‘Il Bacio di Klimt’ di Emanuele Aloia ed Eugenio Montale: due concezioni dell’amore analoghe

‘Il Bacio di Klimt’, ultimo singolo di Emanuele Aloia, rappresenta un convinto parallelismo con la poetica d’amore di Montale.

Copertina del singolo ‘Il Bacio di Klimt’ (video.corriere.it)

Il brano di Emanuele si è aggiudicato ottime posizioni nelle classifiche. E’ un componimento musicale semplice, fluido ed orecchiabile ma è al contempo intriso di numerosi riferimenti letterari. “Per te giuro ho sceso forse un milione di scale” è uno di questi.

Emanuele Aloia: faccia a faccia con l’artista

Emanuele Aloia è il nuovo fenomeno teen emergente nel panorama musicale. Classe ’98, torinese, pubblica le proprie canzoni su YouTube sin dall’età di 13 anni. Raggiunge il grande pubblico nel 2019 esordendo con il singolo ‘I Girasoli’.‘I Girasoli’ consegue il traguardo di 15 milioni di visualizzazioni streaming e deve il proprio successo anche alla spinta data dalla piattaforma social ‘Tik Tok’.

Dopo l’uscita del singolo ‘Sempre’ a febbraio 2020, Emanuele torna sulla scena musicale ad Aprile con ‘Il Bacio di Klimt’. Il pezzo ha un immediato successo: è decimo nella ‘Top 50 – Italia’ di Spotify, decimo nella ‘Top 100 – Italia’ su Apple Music e diviene il brano italiano più condiviso su Tik Tok.

Come dichiara l’artista, ‘Il Bacio di Klimt’ nasce in modo spontaneo e naturale, niente è costruito in maniera forzata. I rimandi letterari ed artistici stessi presenti nel testo sono frutto della passione e del bagaglio culturale acquisito da Emanuele al liceo linguistico. Vengono citati Klimt nel titolo, Cezannè in riferimento al suo uso impressionista di colori e forme, l’arte di Degas, I Girasoli di Van Gogh, I fiori del male di Baudelaire ed, infine, il poeta Eugenio Montale con il verso ‘Per te giuro ho sceso forse un milione di scale’.

Eugenio Montale (artspecialday.com)

L’arte è eterna, l’amore è transitorio

Il testo parla di sentimenti e descrive un amore puro, ma travolgente, un amore ‘unico’ e che ‘ruba l’anima’. Un primo ascolto pare suggerire la rappresentazione di un sentimento che un qualsiasi ragazzo di vent’anni oggi può rivivere, ma in realtà il disegno è assai più colorito di così. Difatti, viene celebrata la potenza del sentimento tramite ricorrenti richiami all’arte. Come un’opera d’arte, anche la condizione d’amore veicola emozioni profonde ed intense.

Dall’altra parte, però, si percepisce chiaramente il timore che questo amore possa tramontare, tra le strofe, più volte viene ripreso il verso ‘se vuoi restare oppure andare via‘. Il cuore della canzone si rivela proprio in questo passaggio. Il cantautore è consapevole che il sentimento, tanto penetrante quanto fuggevole, non perdura in eterno, l’arte sì. ‘Siamo eterni come il Bacio di Klimt’ è il verso con cui Emanuele rivendica e fissa l’immortalità del sentimento, esattamente come le forme e i colori di un dipinto, fissati sulla tela, hanno il privilegio di essere apprezzati in eterno.

 

Le due concezioni dell’amore a confronto

L’amore non dà certezze ed Eugenio Montale lo sapeva bene. Già nel 1939 compare, nella raccolta di poesie ‘Le occasioni’, il componimento ‘La casa dei doganieri’. Nella lirica la sensazione di precarietà fa da padrona e numerose sono le immagini che la evocano. ‘Un filo s’addipana’ e  ‘Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana – la casa e in cima al tetto la banderuola – affumicata gira senza pietà’ sono le principali espressioni che illustrano quanto per Montale l’amore rappresenti uno stato che può sfumare facilmente. In particolar modo Montale teme di perdere il ricordo dell’amore e della donna amata, in tal caso Anna degli Uberti o ‘Arletta’. Come Montale anche il cantante esprime il timore di essere abbandonato, di ritrovarsi solo, sommerso dai propri ricordi, privato della compagna. Per Emanuele, infatti, le emozioni percepite in amore sono ‘piogge di ricordi che non passerà’, emozioni che resteranno eternamente vivide nella memoria poiché per la ragazza amata ‘anche tra mille anni sarà ancora qui’.

Il declino dell’amore per i due artisti significherebbe cadere in uno stato di solitudine, arrestarsi nel passato, restare soffocati dalle memorie concepite da un sentimento così intenso. E’, difatti, la solitudine la tematica sulla quale i due insistono maggiormente. Tale condizione si realizza nella vita di Montale quando muore la moglie, Drusilla Tanzi, o ‘Mosca’, come testimoniato dalla lirica ‘Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale’. Dopo anni trascorsi fianco a fianco, superando i ‘gradini’ della vita insieme, Montale si trova ora in totale solitudine e percepisce ‘il vuoto ad ogni gradino’. Procedere diviene più difficoltoso, adesso le uniche ‘pupille’ di cui può servirsi sono le proprie poiché quelle della moglie, più capaci di ‘vedere’ e di penetrare le cose delle sue, non sono più lì a guidarlo nel viaggio della vita. Emanuele Aloia avverte la medesima sensazione di smarrimento del Poeta. Entrambi si vedono ora costretti a proseguire da soli, facendo affidamento esclusivamente sulle proprie forze. Il rischio di cadere ora è maggiore, di questo Emanuele ne è ben consapevole,  per questo nel testo della canzone compare il verso ‘afferrami la mano prima di cadere’.

E così la visione, i timori e la forza dell’amore di Montale ed Emanuele sono fortemente affini, tuttavia il giovane cantautore ci tiene a chiarire la scelta dell’espressione ‘per te giuro ho sceso forse un milione di scale’: “Ho aggiunto quel ‘forse’ perché l’amore di un ventenne non può essere l’amore che ha provato Montale per la moglie, è un riferimento sentito ad una delle più belle poesie italiane che però con quel dubbio rispetta la grandezza di quell’opera e di quell’amore così grande“.

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