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I social e la loro regolamentazione: Ernia ci racconta la dipendenza da internet

I social e la loro regolamentazione: Ernia ci racconta la dipendenza da internet

Nell’era del grande sviluppo di internet, l’uso dei social media appare sempre più frequente, rendendo labile la distinzione tra finzione e realtà.

I social sono lo strumento primario della comunicazione quotidiana. Essi appaiono però legati a regolamentazioni d’importanza non trascurabile, inerenti soprattutto al tema della privacy.

I pro e i contro della “comunicazione social”

Al giorno d’oggi appare estremamente raro trovare una persona che non utilizzi nemmeno una piattaforma social. Che si tratti di Whatsapp, Instagram o Facebook, la stragrande maggioranza dei cittadini dei vari paesi del globo tende a scartare a priori ogni metodo tradizionale di comunicazione, ripiegando invece sugli strumenti digitali connessi ad Internet. Indubbiamente, l’avvento del Web 2.0 ha semplificato l’interazione interpersonale, permettendo di superare i confini nazionali, di instaurare un contatto rapido e immediato e di condividere contenuti in modo istantaneo. Grazie alle piattaforme social infatti, è possibile inviare un messaggio ad una persona situata dall’altra parte del mondo e garantire una ricezione molro rapida, se non immediata. Al contempo comunque, sono molti che criticano questo innovativo metodo di relazionarsi al prossimo, sostenendo che tali meccanismi inducano ad ostentare ciò che non si ha, a preferire l’immagine piuttosto che la sostanza e a rendere ogni scambio a una scarna trasmissione di messaggi. Complici di questa realtà sono le restrizioni imposte dai vari siti, basti pensare a Twitter che impone un numero massimo di caratteri utilizzabili per poter esporre una determinata teoria, invalidando significativamente l’essenza dell’osservazione presentata e valorizzando invece la forma utilizzata, spostando dunque l’area d’interesse sul come rendere appetibile la propria opinione a un elevato numero di utenti. Se quindi da un lato constatiamo maggiore velocità, elevato numero di contenuti condivisibili e abolizione di confini locali e nazionali, dall’altro si verifica un impoverimento dei contenuti, una crescente superficialità e una sempre più decisiva vittoria dell’apparire sull’essere.

Come il diritto interviene sul Web 2.0

Se fino a poco tempo fa erano soprattutto i più giovani a fare uso delle c.d. “reti sociali dell’internet”, in tempi odierni si assiste ad un’elevata estensione del loro utilizzo, coinvolgendo anche le fasce d’età più mature. In ogni caso comunque, viene generalmente trascurato un fattore decisivo: anche i social sono sottoposti a regolamentazioni giuridiche e dunque devono rientrare in certi schemi legislativi. Si parla di condizioni contrattuali, le quali fanno riferimento ad una serie di disposizioni che l’utente si trova ad accettare al momento dell’iscrizione alle varie piattaforme social. Negli ultimi anni ad esempio, ha assunto un’importanza rilevante il tema della privacy, rendendo obbligatorio un intervento finalizzato a disciplinare tale materia. Nell’ambito del Web 2.0,  il regolamento europeo GDPR 679/2016 prevede che al momento della registrazione alla piattaforma social i dati personali degli utenti non facciano capo a questi ultimi, ma che vengano in qualche modo “concessi” al social stesso, che si vede riconosciuto il ruolo di “titolare”. Questo meccanismo non deve comunque svilupparsi secondo un metodo arbitrario e unilaterale, in quanto si dispone che la piattaforma debba necessariamente garantire un’informativa per dichiarare i motivi e i modi che giustificano il trattamento di tali dati. In altre parole, una volta inseriti i propri dati sui social si rinuncia al loro controllo totale, motivo per cui appare importante informarsi su come le varie piattaforme facciano uso di tali elementi, poiché la superficialità può comportare anche conseguenze spiacevoli. È comunque possibile richiedere il ricorso al diritto alla cancellazione dei propri dati (detto anche diritto all’oblio), una strada che però non può essere intrapresa in alcune circostanze, ad esempio se la permanenza dei dati sul social sia motivata da scopi legali e da ragioni legate al pubblico interesse.

“Instagram” di Ernia rivela la manipolazione dei social

Legata alla figura del rapper milanese Ernia (pseudonimo di Matteo Professione), la canzone intitolata “Instagram” espone un’aspra critica all’odierno utilizzo delle piattaforme social, rivelandone i cupi retroscena e le conseguenze negative spesso ignorate.

“Mi scarico un’applicazione che mi abbindola”

Con questa frase il cantante vuole far riferimento al senso di dipendenza innescato al momento dell’installazione e dell’iscrizione a qualsiasi social network, un meccanismo attivato dall’incessante desiderio di essere al passo con i tempi ma che spesso (se non sempre) pone in secondo piano altri fenomeni, come la possibilità di controllare pienamente sé stessi e i propri comportamenti.

“Quindi non ci entro in un museo se non lo pubblico su Instagram […] Stasera non ti porto al ristorante se non lo pubblico su Instagram”

In questo frammento emerge invece la fervente volontà di ostentare e agire in modo da dimostrare agli altri di avere un certo stile di vita, che può comprendere lusso, cultura o gusti musicali. Ciò che si evidenzia è il prevalere del “mostrare” sull’ “essere“, la vittoria del “pubblicare” sul “viversi il momento“. Si attiva dunque un apparato in cui la priorità è rivelare ai propri seguaci ciò che si fa, anche nei momenti più difficili o nelle situazioni più semplici. Molti in questo ambito parlano di volontà di scaturire l’invidia altrui, mentre secondo altri si tratta semplicemente di “farsi inghiottire” da una metodologia conformista e di massa.

“Ricordo i pomeriggi sulle panche, circa 16 anni fa più o meno forse neanche, ora stiamo a casa orizzontali come vermi”

Qui viene invece trattato il tema dello scarto temporale, paragonando le età passate a quelle di oggi. Se prima i giovani approfittavano del tempo libero per ritrovarsi nei c.d. “posti di sempre” (come parchi e piazze), oggi preferiscono usufruire dei momenti di pausa per impugnare lo smartphone e navigare su internet, divenendo quasi schiavi del sistema digitale. La riflessione proposta da Ernia appare senza dubbio attuale e cruda, rivelatrice di un’evoluzione del rapporto dell’essere umano con internet sempre più a favore del controllo del secondo sul primo. Rimane comunque importante rimarcare che al tempo d’oggi è estremamente arduo condurre una vita lontana dai social, in quanto essi non si mostrano rilegati esclusivamente alla sfera dello svago, bensì vengono utilizzati quotidianamente anche in altri settori, primo fra tutti quello lavorativo. Il dibattito tra i pro e i contro dei social rimane dunque aperto, rimettendo all’utente la decisione di come e quanto usufruirne, anche se gli sviluppi recenti rivelano un’indubbia propensione a farne un uso sempre maggiore e intenso.

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