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Dall’Iliade al film “Troy”: ecco come la sessualità di Achille si è trasformata nei secoli

Dall’Iliade al film “Troy”: ecco come la sessualità di Achille si è trasformata nei secoli

L’amore tragico fra Achille e Patroclo è uno dei racconti greci più struggenti, molto diverso dalla passione eterosessuale narrata in “Troy” fra l’eroe e Briseide. Quanto conosciamo della versione originale?

Figura 2: Achille interpretato da Brad Pitt in “Troy”, 2004

Nel film moderno Achille (Brad Pitt) vive un’impetuosa passione con Briseide (Rose Byrne), sua prigioniera nonché cugina del principe Ettore. L’Iliade presenta tutt’altra trama: la donna per l’eroe non significava altro che un bottino di guerra che provasse il suo valore.

ACHILLE NELL’ILIADE: IL MOTIVO DEL LITIGIO CON AGAMENNONE PER BRISEIDE

A differenza di quanto avviene nel film il più valoroso degli eroi greci non era affatto innamorato della sua schiava, peraltro non appartenente alla famiglia reale di Troia bensì di origini contadine. Colei che invece proveniva dalla nobiltà troiana era la serva Criseide, figlia del sacerdote di Apollo e bottino di guerra di Agamennone. Fu proprio Crise, padre di questa fanciulla, a presentarsi al campo degli Achei con la richiesta di avere indietro la figlia in cambio di un ricco bottino. L’arroganza di Agamennone, il quale rifiutò la proposta, provocò l’ira del sacerdote che, invocando vendetta contro gli invasori, venne ascoltato da Apollo. Questi decise di punire l’esercito greco con una terribile pestilenza. Accortosi della colpa di Agamennone grazie al suo legame con la madre Teti, Achille esortò dunque il re dell’esercito a espiare le sue colpe restituendo la fanciulla. Agamennone acconsentì ma, offeso per la mancanza di rispetto mostrata dall’eroe, in cambio pretese per sé Briseide, al fine di punire l’arroganza di Achille. Togliendo il bottino di guerra al Pelide, infatti, Agamennone lanciava un forte messaggio al figlio di Teti e a tutti gli Achei: il valore di Achille non era stato riconosciuto, anzi, era stato da lui sottratto proprio in qualità di capo dell’esercito greco. La rabbia dell’eroe quindi scaturì dal suo orgoglio ferito e non da un impeto d’ira causato dal suo amore verso Briseide: anzi, questi non tentò neanche di recuperarla con la forza, cosa che forse ci saremmo aspettati dal più forte degli eroi greci in caso di uno sconvolgimento emotivo dettato dall’eros (che difatti si avrà, non a caso, con la morte di Patroclo). Proprio perché il re di Argo e Micene lo aveva disconosciuto come guerriero, quindi, si rifiutò di combattere fino a che lo stesso Agamennone non gli avesse chiesto perdono, implorandolo di tornare sul campo di battaglia. Come si può sottolineare anche in merito a tale decisione, quindi, il rientrare in possedimento di Briseide non era importante per Achille.

Figura 3: statua di Achille in Hyde Park, Londra

L’AMORE PER PATROCLO: UNA PASSIONE OLTRE LA MORTE

Omero nel descrivere il rapporto fra i due eroi asserisce che per Achille Patroclo non è solo un hetairos, ossia un compagno d’arme, ma anche di gran lunga il più philos, termine che denota l’amore che lega due amanti e amici. Proprio questo amore spingerà Achille a riprendere le armi contro i Troiani, nonostante il suo giuramento fatto ad Agamennone, nel nome di Patroclo: tutto ciò che contava era vendicare l’uccisione del suo compagno. Non è un caso se uno dei momenti più drammatici dell’intera opera è proprio quando l’eroe scopre della morte dell’amante: non appena saputa la notizia Achille comincia a cospargersi il capo di cenere e a piangere, buttandosi per terra e strappandosi i capelli. Tutti comportamenti che, è curioso notare, erano tipici della donna greca nel momento di lutto. Molti hanno infatti notato l’analogia tra questi comportamenti e quelli di Andromaca, moglie di Ettore, davanti al cadavere del marito ucciso da Achille per vendicare Patroclo. Solo dopo aver placato la sua furia vendicandosi dell’assassino di Patroclo, dichiara infatti l’eroe, potrà infine giacere con lui nella stessa fossa, desiderando di rimanere unito a lui per l’eternità così come lo erano stati durante la vita. A nulla servirà l’intervento della madre Teti che, nel tentativo di consolarlo, lo esorta a prendere moglie compiendo così il suo dovere sociale: un invito, quindi, ad abbandonare la fase omosessuale (tipica dei greci durante l’adolescenza) per assumere il ruolo virile con una donna una volta divenuto adulto. Momento giunto ormai da molto per l’eroe, che per amore di Patroclo tuttavia aveva respinto, senza mutare affatto il suo comportamento nei suoi confronti e rifiutandosi di prendere moglie.

Era quindi del tutto normale per i greci del V e IV secolo a.C. avere relazioni omosessuali, chiamate col nome di pederastia. La coppia era composta dall’eromenos, il ragazzo più giovane, bello e coraggioso (identificato da Omero con Achille, dominante nella coppia proprio in quanto migliore fra i guerrieri) e l’erastès, più adulto (anche se non di molto in questo caso), rappresentato da Patroclo, con il ruolo di educare l’eromenos. Non v’era dubbio per i greci del legame presente fra i due, tanto che persino alcuni tra gli autori antichi di maggior importanza quali Platone, Eschilo ed Eschine confermano il rapporto fra Patroclo e Achille nelle loro opere; per tutto il periodo ellenistico e romano i due vengono rappresentati e pensati come amanti.

Figura 4: Achille e il corpo di Patroclo, di Nikolaj Ge

LA  SCELTA DI “TROY”: GLI ERRORI DEL FILM

Com’è possibile, dunque, che una delle storie d’amore più belle e tragiche della letteratura classica sia andata distrutta nel corso dei secoli? La ragione è da ritrovare nella tradizione post-classica: gli scrittori medievali cristiani non fanno menzione della relazione omoerotica fra i due; la norma ben presto vide Achille divenire un eroe pienamente eterosessuale, legato a Patroclo solamente da un legame di amicizia. L’ideale del più bello e forte fra i guerrieri greci si rafforzò sempre più, sino a che si giunse alla convinzione che che tali aspetti dovevano essere per forza incarnati da un uomo virile e quindi, a causa della forte omofobia dell’epoca, attratto unicamente dalle donne.

Solamente nel 1600 si ricominciò a considerare un legame che superava l’amicizia: Shakespeare ad esempio in “Troilo e Cressida” rappresenta i due come amanti. Nonostante questa riscoperta della vera storia raccontata nell’Iliade la credenza popolare fu per secoli improntata fortemente alla nuova versione creatasi con la fine dell’epoca classica, fino a giungere persino ai giorni nostri.

Anche nel film “Troy”, infatti, si ha un rapporto del tutto diverso rispetto all’originale fra Patroclo, qui rappresentato come cugino di Achille, e l’eroe stesso, fortemente protettivo nei confronti del suo allievo (peraltro più giovane di lui) e nulla più. Lo stesso avvenimento di Briseide viene modificato profondamente: con la scelta registica di togliere gli dei (esclusa Teti) dalla narrazione non era più possibile rappresentare l’episodio di Criseide. Qui dunque Agamennone si appropria della schiava di Achille mosso da un mero desiderio sessuale, come capriccio e flebile punizione per i comportamenti ribelli dell’eroe. Questi si riappropria poi della propria schiava con cui comincia una storia d’amore talmente appassionata che lo porterà a morire proprio per lei durante la presa di Troia. Siamo quindi ormai lontani dalla trama dell’opera originale, riscritta interamente in chiave moderna senza rispettare molteplici elementi di trama e inventandone altri ex novo.

Possiamo quindi concludere tentando di esaminare con occhio critico la matrice di questo cambiamento, cercando di andare oltre i pregiudizi legati allo stereotipo del guerriero virile eterosessuale, al fine di riscoprire un nuovo volto di Achille. Un eroe coraggioso e spietato, certo, ma profondamente innamorato di un giovane dall’animo gentile con cui restò unito da un meraviglioso legame per tutta la vita e, con la scelta di essere seppellito assieme a lui, anche per tutta l’eternità nella morte.

Il mito della leggendaria Troia al British Museum - Il Sole 24 ORE
Figura 5: Achille ferito, British Museum.

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