Il Superuovo

Ian Fleming e l’operazione “Mincemeat”: scopriamo la vera genesi dell’agente 007

Ian Fleming e l’operazione “Mincemeat”: scopriamo la vera genesi dell’agente 007

“No time to die”, il nuovo film di James Bond, sarà da domani in tutti i cinema italiani. Tutti conosciamo 007, ma cosa ha ispirato la penna di Fleming nella creazione dell’agente segreto più famoso di sempre?

James Bond, la spia per antonomasia, nasce nel 1953 dalla mente di Ian Fleming. Ma la passione per gli intrighi dello scrittore britannico ha radici più profonde, che affondano ai tempi della seconda guerra mondiale. Durante gli anni del conflitto, Fleming, giovane capitano della Royal Navy, si distinguerà per la sua abilità in materia di spionaggio ed inganni. Insieme ai colleghi del Naval Intelligence ideerà alcune delle più eclatanti operazioni di spionaggio mai concepite.

Ian Fleming, soldato e scrittore

Il primo contatto di Ian Fleming con l’esercito risale al 1939, se escludiamo la breve e infruttuosa esperienza all’accademia militare di Sandhurtst. L’Inghilterra già da qualche mese combatte contro l’esercito nazista: è cominciata la seconda guerra mondiale. Caso vuole che il giovane Fleming, nato da famiglia aristocratica, durante il suo servizio nella Royal Navy viene preso in particolare simpatia dall’allora Ammiraglio John Godfrey. Godfrey comanda il Servizio Informazioni della marina e dirige tutte le operazioni di intelligence svolte dagli agenti di Sua Maestà. Fleming fin da subito si mette in mostra per le sue capacità di ufficiale e dopo pochi mesi viene promosso a Capitano di Corvetta. Ma c’è una cosa di lui che l’Ammiraglio apprezza in particolare: la capacità di utilizzare le tecniche di inganno, manipolazione e disinformazione in ambito bellico. Probabilmente, sarà proprio questa sua propensione per gli intrighi unità all’esperienza militare a dargli l’ispirazione per i racconti dell’agente 007. I suoi piani rocamboleschi e fantasiosi permetteranno ai servizi segreti britannici di raggiungere obbiettivi vitali durante lo svolgimento del conflitto. Basti pensare all’ideazione dell’operazione Ruthless, escogitata per ottenere i codici della macchina cifrante Enigma. Ma questa, è un altra storia…

1943: Operazione Mincemeat

Attribuire una reale paternità all’operazione Mincemeat è difficile. Ufficialmente il piano fu proposto dal Capitano Ewen Montagu, tuttavia possiamo affermare con relativa sicurezza che era già stato utilizzato con successo dal gruppo in cui Fleming operava.  Ma torniamo a noi. É il 1943, si combatte da quasi quattro anni e i nazisti sono in rotta in tutto il Nord Africa. I tempi sono maturi per gli alleati, che progettano una grande invasione nel sud dell’Italia. Gli agenti di Hitler sono all’erta, e al servizio segreto tedesco non sfugge niente, si teme che il bersaglio dello sbarco sia la Sicilia. Tuttavia, nella primavera del ’43 accade qualcosa: un peschereccio spagnolo recupera un cadavere in uniforme inglese, alla deriva nel mare. La salma viene esaminata dai servizi segreti spagnoli,  apprendono che si tratta del Maggiore William Martin e in tutta fretta fanno recapitare i documenti trovati addosso al cadavere all’Abwehr. Nella cartellina del Maggiore Martin trovano una lettera dalla fidanzata Pam, un sollecito da parte della Lloyds Bank di Londra e due importanti missive di carattere riservato, provenienti direttamente dall’alto ammiragliato britannico. Esaminate le carte, i tedeschi non hanno più dubbi: gli alleati non sbarcheranno in Sicilia, come pensavano, ma in Grecia. Il Fuhrer allora decide di far confluire in tutta fretta la maggior parte delle forze in suo possesso sulle coste greche e si prepara a resistere. La mattina del 9 luglio i primi mezzi da sbarco appaiono all’orizzonte, ma dall’altra parte del Mediterraneo, lontani dall’Egeo: gli anglo-americani sono in Sicilia, è iniziata l’operazione Husky. I documenti trovati al Maggiore Martin erano falsi, realizzati ad hoc per far credere all’intelligence nazista il contrario di tutto. Grazia all’operazione Mincemeat e al genio creativo del Naval Service inglese, con l’inganno, fu possibile ribaltare le sorti della guerra e sferrare un duro colpo agli eserciti dell’Asse.

Dopo la guerra

Tornato a casa, Fleming, continua ad esercitare la sua vecchia professione di giornalista. Lavora per più di dieci anni, dal 1945 al ’59, al The Sunday Times, intervallando l’attività di cronista a quella di romanziere. Proprio in questi anni nascono i più celebri e iconici racconti di 007: Casino Royale, From Russia with Love, Goldfinger e molti altri. Tuttavia, è interessante notare come queste opere, al tempo della pubblicazione, non ebbero mai particolare risalto tra il pubblico e la critica. A dire il vero, la fama, per Ian Fleming arriverà solo dopo l’uscita del primo dei tanti film ispirati ai suoi racconti. É il 1962 e Sean Connery interpreta Bond in Agente 007 – Licenza di uccidere: è un successo, il film sbanca i botteghini e rende iconica la frase “Bond, James Bond.”. Ian Fleming godrà per poco del successo acquisito, morirà nel 1964, all’età di 56 anni, per un infarto. Il personaggio da lui creato, la spia in smoking, diventerà un mito del grande schermo, ma l’incredibile vita del Capitano Fleming ci insegna che a volte la realtà supera anche la finzione.

 

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