Il Superuovo

Amare significa anche lasciar andare: ce lo insegnano Calipso e la Sposa Cadavere

Amare significa anche lasciar andare: ce lo insegnano Calipso e la Sposa Cadavere

L’amore non è solo passione, unione e desiderio, è anche compromesso. Tim Burton e Omero ce lo raccontano nei loro più famosi capolavori.

Calipso (Google Immagini)

Spero che abbiate tutti trascorso un felice San Valentino. Con ‘felice’ intendo non per forza in compagnia, ma almeno in serenità. Colgo l’occasione per mandare un bacione a tutti i miei Valentini e le mie Valentine: a chi mi sopporta ogni giorno, a chi mi ama, a chi mi vuole bene, a chi è stato importantissimo e a chi non dimenticherò mai. Le storie che vi propongo oggi sono due validi esempi di accettazione di un rifiuto a cui ognuno di noi dovrebbe ispirarsi. Onorare la libertà, capire quando basta, rispettare un ‘no’: che nessuno si azzardi a dimenticare le basi! Il mio pensiero va a tutte le donne ammazzate da odio e ignoranza, di cui invece si è detto, dopo la loro morte, che ad ucciderle è stato un ‘amore malato’. Quando l’amore si ammala, non è più amore. E chi si ostina a dire il contrario le ammazza per la seconda volta.

Calipso e Ulisse

La storia di Calipso è molto triste. Per quanto godesse di sovrumana bellezza e di gran notorietà tra le dee, non credo che qualcuno avrebbe mai voluto essere al suo posto. Era figlia di Atlante, uno dei titani. Durante la lotta tra questi ultimi e gli dei, si schierò dalla parte del padre, e per questo fu costretta a nascondersi sull’isola di Ogigia, luogo situato, secondo la tradizione, presso le Colonne d’Ercole: limite pseudogeografico invalicabile oltre cui nessun uomo poteva spingersi. Le Moire avrebbero poi stuzzicato la sopportazione della ninfa inviando periodicamente presso di lei uomini bellissimi ed eroi di cui Calipso si sarebbe innamorata, e che puntualmente sarebbero dovuti ripartire, lasciandola sola, sedotta e abbandonata. Uno di questi fu Odisseo, il quale approdò sull’isola in seguito ad uno dei tanti cambiamenti di rotta non previsti di cui è vittima durante il suo lunghissimo rimpatrio. Andatelo a dire a lui che il viaggio del ritorno sembra sempre più breve… Durante uno dei numerosi concili divini, Atena illustra a Zeus la difficile situazione di Ulisse: è bloccato da sette anni a Ogigia incatenato dalla passione di Calipso che, affinchè egli resti con lei, è pronta addirittura a renderlo immortale. Le preghiere dell’uomo, che altro non chiede al cielo se non di fare ritorno alla sua terra, furono ascoltate dal padre degli dei. Fu inviato Ermes, messaggero celeste, come intermediario tra l’Olimpo e la bella ninfa, per convincerla a lasciar andare il suo amato. D’altronde, la parola e il volere di Zeus sono legge. La descrizione che Omero fa dell’isola è quella di un locus amoenus molto ospitale e accattivante, addirittura lussureggiante, come lo hanno definito alcuni. Una terra rigogliosa, circondata da ‘mare viola’, in cui si trovava la spelonca abitata da Calipso, la quale, quando Ermes arrivò, stava tessendo al telaio. Accolto il suo ospite, ascoltò con attenzione ciò che era urgente comunicarle. Dopo gli ultimi vani tentativi volti a cambiare le sue tristi sorti, cedette senza resistenza alla decisione celeste e lasciò che Odisseo potesse preparare il viaggio di ritorno. Non bastarono nettare, ambrosia e tanta sensualità a trattenere l’eroe, che pure, prima di partire, godette per l’ultima volta del corpo che avrebbe abbandonato il giorno seguente, corpo da lui stesso ritenuto migliore di quello della moglie Penelope, ma non per questo sostituibile.

La Sposa Cadavere e il suo Victor non suo

Cosa c’è di più brutto di un matrimonio combinato? Un matrimonio cadavere. Tim Burton ambienta il film nel XIX secolo, in un villaggio olandese. Victor Van Dort e Victoria Everglot si incontrarono per la prima volta nel palazzo di famiglia della ragazza. C’era poco tempo per i convenevoli: i due giovani avrebbero avuto tempo di conoscersi meglio una volta sposati. Le nozze si sarebbero tenute il giorno dopo. I Van Dort erano  una famiglia altoborghese desiderosa di innalzare la propria condizione sociale. Quest’esigenza si sposava perfettamente – mi piace rimanere in tema – con quella degli Everglot, una coppia di generazione nobile ma ormai in decadenza. Nonostante le merci di scambio non si fossero mai incontrate prima, era facile percepire un buon feeling. I due ragazzi si innamorarono a prima vista, scoprendosi immediatamente molto simili e bisognosi d’affetto. L’impacciato Victor non tardò  però a dar prova evidente del suo grande difetto, e così, durante le prove per il rito nuziale, il promesso sposo non riuscì a ricordare i suoi voti, mettendo a dura prova i suscettibili nervi dei parenti e del vecchio prete bigotto e corrotto che avrebbe officiato. Disperato e imbarazzato, scappò lontano dalla cappella, fino a raggiungere un bosco fitto di oscurità. L’unico rumore percepibile, oltre agli inquietanti versi della fauna notturna, era la voce sconsolata di Victor, che non faceva che ripetere ciò che in chiesa non aveva trovato neanche un grammo di fiato per essere espresso. Ora invece rotolava fuori dalla sua bocca come se lo stesse spingendo con tutta la sua forza, era diventata una cantilena sempre uguale: “Con questa mano io dissiperò i tuoi affanni. Il tuo calice non sarà mai vuoto perchè io sarò il tuo vino”. Si guardò attorno. Ecco un ramoscello contorto che spuntava dal terreno paurosamente simile ad una mano femminile. Non male per fare l’ennesima prova di performance. Dai allora, un’ultima volta. “Con questa candela illuminerò il tuo cammino nelle tenebre”. Si avvicina all’anulare di legno e “con quest’anello io ti chiedo di essere mia”. Come l’ultima vocale di quel giuramento si disperse, ecco una donna, un cadavere, velato di bianco, una sposa cadavere emergere dalla terra che Victor sentiva sempre meno sotto i suoi piedi. E’ Emily, o meglio ciò che resta di lei. Emily fu ingannata in vita da un mostro d’uomo. La sedusse e la convinse a fuggire con lui per sposarlo. Un giorno, dopo averle dato appuntamento presso un luogo talmente nascosto da poterla uccidere, la aggredì e, assicuratosi che fosse morta, la derubò dei suoi gioielli. Dal primo istante della sua vita da defunta, andava alla disperata ricerca di uno sposo con cui trascorrere la vita che le era stata strappata. Immaginate dunque la gioia della ragazza dopo aver ricevuto una tale, ma involontaria, proposta. Peccato non fosse per lei. Sulla base di questo enorme fraintendimento, Emily trascinò Victor nel mondo dei morti, dove credeva che il loro amore sarebbe durato in eterno. Le cose, però, non vanno quasi mai come le programmiamo. Nulla riusciva a convincere la testarda sposa che quel matromonio non s’aveva da fare: nè i tentativi di spiegazioni di Victor, nè i consigli degli strambi personaggi secondari alla vicenda, che coloravano il mondo delle tenebre con la loro imprevista allegria. Solo una fu la soluzione. Quando tutto sembrava ormai perduto per Victor e ritrovato per Emily, ecco apparire Victoria, che nel frattempo aveva scoperto tutto e si era messa alla ricerca del suo promesso. Quando gli occhi della bella cadavere incrociarono quelli della vivente, percepì la disperazione dell’innamorata nel vedere il suo futuro sposo tra le ossa di un’altra, e le fu tutto chiaro. Un amore acquistato a discapito di un altro non è mai qualcosa per cui gioire. Emily non avrebbe mai trovato la sua felicità in quella che stava rubando a Victor e Victoria. Sarebbero state delle fondamenta troppo fragili su cui costruire un futuro imperituro. Una sola espressione di quel volto scheletrico tradiva tutta la tua angoscia. Era arrivato il momento di far riposare la sua anima, che tanta cattiveria aveva subito. Così decise di lasciare che i due innamorati si godessero la bellezza di quel sentimento, e, dopo averli salutati, il suo corpo si frantumò in milioni di farfalle azzurre.

Tutto è bene quel che finisce bene

Emily e Calipso sono state private di diritti e opportunità. Destinate alla solitudine, hanno cambiato le fila delle proprie sorti. La dea ha appresoe rispettato la nostalgia che alberga da anni nel cuore di Ulisse e, per quanto lo ami, lo aiuta a riconquistare il mare che lo porterà a Itaca. Prepara la barca, le vivande, i panni che potrebbero essergli utili, e addirittura i venti di cui l’eroe potrebbe aver bisogno. Calipso affronta a testa alta l’ingiusta, a mio parere, punizione riservatale dagli dei. Ad Emily sono state irrimediabilmente tolte vita e libertà. Lei però le ha ritrovate. Ha conquistato la pace che il suo spirito cercava nella vita e nella libertà di Victor e Victoria.

 

 

 

 

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