Il Superuovo

I miti più incredibili su Alessandro Magno che lo hanno reso ancor più leggendario

I miti più incredibili su Alessandro Magno che lo hanno reso ancor più leggendario

Alessandro Magno è una figura conosciuta da tutti e già dall’antichità divenne quasi un personaggio metastorico, l’emblema per eccellenza del conquistatore del grande stratega.

La locandina del film “Alexander” (Fonte: telefilm-altervista)

 

Fin dall’antichità sono nati e si sono diffusi numerosissimi miti e leggende sul vincitore dell’impero Persiano. Alcune sono verosimilmente circolate per volere dello stesso Alessandro, altre invece si sono sviluppate in autonomia, sul successo dell’alessandrografia.

1. Alessandro e l’immersione negli abissi

La tradizione medievale ha riportato una leggenda che farebbe di Alessandro il primo subacqueo della storia. Il re macedone, dopo aver conquistato Tiro e le altre città della Fenicia, si sarebbe infatti immerso nel Mediterraneo insieme al suo ammiraglio Nearco, all’interno di una gabbia di vetro, fino al fondale marino. La sete di conoscenza del re macedone non aveva confini, così come la sua ambizione e con questo sommergibile ante litteram si sarebbe immerso negli abissi marini quasi per una giornata intera. Una volta toccato il fondo, Alessandro e Nearco dovettero fare i conti con un enorme mostro marino, che oscurò loro la visuale per diverso tempo e che li terrorizzò così tanto da non voler più ritentare un’impresa simile.


Alcune delle creature bizzarre descritte dai viaggiatori in Oriente (Fonte: wikiwand)

2. La battaglia contro i lupi mannari

Il romanzo di Alessandro, opera che raccoglie diverse storie, attendibili e non, sulla spedizione di Alessandro, riporta come l’esercito macedone sia venuto faccia a faccia con una tribù di quelli che i moderni chiamerebbero lupi mannari, nello scritto definiti come creature con testa di cane. Il primo approccio di Alessandro, come al solito, fu di curiosità. Dopo aver fatto accampare i suoi uomini un membro di questo gruppo si avvicina al re ed è descritto come spaventoso e peloso come una capra, incapace di parlare ma solo di emettere latrati e di abbaiare. Alessandro cerca di catturarlo tentando di sedurlo con una donna, ma il mostro la rapisce e la divora. Quando i soldati si precipitarono per ucciderlo vennero sorpresi da altri suoi simili che ingaggiarono una feroce battaglia con loro. Furono messi in fuga solo dal fuoco e quei pochi presi prigionieri, da portare come meraviglia in patria, si lasciarono morire di fame nelle loro gabbie.

 

3. La discendenza divina

Questo mito ha visto la sua diffusione durante la spedizione stessa e probabilmente è stato Alessandro in persona a farlo divulgare. Verso la fine del 332, dopo aver fondato Alessandria d’Egitto, il re macedone si reca in pellegrinaggio all’Oasi di Siwa, dove c’era un oracolo di Amon-ra che i Greci identificavano con Zeus. Qui la leggenda vuole che Alessandro sia stato riconosciuto come figlio di Zeus e non di Filippo II. Alessandro, dunque, non più come uomo, ma come dio, si apprestava a conquistare l’Asia. Questo fatto segna anche la decisione maturata in Alessandro di avvicinarsi agli usi e costumi della monarchia orientale, in cui il sovrano era assimilato a una divinità, introducendo il cerimoniale persiano alla sua corte e addirittura organizzando le nozze di Susa, nelle quali lui stesso e i suoi compagni presero in moglie, con rito persiano, delle nobildonne orientali.

Foto delle rovine del tempio di Siwa (Fonte: SiViaggia)

4. Il volo con i grifoni

Non contento di aver esplorato gli abissi Alessandro è tentato dal cielo. Decide quindi di far aggiogare due grifoni, legarli con una fune a sua volta legata a una cesta (il suo abitacolo, insomma) e di stimolarli al volo e al movimento con un pezzo di carne, penzolante davanti alle loro teste.

5. Alla ricerca dell’ingresso del Paradiso

Al termine della spedizione, Alessandro e le sue truppe arrivano all’ingresso del Paradiso, nei pressi del fiume Gange. Qui però il sovrano si vede negato l’accesso da un vecchio che, vedendolo deluso, gli dà in dono un anello d’oro, magico. Infatti, se messo su una bilancia, sarebbe risultato più pesante anche di chili e chili di oro, ma se lo si copriva di polvere, anche una foglia lo avrebbe superato. Alessandro, perplesso, chiese spiegazioni al vecchio custode. La sua risposta turbò profondamente il generale macedone: l’anello rappresentava infatti la sua ambizione, smisurata e più forte di ogni altro sentimento nel suo cuore, ma che quando il suo occhio sarebbe stato coperto di polvere, allegoria per la morte, sarebbe valsa poco o nulla.

Questa vicenda si collega ad un altro mito, in cui Alessandro, per paura della morte, va in cerca della fonte dell’eterna giovinezza. Una volta trovatala però, rifiuta di bere e se ne va, non potendo sopportare l’idea di vivere in eterno solo e senza i suoi compagni. Ironicamente lo attendeva, di lì a poco, la morte nel 323.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: