I plexiglass di Salvini ed il degrado della scuola pubblica a cui la storia di Ninni suggerisce rimedio

Si apre ancora il dibattito sul plexiglass o meno nelle scuole e il ministro Matteo Salvini, non tarda a dire la sua opinione. 

Salvini a Codogno

Fra pochi giorni, il 2 luglio, si terrà l’assegnazione del Premio Strega, ovvero uno dei più importanti riconoscimenti in ambito letterario nel panorama italiano. Fra i finalisti compare anche “Ragazzo italiano

Plexiglass sì o plexiglass no?

“Nel plexiglass mia figlia a scuola non la mando”. Esordisce così, il ministro Matteo Salvini, in diretta da Codogno, il primo comune colpito dal coronavirus. Non contento, attacca il governo, reo di interessarsi di più alla ripartenza del campionato di calcio che alla riapertura delle scuole. Sì, lo stesso governo che oltre a mettere prima la serie A, rispetto alla scuola, ci mette anche “l’ election day” il 20 e il 21 settembre per 7 regioni e 1149 sindaci. Insomma, il problema a quanto pare è la riapertura effettiva delle scuole, tanto urgente, che viene ritardata ancora. O meglio, per Salvini, il problema, è se debba o meno stipare sua figlia, insieme ad altre migliaia di bambini nel plexiglass, ma pur sempre a scuola. Questa ipotesi fra l’altro non è più nell’ordine del giorno, ma lui, mentre si rifiuta di pensare ad una scuola fra plexiglass, mascherine e classi chiuse, non lo sa.

 

Ninni, il ragazzo italiano e la sua passione

Fra i romanzi in lizza per accaparrarsi il tanto ambito Premio Strega, vi è “Ragazzo italiano” scritto da Gian  Arturo Ferrari. Parla della storia di Ninni, che nel dopoguerra si trova a cavallo di due realtà: l’inizio della rivoluzione industriale nella regione lombarda e il declino della realtà rurale in Emilia. Uno spaccato che fa riflettere su cosa sia stato quel periodo per il Paese intero. Il giovane, spinto dalla n0nna, impara come  potere fare leva  su tutto quello che hanno da offrire i libri. Guidato sempre di più dalla sua volontà di sapere, Ninni si costruisce quello che sarà il suo posto nel mondo.

In questa vicenda si racchiudono aspetti che caratterizzano le vite di molti( se non tutti) i giovani, ma anche racconta un’ epoca del nostro Paese all’insegna della precarietà, povertà e ansia del futuro.  Tutta la generazione che ha vissuto sulla propria pelle la tragedia della guerra è riuscita lo stesso a proiettarsi verso il futuro con il proprio carico di sogni. Alcuni come Ninni, semplicemente partendo dai libri.

 Perché trattiamo male la scuola?

Verdelli, direttore del Corriere della Sera ha tracciato un piccolo quadro della situazione scolastica italiana ” fra i 37 stati dell’Ocse(…) siamo con vergogna all’ultimo posto per spesa pubblica dedicata all’istruzione. (…)  non suona strano che il 20% dei nostri giovani (19-26 anni) abbia le capacità di lettura considerate minime”. Questo concetto lo ha espresso anche Maurizio Crozza in un monologo circa una settimana fa. Dati sconcertanti che fanno riflettere. La scuola italiana è flagellata da anni e lasciata in completo stato di metastasi che pian piano avanza. Il che suona strano in un Paese che detiene il 60% dei beni culturali mondiali. Dovremmo essere i primi a tutelare e innovare un sistema scolastico che sta, da fin troppo tempo, boccheggiando. L’abbandono da parte del governo dei suoi giovani dovrebbe spingerli a fare un po’ di più come Ninni: a interrogarsi, leggere, scoprire, guidati dalla forza della curiosità e guidati da quel pensiero che se siamo tutti un po’ più partecipi e acculturati siamo tutti un po’ più liberi. La scuola va salvata, non salvarla vuol dire giocare a sorte col futuro, vale a dire i giovani.

E se il vero problema, per qualcuno è il plexiglass allora la scuola è un problema già dagli anni ’80.

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