4 Novembre: dal festeggiare la guerra al ricordarne le brutalità con gli occhi dei letterati

La trincea raccontata da soldati speciali, personaggi come Hemingway e Ungaretti, letterati di guerra che ci hanno lasciato una grande eredità.

Foto di un giovanissimo Ernest Hemingway

Dal festeggiare la vittoria di una guerra a coglierne gli aspetti più brutali camminando sulle pagine dei più grandi letterati del Novecento, le esperienze e le opere di trincea dei soldati più famosi.

Soldati e Uomini

Sono passati cento anni dalla prima guerra mondiale e ciò che ci si ricorda è la caduta degli imperi centrali, la nascita delle personalità che hanno dettato gli equilibri europei fino alla seconda guerra mondiale e oltre, la guerra di trincea, Caporetto, il Col Di Lana ecc… pochi però sembrano interessarsi, più che alla guerra in sé, al significato che porta una brutalità come la guerra negli animi di chi la vive. Ci sono documenti scritti che testimoniano il lungo viaggio di ragazzi strappati alle loro famiglie per combattere una guerra contro degli sconosciuti, già perché neanche loro avevano ben capito il senso di quella guerra. All’improvviso migliaia di ragazzi provenienti da tutto lo stivale si sono ritrovati in un luogo inospitale con altri ragazzi e uomini che parlavano dialetti diversi dai loro, un esempio a me lampante è il film “Torneranno I Prati” nel quale si intrecciano le storie di un maestro di scuola elementare emiliano e di un ragazzino chiamato al fronte dalla lontana Campania, in questo mix di carne, sangue e tradizioni si sono scoperti artisti che hanno trovato dall’aspra pianta della guerra quelli che sono i frutti del loro animo. la prima differenza che va fatta è proprio questa quella tra uomini e soldati, i primi pronti a lasciare le armi per salvare il nemico e costretti a fare i conti con il proprio cuore e i secondi incapaci di ascoltare altre voci al di fuori di quelle che impartiscono ordini, esseri senza coscienza, in questo articolo si renderà omaggio ai soldati che si sono dimostrati uomini e si sono messi su carta.

Massimo Ranieri nei panni del celebre “Surdato ‘nnammurato”

Il Fronte Meridionale

Nel contesto della grande guerra il fronte più vicino a noi in termini non solo di distanza è quello meridionale nel quale si sono consumate le più importanti vittorie per l’esercito italiano e le più cocenti sconfitte come la disfatta di Caporetto, ed è proprio da Caporetto che inizia il nostro viaggio, tenendo in considerazione il romanzo del premio Nobel Ernest Hemingway, “A Farewell to Arms” ovvero “Addio Alle Armi” non rende l’idea del doppio significato che la parola “Arms” assume in inglese, già perché il doppio titolo tradotto può significare “Addio Alle Braccia”, il romanzo narra la storia d’amore tra un soldato americano ferito e ricoverato a Milano e un’infermiera il tutto con lo sfondo della disfatta di Caporetto del 1917. La cosa sorprendente è che non proprio tutto il romanzo è frutto di fantasia ma una buona parte ha del vero nell’esperienza del giovane Hemingway, tanto che egli stesso pare aver avuto una relazione con un’infermiera, tale Agnes von Kurowsky. Come ben sappiamo i letterati che hanno solcato il terreno intriso di sangue del famoso fronte non sono pochi, è impossibile non citare d’Annunzio e le sue “folli” imprese, sul famoso Vate però la guerra non ha inciso come ha fatto per due mostri sacri del Novecento: Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti, il primo è entrato nella Grande Guerra soltanto nel 1917 ed aveva un ruolo marginale anche per le sue condizioni fisiche ma la guerra ha segnato profondamente il suo animo e la sua poetica, il secondo proveniente da una storia travagliata ha fatto della Grande Guerra la sua più grande fortuna, scrivendo opere di incommensurabile bellezza che ancora oggi saziano le anime di molti lettori con la raccolta di poesie, pubblicata anche grazie all’aiuto del commilitone Ettore Serra “Il Porto Sepolto”.

Anche Uomini Comuni

Nel grande calderone artistico non vi sono soltanto i grandi nomi della Letteratura moderna ma anche musicanti distanti dal fronte che hanno saputo raffigurare al meglio il personaggio del soldato, è l’esempio di Aniello Califano ed Enrico Cannio che hanno scritto una delle più belle canzoni di sempre: “‘O Surdato ‘Nnammurato”, canzone interpretata oggi e fin dagli anni ’70 da un superbo Massimo Ranieri, il testo racconta la storia di questo soldato obbligato al fronte e lontano dalla sua amata e soffrendo racconta la sua esperienza al fronte in una lettera a questa ragazza. Chissà quanti altri uomini comuni hanno scritto testi e poesie che avrebbero cambiato la storia ma purtroppo siamo troppo occupati a festeggiare la morte piuttosto che la vita che si crea in determinate situazioni ma forse è proprio per questo “che la guerra è bella anche se fa male”.

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