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I sogni della piccola fiammiferaia sono in realtà allucinazioni da CO2

I sogni della piccola fiammiferaia sono in realtà allucinazioni da CO2

Le sostanze chimiche presenti sui fiammiferi sprigionano in poco tempo molta CO2, riconosciuta come gas allucinogeno.

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La storia della piccola fiammiferaia di certo non è una delle più raccontate ai bambini. Seppur infatti abbia un “lieto fine” questo non è dei più allegri o comunque non è paragonabile a quello delle favole di Cenerentola, Pinocchio, Biancaneve,… La fiaba, tuttavia, continua ad essere di grande spunto educativo come primo approccio alle difficoltà della vita. Tralasciando poi il messaggio trasmesso ai lettori, un altro aspetto interessante della vicenda è l’effetto dei fiammiferi. Ci sono infatti molte teorie sul perché la bambina abbia iniziato ad avere quegli strani sogni: alcune si rifanno semplicemente alla magia, secondo altre invece si era semplicemente addormentata già dopo aver acceso il primo. Ma la verità potrebbe essere ben diversa. Si è scoperto infatti che l’anidride carbonica (se inalata in quantità eccessive) può provocare forti allucinazioni. Che sia dunque tutto dovuto alla chimica?

La fiaba della piccola fiammiferaia

C’era una volta una piccola venditrice di fiammiferi che ogni giorno usciva con il suo cesto per vendere i suoi cerini. La bambina era molto povera e, qualora non fosse riuscita a venderne nemmeno uno, il patrigno l’avrebbe lasciata dormire fuori al freddo. Egli era infatti un uomo cattivo il quale, dopo la morte della moglie e della suocera, trattava la piccola fiammiferaia come se fosse nient’altro che un peso. Durante la notte di Capodanno accadde che nessun passante si fermò a comprare i cerini, lasciando la giovane venditrice a bocca asciutta e senza la possibilità di rientrare a casa. Sola, per strada e al freddo, cercando disperatamente di scaldarsi, la piccola fiammiferaia iniziò ad accendere qualche cerino. Per ogni fiammifero acceso, un’immagine appariva davanti a lei, sparendo poi quando la fiamma si fosse estinta. Dapprima le comparì una stufa, poi un tavolo imbandito, poi un albero di Natale.

Ad un certo punto la bambina vide una stella cadente e si ricordò di quando la defunta nonna le raccontava di come, ogni volta che un astro precipitasse verso il basso, un’anima ascendesse al cielo. L’accensione dell’ennesimo fiammifero permise alla ragazzina di “incontrare” l’anziana, anche se per pochissimo tempo. Fu un momento così piacevole per lei che, per prolungare quella visione, accese velocemente tutti i fiammiferi. Quando anche l’ultimo fiammifero si spense, la nonna si materializzò e portò in cielo la piccola fiammiferaia. Il suo corpo senza vita viene ritrovato il mattino seguente nella neve, con un sorriso in volto ed un mazzetto di fiammiferi spenti in mano.

Come sono fatti i fiammiferi?

Il sostantivo “fiammifero” è composto dal sostantivo latino flamma (fiamma) e dal verbo fĕro (portare, produrre, generare) ovvero, letteralmente, “che produce fiamma”. Spesso vengono anche chiamati cerini e consistono in un bastoncino di legno, cotone o carta la cui una estremità (chiamata capocchia) è ricoperta di una sostanza infiammabile. Generalmente si tratta di solfuro di antimonio o fosforo e di clorato di potassio che, sfregati su una superficie ruvida, si incendiano alimentando una fiamma di breve durata.

Durante lo sfregamento con una superfice ruvida il fosforo o il solfuro bruciano producendo grandi quantità di calore. Questo degrada il clorato di potassio che reagisce liberando ossigeno e aumentando la durata della fiamma. Il rilascio di O2 avviene in maniera lenta evitando che dal fiammifero schizzino scintille come avveniva con i prototipi iniziali.

 

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Allucinazioni da CO2

Quando qualcosa brucia avviene una reazione di ossidazione. Nel caso dei fiammiferi, immediatamente dopo la combustione della capocchia (sì, so che ad alcuni di voi questa parola fa ridere) si avvia quella del bastoncino (solitamente in legno). Essendo dunque una sostanza organica si sprigioneranno, in seguito alla reazione, CO e CO2. Si è parlato molto negli ultimi anni riguardo la tossicità del monossido di carbonio. Tuttavia, non molti sanno cha il secondo, oltre ad essere pericoloso in quantità eccessive, può causare delle allucinazioni.

In generale, è decisamente meglio non esagerare: infatti, già a basse concentrazioni (circa 1% in volume d’aria) causa sonnolenza. Quando i livelli di CO2 sono molto elevati inizia ad avvertire un senso di stordimento, profonda astenia e mal di testa. Livelli di CO2 elevatissimi possono portare, oltre che ad uno stato di incoscienza (narcosi), a depressione del centro respiratorio cerebrale fino all’arresto del respiro.

Appare dunque evidente che la morte della piccola fiammiferaia possa essere avvenuta non solo per il freddo, ma anche per l’inalazione eccessiva dei gas sprigionati dalla combustione dei fiammiferi. Probabilmente, la piccola deve averli tenuti molto vicino a sé per scaldarsi meglio e per evitare che il vento li spegnesse.

 

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