I telescopi hanno catturato la cometa Borisov proveniente dagli estremi del Sistema Solare

Molti telescopi terrestri e spaziali studiano la cometa Borisov e iniziano ad emergere i primi risultati sulle peculiarità della seconda turista interstellare.

È stata individuata dall’astrofilo ucraino Gennadiy Borisov, e ben presto se ne è accertata la provenienza dallo Spazio profondo: è stato mostrato senza ombra di dubbi che l’oggetto arriva da ben oltre la nube di Oort.

Dubbi sulla provenienza

Un gruppo di astronomi diretto da Julia de León ha usato il più grande telescopio al mondo, il GranTeCan, per ottenere uno spettro visibile della cometa, che in parte sembra somigliare allo spettro delle comete del Sistema Solare. Il gruppo ha anche disegnato l’orbita della Borisov, calcolando che la cometa è entrata nel Sistema Solare dalla direzione delle costellazione di Cassiopea alla velocità di 33,8 chilometri al secondo. Un altro team di astronomi, coordinato da Piotr Dybczynski, ha ipotizzato che la Borisov sia arrivata da Kruger 60, un sistema binario a circa 13/15 anni luce dalla Terra. Con l’avvicinarsi al Sole, la cometa è diventata più luminosa e il suo nucleo ha iniziato a emettere molta polvere veicolata da fenomeni di sublimazione. Nei gas sono state rilevate molecole di cianogeno (CN), un cianuro formato da carbonio e azoto abbastanza comune nelle comete, e carbonio diatomico (o molecolare, C2). Il rapporto fra questi due elementi mostra una povertà di C2 che indica normalmente comete a breve periodo, in orbita nel Sistema Solare interno.

L’immagine è la somma di 23 scatti con 260 secondi di posa fatti dall’Hubble Space Telescope: la cometa Borisov (C/2019Q4) è al centro, mentre le tracce di polveri più distanti dal nucleo sono quelle di emissione più vecchia.

La cometa vista da Hubble

Sulla cometa si è messo al lavoro anche l’Hubble Space Telescope, il telescopio spaziale di NASA ed ESA. L’astronomo inglese David Jewitt ha ottenuto del “tempo-telescopio”, per osservare la 2I/Borisov con questo eccezionale strumento in orbita attorno alla Terra. La sua ricerca si è concentrata sull’analisi delle polveri emesse dal nucleo cometario e sulla struttura dell’oggetto, per meglio comprendere la sua forma, il periodo di rotazione e le dimensioni. Hubble ha fotografato la cometa mentre si trovava a circa 420 milioni di km dalla Terra e si muoveva alla velocità di oltre 150.000 km all’ora, nel suo percorso iperbolico attorno al Sole. Le immagini del telescopio spaziale sono le più nitide ottenute finora. Una prima analisi dei dati di Hubble è stata eseguita in da un gruppo di lavoro composto da Federico Manzini, Virginio Oldani e Paolo Ochner, collaboratori dell’Osservatorio astrofisico di Asiago. I risultati mostrano che dal nucleo della Borisov si diparte una lunga coda che segue le leggi fisiche del trasporto delle polveri causato dalla pressione di radiazione del Sole, e si osserva anche un getto che fuoriesce lateralmente per poi curvare in direzione della coda. Considerata la distanza della cometa, Hubble permette di ottenere una buona risoluzione: nel caso della Borisov, a ogni pixel delle immagini corrispondono 81,1 km di superficie cometaria. Probabilmente si riuscirà a risalire anche alla potenza dell’area di emissione e a quantificare il volume di gas e polveri emesse.

La cometa interstellare 2I/Borisov (C/2019Q4) fotografata dal telescopio spaziale Hubble: la Borisov è la prima di cui si ha l’assoluta certezza di una provenienza extrasolare

Tutto ciò che è oltre a noi

Il primo limite che si trova sono le fasce di Van Allen, che sono due (fascia interna e fascia esterna) e che, anche loro, non ci permettono di definire precisi confini di influenza tra ciò che è “Terra” e ciò che non lo è più. Insieme, le due fasce formano una grande regione di Spazio modellata dal campo magnetico terrestre a forma di ciambella. La prima è costituita da elettroni e ioni ad alta energia, la seconda da elettroni ad alta energia: si tratta dunque di una regione altamente reattiva da un punto di vista energetico. Proviamo a dare delle misure. La fascia interna va dai 1.000 ai 6.000 km di altezza, invece la fascia esterna si stende da circa 10.000 a circa 65.000 km dalla superficie, ma la zona più intensa da un punto di vista energetico va da 14.000 a 19.000 km dalla superficie. Oltre la fascia degli asteroidi si parla di Sistema Solare esterno, dove troviamo sia i giganti gassosi, sia la fascia di Kuiper: una regione piena di piccoli corpi celesti ghiacciati dall’orbita di Nettuno (30 UA) fino a 50 UA dal Sole. Se oltre l’eliopausa finisce l’influenza magnetica del Sole, la sua influenza gravitazionale continua oltre, fino alla cosiddetta nube di Oort: una enorme sfera che circonda il Sistema Solare come fosse un guscio, da 1.000 a 100.000 UA, e che si ritiene ospiti migliaia di corpi celesti freddissimi. Questi oggetti non sono mai stati osservati direttamente, ma si pensa che sia proprio da lì che quelle comete piene di ghiaccio piombino nel Sistema Solare inaspettate e da ogni direzione. Si pensa che anche le altre stelle abbiano una loro Nube di Oort piena di corpi ghiacciati, troppo piccoli e troppo lontani per essere visti.

Un modello in scala logaritmica del Sistema Solare. I numeri indicano le unità astronomiche di distanza dal Sole.

 

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