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I trenta denari di Giuda in “Risen”: la conservazione delle monete romane nei secoli

I trenta denari di Giuda Iscariota sono, con molta probabilità, le monete di epoca romana più famose al mondo.  Sappiamo com’erano o sarebbero potute essere? Hanno resistito al trascorrere dei secoli?

“Cattura di Cristo”, Caravaggio, olio su tela, Galleria nazionale d’Irlanda, Dublino

Secondo il Nuovo Testamento, Giuda Iscariota si lasciò corrompere dai sommi sacerdoti con un pagamento di trenta denari. Una sera, mentre Gesù pregava nell’orto del Getsemani, il traditore gli si avvicinò e lo baciò, a quel segnale un gruppo di uomini si avvicinò e lo arrestò. Cosa sappiamo, oggi, delle monete di cui narra il Vangelo e che ricompaiono in tutti i film incentrati sul periodo romano?

“Risen”, la monetazione romana al cinema

Il film “Risen” si apre con la Crocifissione di Gesù e si incentra completamente sulle azioni messe in atto da Ponzio Pilato, tramite i suoi legionari, per evitare che i suoi seguaci ne trafugassero il corpo. Clavio, tribuno militare, e Lucio devono successivamente indagare sulla sparizione della salma e ritrovarla per poter dimostrare la falsità della natura divina del defunto. Nel corso della proiezione si notano spesso scambi monetari volti al commercio ed a tentativi di corruzione da parte dei legionari. Ci troviamo, storicamente, in epoca Augustea e, cosa importante, nel periodo successivo alla riforma monetaria di Augusto. Le monete romane erano, quindi, suddivise in: aurei, quinari aurei, denari, quinari, sesterzi, dupondi, asse, semiasse e quadrante (in ordine discendente).

Scena dal film “Risen” di Kevin Reynolds, 2016

I trenta denari di Giuda

Parlando della corruzione di Giuda, ci troviamo ad avere a che fare con un conio, in particolare, della monetazione di Augusto: il denario.
Il denario o denaro era, quasi certamente, la moneta più diffusa nell’Impero Romano, era coniata completamente in argento e, a quanto sappiamo, aveva il valore di 10 assi.
Durante il periodo di maggiore fioritura dell’Impero, sia le monete d’oro che quelle d’argento erano coniate utilizzando oro ed argento il più puri possibile, ma con l’avanzare delle difficoltà economiche si optò per soluzioni più economiche. Molte monete iniziarono ad essere forgiate con un’anima in metallo meno nobile e solo esternamente venivano rivestite con oro, tramite un processo simile alla granulazione, ed argento.
Un altro metodo molto utilizzato fu quello della “rimarchiatura”: alla morte dell’imperatore, il successore ritirava le monete, le rifondeva superficialmente ed apponeva il proprio sigillo o la propria effige.

Augusto con Agrippa – 27 a.C.- 14 d.C., Denario

Un’involontaria rete di tracciamento

I metodi di estrazione e lavorazione dei metalli, all’epoca dei Romani, erano abbastanza evoluti, ma non quanto bastava per riuscire a creare dei prodotti puri. Ogni sito di estrazione ha delle peculiarità dettate dalla zona in cui si trova e dai processi che hanno portato alla sua formazione. All’interno di metalli preziosi molto utilizzati, come oro ed argento, è comune trovare tracce di elementi del gruppo dei platinoidi che in antichità erano sconosciuti. Trattandosi di percentuali infinitesimali rispetto all’intero campione, fino a pochi anni fa erano poco considerati. In tempi più recenti, però, si è riusciti a sfruttare la loro presenza per “tracciare” l’origine dei manufatti e le loro movimentazioni. Il problema più grande è che questo tipo di indagine è particolarmente invasiva e prevede diverse fasi: prelievo di un campione dal manufatto, solubilizzazione dello stesso tramite adeguati solventi, analisi della soluzione con uno spettrometro ICP-MS che scinde le lunghezze d’onda di tutti gli elementi in soluzione.

Rodio

L’utilità del Piombo

Un altro metodo efficiente per il tracciamento delle monete, soprattutto se risalenti agli ultimi secoli dell’Impero, è l’utilizzo dei quattro isotopi del piombo. Anche questo è un tipo di analisi invasiva: va prelevato un campione che sarà poi distrutto nel processo di analisi. Tali misurazioni vengono effettuate in camere con atmosfera controllata poiché sono presenti minuscole quantità di piombo in atmosfera che potrebbero alterare i dati. La misurazione del rapporto isotopico e delle sue variazioni consente al tecnico di individuare delle macroaree di provenienza del metallo. Combinando secondo schemi calcolati gli isotopi del piombo si riescono ad ottenere dei diagrammi precisi. Tramite questi ultimi si possono tracciare mappe dei siti di approvvigionamento del metallo oggetto di studio. Avendo un tempo di dimezzamento molto lungo il piombo è, però, poco utilizzato per la datazione dei reperti.

Sistema monetario romano, by Sailko

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