Il Superuovo

Il 3 ottobre è l’anniversario della battaglia di Filippi: lo scontro epocale che vendicò Cesare

Il 3 ottobre è l’anniversario della battaglia di Filippi: lo scontro epocale che vendicò Cesare

Ucciso Cesare nelle Idi di Marzo, Bruto e Cassio fuggono in Oriente: è qui che vengono inseguiti e sconfitti. 

La scomparsa di Cesare inaugura un periodo di instabilità politica: a contendersi il potere sono da una parte  i suoi uccisori, alleati del Senato, e dall’altra gli uomini a lui più vicini, Ottaviano – suo erede – e Marco Antonio.

L’antefatto

La battaglia di Filippi (3 – 23 ottobre 42 a.C.) rappresenta l’atto conclusivo di quella che potremmo definire una vera e propria  caccia ai cesaricidiL’uccisione di Cesare durante le Idi di Marzo (15 marzo 44 a.C.), di fatto, costituisce l’inizio di un periodo altrettanto complicato per la storia romana: si passa, infatti, dall’egemonia politica cesariana ad una complicata partita a scacchi tra i suoi potenziali eredi: Marco Antonio, suo braccio destro, e Ottaviano, suo figlio adottivo, uniti però nel vendicare il proprio mentore.  Il giorno successivo alla morte del dittatore, Marco Antonio compie il primo passo verso una demonizzazione generalizzata degli assassini: espone al popolo la toga insanguinata di Cesare  e ne legge pubblicamente il testamento – tra l’altro anche incassando un durissimo colpo nello scoprire di non essere l’erede designato alla sua successione (si trattava, appunto, di Ottaviano). Da questo momento in poi parte in tutta Roma la ricerca dei congiurati, molti dei quali si rinchiudono in casa per evitare il linciaggio della folla, che, del resto, comincia a richiedere anche la divinizzazione dello stesso Cesare. Comprendendo, quindi, di avere il coltello dalla parte del manico, Marco Antonio decide di accettare la mediazione di Cicerone e dunque di amnistiare i cesaricidi. Atto, questo, di fatto clamoroso, essendo Antonio uno tra i collaboratori più stretti di Cesare; di contro, però, la mossa si rivela essenziale al fine di prendere il controllo di Roma, anche considerando le difficoltà numeriche di Antonio in Senato. Il generale, infatti, ottiene in cambio della sua clemenza non solo  l’allontanamento degli uccisori da Roma, ma anche la garanzia del mantenimento degli acta Caesaris, nient’altro che  l’insieme dei provvedimenti politici adottati da Cesare durante i suoi mandati da console e da dittatore. Nella situazione di maggior prestigio, però, iniziano le difficoltà per Marco Antonio, più in particolare a causa delle ambiguità nel rapporto con Ottaviano, giunto finalmente a Roma.

I triumviri contro Bruto e Cassio

Il rapporto tra i due eredi di Cesare, quindi, fatica  a decollare, soprattutto per via della non chiara posizione di Ottaviano, che inizialmente si schiera a sorpresa col Senato in funzione anti-antoniana, al punto da combattere contro di lui nella cosiddetta guerra di Modena (43 a.C.). Non soddisfatto, però, dell’appoggio senatorio, Ottaviano cambia fazione e raggiunge un accordo con Antonio e il cesariano Lepido, formalizzando, dopo aver preso il controllo dell’Urbe, il secondo triumvirato: questa volta non un accordo privato come il primo (tra Cesare, Pompeo e Crasso), bensì una vera e propria nuova magistratura (triumviri rei publicae consituendae). Spartiti i  territori da amministrare e fatta piazza pulita dell’opposizione senatoria con delle liste di proscrizione su modello sillano (che annoverano Cicerone tra le vittime più illustri), i triumviri si dedicano alla loro prima grande missione: l’uccisione dei cesaricidi.

La spedizione dei triumviri in Oriente – là dove si erano rifugiati i nemici, dopo l’allontanamento forzato da Roma del 44 – vede impegnati Ottaviano e Antonio, a differenza di Lepido, lasciato in Italia in controllo della situazione. Bruto e Cassio, nei due anni intercorsi tra la morte di Cesare e l’intervento dei triumviri, egemonizzano la situazione politica orientale, di fatto distaccandosi dal controllo centrale: la guerra ai loro danni, dunque, costituisce – se vogliamo – il tentativo dei triumviri di riconquistare le  province ad est.  Lo scontro tra questi e i cesaricidi avviene tra il 3 e il 23 ottobre del 42 a.C. presso Filippi, in Tracia. Meglio posizionati, Bruto e Cassio adottano una tattica attendista, cercando di attirare il nemico e di sorprenderlo in seguito con un rapido contrattacco: questo è di fatto l’espediente utilizzato da Bruto, che sbaraglia le truppe di Ottaviano. Tuttavia, spintosi troppo in avanti verso le posizioni nemiche e perso ogni contatto con Cassio, viene considerato da quest’ultimo come disperso o addirittura morto. Temendo il peggio, quindi, Cassio si uccide, incalzato dal vero vincitore della battaglia: Marco Antonio. È sempre lui, infatti, a sconfiggere definitivamente anche le forze di Bruto, anch’esso suicida prima di essere raggiunto dal nemico.

Epilogo e conseguenze

Vendicata finalmente la morte di Cesare, i triumviri riorganizzano le proprie zone di influenza, con una palese prominenza delle posizioni di Ottaviano e Marco Antonio, i vincitori della guerra. Tuttavia è bene specificare che agli occhi dell’opinione pubblica è il solo Ottaviano ad essere considerato l’eroe dell’impresa orientale: forte della sua fama di divi filius ( figlio del dio, titolo effettivamente calzante a seguito della divinizzazione di Cesare finalmente raggiunta nel 42), il giovane riesce a catalizzare su di sé i meriti di una vittoria che, paradossalmente, era stata frutto non tanto del suo impegno, quanto di quello del suo collega triumviro. Da un quadro simile, quindi, emerge la scelta del popolo di mettere da parte Marco Antonio, il quale, comunque, trova consolazione nell’indisturbata amministrazione dell’Oriente da lui riconquistato, e, contestualmente nel rafforzamento dei rapporti con la regina egiziana Cleopatra. Possiamo quindi concludere che la guerra ai cesaricidi rappresenta solo un’altra tappa del lunghissimo e logorante processo di disgregazione della Repubblica e delle sue istituzioni, che, però, raggiunge la sua acme  proprio con il dualismo Ottaviano-Marco Antonio e la successiva affermazione del primo a seguito della battaglia di Azio (31 a.C.). 

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