Il Superuovo

I premi Nobel Marie Skłodowska e Pierre Curie furono i protagonisti di un amore strabiliante

I premi Nobel Marie Skłodowska e Pierre Curie furono i protagonisti di un amore strabiliante

Siamo nel 1895. I due scienziati Marie e Pierre Curie si sono da poco sposati. Ancora non sanno che grazie alle loro scoperte, qualche anno più tardi riceveranno insieme il premio Nobel.

Pierre e Marie Curie

I due si conoscono quando lui ha 35 anni e lei 26. Marie si dimostra da subito diversa dalle sue coeve: donna emancipata e indipendente, non è disposta ad un compiacente matrimonio per rinunciare alla sua brillante carriera. Pierre dal canto suo ha un carattere più morbido e acuto degli altri uomini, e questo porta i due ad innamorarsi.

Amore e passione tra fisica e radioattività

Quando Marie e Pierre si conobbero, lui era già una figura affermata e rispettata nella comunità scientifica. Come molti altri grandi fisici e matematici dell’800 può essere definito un vero e proprio genio. Egli conseguì due lauree, matematica e fisica, in giovane età. Combinando la geometria e lo studio della fisica divenne un pioniere della cristallografia e del magnetismo. Collaborando con il fratello scoprì il fenomeno della piezoelettricità. Questo particolare comportamento dei materiali consiste nel rilascio di piccole quantità di elettricità nel momento in cui essi vengono compressi. Dopo aver conseguito il dottorato e aver lavorato come ricercatore, Pierre incontra Marie. Fu un colpo di fulmine per lui: gli venne presentata da un comune amico e collega, ed egli pensò subito di dover andare oltre una semplice collaborazione. Le fece la corte per diverso tempo, mentre lavoravano assieme a svariate ricerche, fino a che lei rifiutò la sua prima proposta di matrimonio. Come già detto, Marie era una donna estremamente emancipata per l’epoca, e con tutta probabilità non voleva che matrimonio e figli oscurassero la sua carriera. Stessa paura che attanaglierà qualche anno dopo la prima moglie di Einstein, Mileva Marić. Infine Maria, che aveva appena naturalizzato il suo nome dal polacco al francese Marie, accetta di sposare Pierre. Nonostante il carattere di lei fosse difficile e segnato dai gravi lutti della sua infanzia, il matrimonio fu tutto sommato felice. Dopo quasi dieci anni di lavoro congiunto, i due vengono nominati assieme ad Antoine Henri Becquerel vincitori del premio Nobel per la Fisica 1903. Becquerel, più anziano di loro, aiutò Marie nello studio di quella che lei stessa battezzò radioattività. La radioattività è la caratteristica, particolarmente marcata negli elementi pesanti, di emettere spontaneamente delle radiazioni. Marie analizzò campioni di diversi elementi, di cui alcuni scoperti da non più di qualche anno, e si accorse che emettevano diversi tipi di radiazione. Lo stesso fenomeno fu poi ricollegato alle reazioni nucleari, nonché alla diffusione di energia tramite irraggiamento, ossia nel vuoto, del sole e delle stelle. Il lavoro dei coniugi continuò ancora, suscitando l’interesse di molti altri grandi nomi dell’epoca: Planck, Roentgen e altri ancora. Divennero amici di Albert Einstein, e Marie Curie figura nella famosa foto scattata a Bruxelles nel 1927, che raffigurava le più eminenti menti dell’epoca. Ai due è dedicato un istituto e un’unità di misura, il Curie. Si è deciso anche di dedicare a loro l’elemento numero 96 della tavola periodica: il Curio. Il loro amore fiorisce ancora in giro per il mondo attraverso discendenti loro e dei loro stretti parenti. Molti di loro sono fisici, chimici e scienziati dei generi più disparati, a dimostrazione che amore e scienza insieme, sono più potenti della morte stessa.

Il quarzo, esempio di materiale piezoelettrico cristallino (fonte: pexels)

L’incidente e il secondo Nobel di Marie

Nemmeno cinquantenne, Pierre lasciò per sempre la moglie in un’uggiosa giornata di aprile. Camminando per Parigi scivolò a causa di una pozzanghera e finì sotto una carrozza trainata da cavallo, che lo travolse e uccise. La notizia fa il giro del mondo: persino il New York Times ne parla. Lo scienziato lascia la moglie e le figlie, ancora bambine. Cinque anni dopo la morte del marito, nel 1911, Marie fu insignita del premio Nobel per la chimica. Questo riconoscimento le venne dato per il suo formidabile contributo nella scoperta e nello studio del Radio e del Polonio. Fino ad oggi è l’unica donna delle sole quattro persone che hanno vinto più di un premio Nobel. Fu anche la prima persona in assoluto ad ottenere due di questi premi e detiene il primato, assieme a Linus Pauling che ne vinse uno per la chimica e uno per la pace, in quanto a vittoria di due premi Nobel in ambiti differenti. Le scoperte dei Curie furono il trampolino di lancio per lo studio della radioattività e dei decadimenti, che si rivelò fondamentale per tutto il resto del secolo. Sempre nel 1911 Marie intraprende una burrascosa storia d’amore con un collega sposato: Paul Langevin. Com’è facile intuire all’epoca la cosa non fu vista di buon occhio: una vedova che si “intrufola” tra le lenzuola di un uomo sposato con quattro figli e ne rovina il matrimonio. Nel sentire la notizia a Marie fu fortemente sconsigliato di presentarsi alla cerimonia di consegna dei Nobel. Lei invece si presentò eccome e Paul Langevin dovette combattere ben cinque duelli per onore, in difesa della compagna. Tornata in Francia continuò il suo lavoro di ricerca e di insegnamento di Fisica Generale, dietro la cattedra un tempo appartenuta al defunto marito. Vi furono negli anni voci, mai confermate, di una relazione con Albert Einstein. I due divennero infatti molto amici: il fautore della relatività era tra i pochi a non giudicare Marie per le sue scelte, addirittura l’ammirava e la sosteneva. Allo scoppio della prima guerra mondiale decise di collaborare con le unità mediche sul campo. Mise un’apparecchiatura radiografica su di un automobile e istruì medici e infermieri su come utilizzarla. Al termine della guerra Marie continua il suo lavoro di fisica e chimica fino alla sua morte. Ironia della sorte ciò che uccise Marie fu proprio quello che la rese famosa e incise il suo nome nella storia: la sua passione per la ricerca. Contrasse una forma di anemia aplastica, dovuta quasi sicuramente alla sua prolungata esposizione negli anni a materiali e sostanze radioattive. All’epoca si ignorava quasi del tutto la pericolosità di questi composti. Dovettero passare quarant’anni dalle scoperte dei Curie perché si cominciasse a capire il potere distruttivo e la pericolosità degli elementi radioattivi. Ad oggi gli oggetti rimasti dei coniugi devono essere toccati e avvicinati con precauzioni e protezioni, onde evitare danni dovuti alle radiazioni.

Contatore Geiger, utilizzato per misurare le radiazioni (fonte: pexels)

Il San Valentino ideale dei Curie

Immaginiamo per un attimo di lasciare da parte il grandissimo contributo dei due per la scienza e concentriamoci solo sul grande amore che li univa. Cosa sarebbe successo se, invece che vivere in un 800 pieno di stereotipi, avessero fatto un tuffo nel futuro? 14 febbraio 2021, casa Curie. Con tutta probabilità i due hanno fatto tardi la sera prima, chini sui loro appunti uno da un lato e una dall’altra della scrivania alla ricerca della spiegazione per chissà quale fenomeno fisico. La mattina seguente sarebbe stato forse Pierre ad alzarsi per primo. Marie lo avrebbe seguito a ruota poco dopo, fiondandosi in cucina per poi ricominciare a lavorare. Non era certo tipa da smancerie Marie, ma la gentilezza e il buon cuore di Pierre avrebbero sicuramente fatto breccia in lei anche la mattina degli innamorati. Probabilmente lui avrebbe proposto un pranzo all’aperto, magari una scampagnata in un luogo romantico, e altrettanto probabilmente lei non avrebbe accettato. D’altronde San Valentino è il giorno dell’amore, e non c’era amore più grande per i due che quello per la scienza. Si sarebbero allora accomodati entrambi sul tavolo, carta e penna alla mano, a rileggere le osservazioni fatte nei giorni precedenti. Al di là delle speculazioni romanzate, probabilmente per i Curie non sarebbe andata in modo troppo diverso. Da quello che ci perviene sul carattere dei due e sui loro atteggiamenti, ci è difficile immaginarli in modo diverso da “seduti in laboratorio e felici insieme”. Se c’è una cosa che la loro storia ci ha insegnato, oltre a innumerevoli nozioni di chimica e fisica, è che ciò che la morte tristemente separa, l’amore può unire per sempre. E in questi tempi in cui basta un messaggio in più o in meno per cambiare le sorti di una coppia, forse non ci farebbe male prendere esempio da due come Marie e Pierre.

Le rose rosse sono uno dei regali più comuni di San Valentino. Chissà se Pierre avrebbe fatto trovare un mazzo di fiori a Marie, o avrebbe preferito optare per qualcosa di più classico. Ad esempio dei guanti di piombo (fonte: pexels)

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