge la vera e propria notorietà con la sua inchiesta sugli abusi sessuali da parte dei preti del Massachussets, dove in più di 600 articoli racconta storie di religiosi, vittime e insabbiamenti. Le premesse non erano di certo incoraggianti per i giornalisti: come si può sviluppare un’inchiesta contro un’istituzione millenaria quando gli stessi lettori del Boston Globe erano per più della metà cattolici? Il modo, però, lo hanno trovato, e anche efficace, tanto che nel 2003 l’arcivescovo di Boston Bernard Francis Law si è dimesso dall’incarico dopo quasi vent’anni.

Le inchieste giornalistiche

Il giornalismo d’inchiesta si può anche chiamare investigativo, dato che implica un lavoro di approfondimento su temi che non sono conosciuti o che sono nascosti al grande pubblico, pur essendo di grande interesse e impatto sulla società tutta. Coloro che si prestano a questo tipo di mestiere lavorano sul campo, raccogliendo documenti, testimonianze e fonti per portare alla luce la verità su un evento misconosciuto o ignorato. Le storie trattate sono spesso un’esclusiva del giornale che ci ha lavorato, soprattutto grazie al grande impiego di fonti primarie effettuato. Le inchieste richiedono moltissimo tempo e risorse e solitamente hanno una dimensione morale, con una divisione fra vittime e carnefici, dando la voce alle prime.

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