All’uscita nelle sale italiane de “Il ragazzo e l’airone”, ripercorriamo in breve una parte della filmografia dello studio d’animazione più celebre del Giappone.

Dopo l’ultimo film di Hayao Miyazaki (“Si alza il vento”), tratto dal suo omonimo manga, sono passati degli anni, esattamente 9. L’uscita de “Il ragazzo e l’airone”, quindi, è stato piuttosto inaspettato. Si tratta di un film molto personale, che racconta tematiche molto importanti e personali per il regista. Con un metodo narrativo surreale, folkloristico e ambientato sempre in mondi dove la magia gioca un ruolo fondamentale ed affascinante, il maestro Miyazaki trascina il pubblico in posti maestosamente nostalgici. La storia non è totalmente originale, in quanto ispirato, ma non tratto, dal romanzo “E voi come vivrete?” di Genzaburo Yoshino. Il libro stesso appare all’interno della pellicola. Il protagonista infatti lo leggerà, in quanto oggetto lasciatogli dalla madre, con opportune note.
Questa è forse una delle caratteristiche dei film dello studio Ghibli. L’arte di saper raccontare storie magiche è ormai scontata nelle loro pellicole. La maggior parte dei film d’animazione giapponesi sono tratti da manga, alcuni da light novel o romanzi, ma molti dei film dello studio Ghibli sono solo ispirate a romanzi, cambiandone trama e personaggi per un racconto più originale e magico, come nel caso di quest’ultimo film.
1. Laputa – castello nel cielo
Il primo film che possiamo considerare appartenente allo studio Ghibli è proprio “Laputa”. Questa pellicola, uscita in Giappone del 1986, ha tutte le impronte del maestro Miyazaki, ottenendo il titolo del miglior film d’animazione in Giappone in quell’anno.
Ovviamente, la città di Laputa è un riferimento a “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift. Anche nel romanzo Laputa era una città volante, che si muoveva nel cielo. Nel film, la città è un segreto, a cui nessuno crede, se non i due ragazzi protagonisti. Si tratta di un’isola nel cielo misteriosa, dall’esistenza dubbia, se non testimoniata da una vecchia fotografia. Quando anche i due protagonisti riescono a trovarla, la trovano deserta, senza più nessun abitante, se non un gigantesco robot-giardiniere, che si prende cura degli ultimi resti della città-castello. Nel romanzo gli abitanti di Laputa si dedicano alla bellezza della musica e della matematica. Nel film la città ha un arsenale militare senza rivali, seppur mira ad una cura della sua bellezza segreta.
L’intero film è una critica alla sete di potere dell’uomo, che non guarda in faccia a nulla. Vorrebbe invece che fossero l’amore e l’amicizia a vincere. In questi termini, il racconto partito da Swift riesce ad allargarsi e portare il messaggio ancora più in alto.

2. La città incantata
Una delle pellicole più famose dello studio Ghibli è di certo “La città incantata”. La pellicola è vincitrice di un Oscar al miglior film d’animazione nel 2003, garantendosi un primato. Nessun film giapponese, infatti, aveva mai ricevuto un Academy Award fino ad allora. Inoltre la pellicola si aggiudicò anche un Orso d’oro al festival di Berlino.
Il magico racconto di questo film è ispirato al romanzo “Il meraviglioso paese oltre la nebbia” di Sachiko Kashiwaba. Anche nel romanzo la protagonista è una ragazza, che però non scompare in un mondo magico, ma passa le vacanze estive nella Valle della nebbia. Lì scopre che dovrà mantenersi da sola e quindi iniziare a lavorare. In un certo senso questo viene ripreso nel film, nel quale Chihiro (ben più giovane della protagonista del romanzo), dovrà lavorare per poter mantenere un posto all’interno della città incantata.
Rispetto al romanzo, che è si formativo e di crescita, il maestro Miyazaki aggiunge sempre il tocco magico e surreale. L’avventura viene trasposta su un piano più allegorico, dove l’ecologia e la critica alla natura dell’uomo avviene in modo più velato.

3. Il castello errante di Howl
Seppure questa pellicola prende molto di più dai romanzi a cui si ispira rispetto ai precedenti, merita di essere citata, in quanto ha garantito al maestro Miyazaki di ottenere il Leone d’oro alla carriera alla 62esima mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia.
Si tratta di un film totalmente all’interno dei concetti dello studio Ghibli. Sono presenti la magia, una protagonista carismatica, scontri su mezzi militari volanti e un’ambientazione di fine ottocento, ma in versione steampunk. Rispetto all’omonimo romanzo dell’autrice Diana Wynne Jones, alcuni personaggi non sono presenti, mentre quelli presenti non si scostano quasi per nulla nella loro caratterizzazione. Anche la storia in sé è pressoché simile. Si tratta di una storia d’amore tra Sophie e il mago Howl, che però ha subito una maledizione di cui non può far parola. La storia ha sviluppi molto più grandi e sottotrame forse spente in maniera frettolosa all’interno della pellicola, ma senz’altro non in maniera superficiale. Si capisce che nel romanzo c’è più spazio per spiegazioni ampie, ma il succo della storia si fa apprezzare, grazie ad animazioni di ambienti ed elementi realizzati in maniera maestosa.

4. I racconti di Terramare
Anche questa pellicola, come la precedente, trae molto dalla serie di romanzi a cui si ispira. Ha senso inserirlo in questa lista in quanto è il primo film diretto dal figlio del maestro, Goro Miyazaki. Probabilmente è uno dei film dello studio che ha ricevuto meno attenzioni, in quanto si scosta molto dallo stile narrativo, sia per quanto riguarda le ambientazioni, sia per quanto riguarda le tematiche e il metodo narrativo “magico”.
La realizzazione di questo film doveva avvenire bene prima del 2006, anno in cui uscì la pellicola in Giappone. Hayao Miyazaki, infatti, aveva chiesto all’autrice Ursula K. Le Guin di poter adattare i suoi romanzi del ciclo Earthsea già negli anni ’80. Al tempo, però, il nome di Miyazaki non era ancora così conosciuto, per cui l’autrice non accettò la proposta. Fu poi per la visione dell’iconico film “Il mio vicino Totoro” che l’autrice stessa chiese di nuovo al maestro di poter collaborare per la realizzazione della pellicola.
Per una serie di questioni, alla fine il maestro non poté partecipare alla realizzazione del film, ma lo fece suo figlio Goro, cogliendo l’occasione per debuttare alla regia di un film d’animazione (nonostante il padre non lo ritenesse ancora pronto). Questo rese scontenta non solo l’autrice Le Guin, ma probabilmente anche il pubblico, che non ha trovato, all’interno del film, la stessa atmosfera a cui si era abituato.

5. Arriety – il mondo segreto sotto il pavimento
Non proprio uno dei film più celebri dello studio, ma sicuramente uno in cui la tecnica e i disegni riescono a stupire meglio. Si tratta di un film ispirato questa volta non a un romanzo, ma ad una serie di racconti dell’autrice britannica Mary Norton. La serie di racconti si chiama “Borrowers”, a cui il film si ispira liberamente, creando una storia a sé stante.
Il film parla di Arriety, una ragazza facente parte di una razza chiamata prendimprestito, ovvero omini alti non più di dieci centimetri, che vivono “prendendo in prestito” ciò che gli esseri umani normali non usano più o che buttano via. Hanno la regola, però, che non devono far scoprire agli umani attorno a loro la loro esistenza. Quando infatti Arriety incontra Sho, un ragazzino malato della sua età, le cose cominciano a cambiare. I due si rendono conto di quanto il mondo stia celermente evolvendo verso un declino e di come entrambi hanno lo stesso destino. Da una parte la razza dei prendimprestito sembra destinata ad estinguersi, mentre dall’altra parte Sho ha il timore di non riuscire a superare la sua malattia.
Il film, oltre alla trama con qualche siparietto comico, è una critica enorme, ma velata, al consumismo dell’uomo. Infatti l’esistenza stessa dei prendimprestito fa risaltare all’occhio quanto gli esseri umani sia avidi, ma anche spreconi.
Il film riesce a lasciare questo messaggio, stando sempre sulla linea di una magia nostalgica, quasi malinconica, seppure questa volta non ci sia un Miyazaki alla regia. Lo stile ormai, dettato dal maestro, non appartiene più alla persona, ma allo studio Ghibli al completo.
