Ne “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” un ragazzo disperato si uccide per amore e per ragioni politiche. Anche De André e Modugno trattano nelle loro canzoni di argomenti simili: sono passati più di due secoli, eppure ancora ci muovono le stesse passioni e i medesimi ideali.

Nel suo romanzo Foscolo, attraverso la mediazione del suo personaggio, delinea le condizioni dell’esilio che è costretto a vivere. Come lui, Jacopo è abbandonato non solo dal popolo italiano, il quale ha troppa paura di reagire agli invasori stranieri per correre alle armi al fine di liberarsi, ma anche dalla fanciulla amata. Teresa sceglie infatti di sposare un altro, facendolo sprofondare nel dolore. Questo, assieme alla disperazione in cui versa a causa dell’esilio, lo porterà a suicidarsi.
“Che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte”
De André era molto legato a Luigi Tenco: gli voleva bene, si sentiva a lui affine e lo stimava professionalmente. Non aveva approvato la sua decisione di gareggiare a Sanremo, ritenuto dal cantautore un ritrovo in cui svendere a basso prezzo la musica. Tenco la vedeva in maniera diversa: sperava di vincere per rivoluzionare quel modo di vedere al mondo della musica e dello spettacolo. La sera in cui seppe di non aver vinto si suicidò: De André lo venne a sapere la mattina dopo. In suo onore scrisse “Preghiera in gennaio”, un requiem per il suo caro amico.
Dopo più di duecento anni, due esseri umani si ritrovano uniti dallo stesso destino: raccogliere le memorie di quel fratello scelto dalla vita. Avere compassione di lui, difenderlo dai “signori benpensanti” che saranno “dispiaciuti” dal gesto: è quanto accade anche a Lorenzo Alderani, grande amico con cui Jacopo corrispondeva. Egli chiede ai lettori di avere compassione del giovane suicida, proprio come De André invoca la misericordia di Dio. Entrambi i giovani defunti, spiegano i sopravvissuti, hanno difatti deciso di togliersi la vita per ragioni di tipo sociale e politico. Jacopo aveva ormai abbandonato le speranze per un Paese che tanto amava e che tuttavia era abitato solo da codardi, da malvagi pronti a schiacciare gli afflitti e a deridere la loro condizione di inferiorità. De Andrè, d’altro canto, spiega apertamente la tristezza che gravava nell’animo di Tenco con alcuni tra i versi più belli di tutta la sua poesia:
Signori benpensanti
Spero non vi dispiaccia
Se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
Soffocherà il singhiozzo
Di quelle labbra smorte
Che all’odio e all’ignoranza
Preferirono la morte

“Meraviglioso il bene di una donna che ama solo te”
Jacopo è solo. Lontano dall’amica Lauretta cui aveva promesso di rimanerle accanto per sempre, distante dalla madre, dall’amico Lorenzo, dalla patria. Abbandonato dall’Italia che ha scelto di chinare la testa davanti all’invasore e scacciare quelli che come lui ora sono definiti “ribelli”, è costretto a vivere in esilio sui Colli Euganei. Lì, nella sua solitudine, nella sua amarezza, è già certo di quale sarà il suo destino. Diviene chiaro sin dalla prima lettera; eppure, Jacopo non è mai stato così vivo. Comincia a frequentare assiduamente la casa di un signore della zona, finendo per incontrare e innamorarsi perdutamente di Teresa. Non solo è bella, ma estremamente colta, dolce, pura… Sembra quasi un angelo, una figura salvifica. Anzi, lo è proprio: Jacopo non ne ha alcun dubbio. Lei, solamente lei, riesce a renderlo di nuovo colmo di gioia nel petto con la sua sola presenza. Sa che è promessa a un altro, che peraltro non ama, ma che è costretta a sposare per ordine del padre. Lo sa, certo, eppure… Eppure spera. Perché Teresa è l’unica capace di distrarlo, di fargli amare nuovamente la vita. Non è un caso, forse, che Jacopo si imbatti in lei sempre quando meno se lo aspetta: viene sorpreso dalla sua figura, anche quando è lui a scorgerla di nascosto mentre legge, suona, dipinge o dorme.
Anche il suicida della canzone di Modugno sembra avere molti tratti in comune con Jacopo: sta per buttarsi nell’acqua torbida di un fiume. In un attimo è in piedi sopra al ponte, le braccia aperte… E d’un tratto, qualcuno alle sue spalle:
Forse un angelo vestito da passante
Mi portò via dicendomi così:Meraviglioso
Ma come non ti accorgi
Di quanto il mondo sia meraviglioso
Un angelo, quindi, che anche in questo caso trae in salvo l’io poetico nella canzone. Un angelo che comincia ad elencargli ogni pennellata positiva possibile da tracciare sulla tela della vita umana… Tra cui, non a caso, compare la bellezza di essere ricambiati dalla donna che si ama. Come Teresa, capace con un solo gesto di ridare luce al mondo bianco e nero di Jacopo, così il passante riesce a riportare il protagonista alla vita grazie alle sue parole…
Eppure, il bacio che Teresa darà al suo innamorato, non porterà a un lieto fine come nella canzone di Modugno. Al contrario, sarà solo l’inizio della fine per colui che presto diverrà un giovane martire per la libertà.

“Con una corda sul collo freddo pendeva Miché”
Jacopo è estasiato per il bacio dato a Teresa. Eppure, nonostante lo ricambi, la ragazza subito si ritrae, dicendogli addio in lacrime. Il loro è un amore impossibile e lei ha degli obblighi verso il marchese suo promesso, ma soprattutto verso la famiglia. Il ragazzo è distrutto: il suo equilibrio mentale viene via via meno. L’esilio lo aveva già separato da tutti, la ragazza che ama è l’unica cosa che ancora lo teneva attaccato alla vita: quest’ultimo abbandono sarà decisivo per il suo suicidio.
Allo stesso modo anche Miché si uccide per amore: proprio per gelosia ha commesso un omicidio. De André stesso ce lo racconta subito dopo, spiegando che aveva ammazzato chi voleva rubargli la sua Marì. La fanciulla è quindi anche in questa canzone oggetto di contesa tra due giovani… E, cosa che accumuna ancor di più Miché e Jacopo, entrambi si sono macchiati le mani di sangue. Lo ammetterà in una lettera lo stesso Jacopo, consapevole di doversi liberare di questo peccato prima di togliersi la vita.
Miché dunque era stato condannato a vent’anni di carcere proprio a causa del suo gesto d’amore, senza più la possibilità di vederla. Eppure il sentimento che prova per lei è talmente forte da rendergli impossibile rimanere per così tanto tempo lontano da lei. A suo modo, come Jacopo, si ritrova irrimediabilmente distante dal suo amore… Pena troppo grande da sopportare:
Stanotte Michè
S’è impiccato a un chiodo perché
Non poteva restare vent’anni in prigione
Lontano da te
Sia lui che Jacopo verranno seppelliti nella fossa, senza messa a causa del loro suicidio: la Chiesa non ha pietà per chi si uccide, rifiutando la vita donata loro da Dio. La canzone finisce con due versi significativi che vengono ripetuti non a caso due volte in chiusura:
E qualcuno una croce col nome e la data
Su lui pianterà
Non sarà un prete a compiere questo gesto, certo, ma le persone che volevano loro bene: Marì per Miché, Teresa per Jacopo. Se da un lato graverà sempre sul loro capo, anche da defunti, la colpa cristiana per il suicidio, nel cuore delle due ragazze l’amore e il ricordo dei loro amati non svanirà mai. Si prenderanno cura almeno delle tombe, dal momento che, forse, non sono riuscite a prendersi cura dei due giovani in vita.