Il Superuovo

I murales trasformano i luoghi pubblici e ci consentono di osservare con attenzione il mondo

I murales trasformano i luoghi pubblici e ci consentono di osservare con attenzione il mondo

La pittura murale presenta altri scopi oltre quello della rappresentazione creativa: è pittura sociale per eccellenza, offerta al godimento della collettività.

L’arte accomuna tutti quei fenomeni che hanno lo scopo di rappresentare qualcosa. Le modalità espressive possono essere molto diverse. Il volto umano, rappresentato in maniera fortemente realistica, è al centro dell’intuizione creativa di Jorit.

L’origine dei murales

Il murale è una forma particolare di pittura murale, una composizione figurativa per lo più di grandi dimensioni dipinta su pareti di edifici o su muri a sé stanti. Rispetto alla tecnica dell’affresco, il muralismo è connotato sul piano tecnico dal superamento dei metodi tradizionali, in quanto linguaggio moderno e povero, collegato alla produzione dei nuovi materiali sintetici per la pittura. Esistono sostanzialmente due tendenze nell’espressione muralistica contemporanea. Per alcuni artisti la preoccupazione essenziale è di ornare e rallegrare il volto della città, altri pongono l’accento sulla funzione sociale e politica del murale, rifacendosi ai lavori dei pittori messicani Orozco e Rivera. Il muralismo ha avuto inizio come programma di arte pubblica finanziata dal governo durante la rivoluzione messicana (1910-1920) ed ha contribuito a innovare le antiche tecniche di pittura murale. Consisteva in pitture murali di grandi dimensioni su edifici pubblici. Gli artisti trovavano la raffigurazione di affreschi adatta a essere compresa dal popolo e a veicolare un messaggio sociale e politico anche in tempi moderni. La tecnica dei murales venne riconosciuta come arte ufficiale della rivoluzione e come prova del successo e dell’importanza di tale movimento. I temi principali del muralismo riguardavano le civiltà precolombiane, la conquista coloniale spagnola e il culmine dell’era moderna, raggiunta con la rivoluzione messicana del 1910. Le tecniche usate erano inizialmente quelle antiche, tipiche dell’affresco. Successivamente gli artisti iniziarono ad utilizzare anche prodotti industriali e vernici a rapida essiccazione. La pittura murale si sviluppò e si perfezionò anche nel campo dell’edilizia pubblica e dell’architettura governativa. Intorno al 1930 il muralismo diventò un movimento internazionale, sviluppandosi anche in Argentina, Perú, Brasile e Stati Uniti.

Jorit e la sua idea di appartenenza alla “Human Tribe”

Jorit Ciro Cerullo è un artista italiano. È nato a Napoli nel 1990, da madre olandese e padre italiano. L’artista afferma di essere legato più che alla street art, che si manifesta nelle tecniche più disparate, alla pittura e al muralismo messicano degli inizi del Novecento. Jorit ha cominciato la sua attività pittorica nel 2005, facendosi conoscere attraverso una serie di graffiti eseguiti in maniera illegale su treni e su muri della sua città, prima di essere riconosciuto e apprezzato per la sua originalità stilistica a livello europeo e diventare poi internazionalmente noto. Dal 2013, Jorit si dedica esclusivamente alla raffigurazione realistica del volto umano che marchia con due cicatrici sulle guance, le quali rimandano alla procedura della scarificazione tipica delle popolazioni africane, che in passato coincideva con il rito iniziatico del passaggio all’età adulta e rappresentava il momento simbolico dell’entrata dell’individuo nella tribù. Jorit era entrato in contatto con questa cultura durante i suoi numerosi viaggi in Africa, dai quali ritornava trasformato, come uomo e come artista. Questi segni, che contraddistinguono i suoi murales in tutto il mondo assumono per Jorit un significato più ampio: sono simboli di umanità e di fratellanza e ci ricordano che apparteniamo tutti alla stessa grande tribù, quella umana.

L’ impegno sociale di Jorit

L’arte per Jorit è sperimentazione di tecniche e materiali attraverso l’utilizzo di bombolette spray mentre su tela dipinge anche con olio e acrilico. L’esperienza artistica nel suo complesso è molto di più. Dipingere significa stare sul posto, passare del tempo con le persone che vivono lì, comprendere il loro sentire. Per Jorit l’arte è un mezzo per comprendere a fondo la realtà e per ragionare sul proprio tempo. I volti che Jorit raffigura si fanno strumento di forti messaggi di natura sociale, di riscatto, di memoria e di speranze dell’intera comunità. La sua ispirazione proviene dall’attualità, i suoi punti di riferimento dalla storia. Nei murales infatti, sono celati dei testi artistici che ne ampliano il significato: nomi di persone del luogo, testimonianze e motti rivoluzionari. Le parole e le frasi che racchiudono messaggi universali sono state raccolte per la prima volta da Vincenzo De Simone, psicologo e fotografo partenopeo, impegnato da sempre nella comunicazione. Jorit viaggia molto ma torna sempre nella sua Napoli, costellata da interessanti e originali opere di street art. Tra le opere più note rappresentate da Jorit a Napoli ricordiamo l’enorme murale dedicato al campione argentino Maradona su una facciata di un palazzo di un quartiere periferico di Napoli, San Giovanni a Teduccio; Ael, opera riconosciuta come la prima di grandi dimensioni nella città partenopea, più precisamente nel parco Merola di Ponticelli che raffigura il volto di una bambina Rom, intitolata Tutt’egual song’ e criature; Gennaro, opera situata nel centro storico di Napoli in cui l’artista ispirandosi al modus operandi di Caravaggio utilizza il volto di un operaio di nome Gennaro per impersonificare il santo patrono di Napoli San Gennaro, a pochi passi dal Duomo e dalla cappella dedicata allo stesso. Jorit conosce a fondo le contraddizioni della sua città natale e ci invita a lottare per una società diversa, che metta l’essere umano davanti al profitto a tutti i costi e alla criminalità. A Pagani, il 30 maggio 2021 Jorit realizza un murale raffigurante Marcello Torre, avvocato e politico italiano, assassinato dalla camorra l’11 dicembre 1980. La data dell’inaugurazione non è stata scelta a caso ma è significativa. Il 30 maggio del 1980 infatti, quando si stava chiudendo la campagna elettorale che lo avrebbe portato a diventare sindaco della sua città, Marcello Torre scrisse una lettera ai suoi familiari che consegnò ad un amico magistrato e che venne resa nota dopo la sua morte. In questo suo testamento spirituale e politico metteva nero su bianco il desiderio di combattere per una Pagani civile e libera, manifestando anche il timore per la sua stessa vita. Al paese, oltre che alla sua famiglia, preme tenere sempre viva la sua memoria attraverso le sue parole, riportate sulla parete dell’Auditorium della città dall’artista Jorit e poi coperte nel corso della realizzazione dell’opera dal volto di Marcello Torre: “Carissimi, ho intrapreso una battaglia politica assai difficile. Temo per la mia vita. Conoscete i valori della mia precedente esperienza politica. Torno nella lotta soltanto per un nuovo progetto di vita a Pagani. Non ho alcun interesse personale. Sogno una Pagani civile e libera. Ponete a disposizione degli inquirenti tutto il mio studio. Non ho niente da nascondere. Siate sempre degni del mio sacrificio e del mio impegno civile. Rispettatevi ed amatevi. Non debbo dirvi altro. Conoscete i miei desideri per il vostro avvenire.”

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