Il Superuovo

Il 12 ottobre 1896 nacque Eugenio Montale: vediamo 3 delle sue poesie meno conosciute

Il 12 ottobre 1896 nacque Eugenio Montale: vediamo 3 delle sue poesie meno conosciute

Eugenio Montale è stato uno dei più grandi poeti del Novecento, vincitore del premio Nobel per la letteratura. Il poeta dell’animo tormentato dell’uomo novecentesco, intrappolato nel vuoto dell’insensata esistenza, angosciato dal male di vivere e in attesa di essere colmato da un attimo di vita vera.

È proprio questo clima di attesa sospesa di una rivelazione che permea la sua raccolta “Le occasioni”, del 1939. Veglia di un’epifania che possa per un solo attimo rivelare la verità, e liberare, anche se solo fugacemente, l’individuo dalla prigione del tempio. In ricorrenza del giorno della sua nascita, il 12 ottobre 1896, vediamo alcune poesie fra le meno conosciute da questa raccolta.

1.”Il carnevale di Gerti”: la misera illusione di fermare il tempo

La fuga incomprensibile e incontrovertibile del tempo è al centro dello struggente componimento “Il carnevale di Gerti”. Gerti, ovvero Gertruden Frankl, era un’amica di Eugenio Montale ed è la protagonista di questa poesia. Immersa in un’atmosfera irreale e quasi fiabesca la donna attraversa la città di Firenze osservando i vari e allegri festeggiamenti di carnevale. In questo incanto festoso s’inserisce il ricordo di un “rito magico” svolto al precedente capodanno. Gerti, secondo un’usanza nordica, aveva infatti fuso del piombo per poi osservarne gli arzigogolati percorsi e leggere così il futuro dei propri amici. Con quel “sortilegio” era forse riuscita per un istante a sospendere il tempo e a vederlo dipanarsi innocuo nelle sue molteplici possibilità. Nella rarefatta e sognante visione ad un certo punto prende il sopravvento il reale, triste, sconsolato e segnato dai ricordi, amari perché impossibili da rivivere. In un asfissiante susseguirsi di periodi viene chiarificata l’impotenza nell’arrestare il precipitare dei giorni che sgretolano l’esistenza e allo stesso tempo la incastrano in un eterno ritorno dell’eguale. Niente può interrompere questo opprimente meccanismo se non i “disguidi del possibile”, salvezza non duratura e insufficiente da una realtà senza scampo.

Ritorna
là fra i morti balocchi ove è negato
pur morire; e col tempo che ti batte
al polso e all’esistenza ti ridona,
tra le mura pesanti che non s’aprono
al gorgo degli umani affaticato,
torna alla via dove con te intristisco,
quella che additò un piombo raggelato
alle mie, alle tue sere:
torna alle primavere che non fioriscono.

2.”Lo sai debbo riperderti e non posso”: senza l’amata è l’inferno

Lo sai: debbo riperderti e non posso” è l’incipit  del primo componimento della seconda sezione della raccolta, intitolata “Mottetti”. Il poeta fin dall’inizio apre un dialogo con la donna amata dalla quale è costretto a separarsi ancora una volta, ma non può sopportare l’ennesimo distacco. Egli è sfinito, non riesce ad accontentarsi di questo continuo andirivieni ed incrociarsi breve di vite, ha bisogno di lei. In questa condizione di assenza e mancanza, l’io lirico si sente vittima di ciò che lo circonda, persino le brezza marina sembra essergli ostile e colpirlo come fosse un bersaglio. Nella città, che assume caratteristiche tetre e spaventose, la condizione infernale è assoluta. Infatti la ricerca di un segno salvifico della sua ‘donna angelo’ è destinata al fallimento e, senza questa manifestazione ‘soprannaturale’, non c’è possibilità di sfuggire al tremendo ed inospitale scenario cittadino.

Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch’ebbi in grazia
da te.
E l’inferno è certo.

3.”Ti libero la fronte dai ghiaccioli”: la donna angelo

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

La visione della donna-angelo, ispirata alla figura reale di Irma Brandeis, domina questa poesia dai chiari richiami stilnovistici. Il poeta si trova in una stanza con la propria donna, stremata per il viaggio compiuto dal cielo alla terra, o meglio da oltreoceano dove Irma si era stabilita. Ha la fronte ricoperta di ghiaccio e le ali completamente a brandelli a causa delle terribili tempeste che ha dovuto oltrepassare per ricongiungersi a Montale. La fatica e il peso di questo periglioso ed estenuante viaggio la condannano ad un riposo inquieto e intermittente, sul quale veglia teneramente e in religioso silenzio il poeta. All’esterno la vita procede regolarmente nell’anonimato di tutte le cose e nel freddo inverno già a mezzogiorno si allungano le ombre. Il monotono scorrere del tempo e lo statico paesaggio sono congelati nell’inconsapevolezza del momento mistico e straordinario che sta avvenendo nel piccolo interno domestico.

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