I mass media ci dimostrano che Mussolini non era l’immagine che si era creato

Il 10 giugno del 1940, Benito Mussolini, da Palazzo Venezia a Roma dichiarava l’entrata in guerra dell’Italia. I mass media, sono da sempre un potere della comunicazione di massa.

 

Circa ottanta anni fa, Mussolini, come era solito fare si affacciava dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, per informare gli Italiani dell’entrata in guerra della nazione, il suo discorso cominciò così:

Combattenti di terra, di mare e dell’aria, Camicie nere della Rivoluzione e delle Legioni, uomini e donne d’Italia, dell’Im­pero e del Regno d’Albania, ascoltate.

Queste parole furono seguite dal suo famoso discorso, tutti sappiamo che il Duce era solito parlare dai balconi, ma durante la seconda guerra mondiale, le notizie venivano fatte circolare non solo dai giornali, ma anche attraverso la radio e la televisione. Infatti, il discorso di Mussolini lo possiamo trovare anche sugli archivi storici di Luce, uno dei primi cinegiornali, che ebbe il suo picco con l’affermarsi del fascismo e del nazismo, fu uno dei primi media di comunicazione di massa, sopratutto in questo periodo storico, perchè appunto appoggiava quegli ideali politici.

 

 

Il cinegiornale fascista

L’Istituto Luce (1924) non nasce fascista, ma lo diventa, infatti questo giornale nasce prima di tutto per una divulgazione documentaristica, il periodo che va dalla nascita del cinema a quella della televisione, ha creato un boom di attenzioni sulle nuove tecnologie dell’epoca, tanto che la radio aveva perso a picco gli ascoltatori -solamente 26.865 utenti nel 1926-.                                                                                                                                                                          Questo cinegiornale diventa fascista, perchè Mussolini consapevole del potere dei mass media sull’opinione pubbllica, salito al potere decise di monopolizzarli al servizio del suo pensiero politico e del partito, tanto che la sua intenzione era quella di far diventare il cinema, il fiore all’occhiello del regime, la sua idea era quella di sviluppare cinema di “non finzione” attraverso film istruttivi, cinegiornali e documentari.                                                                    Prima della salita al potere del duce, questo istituto si chiamava sic – sindacato di istruzione cinematografica- ma questo rappresentava ciò di cui il partito aveva bisogno, quindi decise di finanziarla, facendo cambiare nome in LUCE -Unione cinematografica educativa- , ci sono molte teorie su questo nome, visto la grande assonanza con la parola duce. Il debutto dell’istituto fu nel 1924 con il film Aethiopia -ammonimento agli italiani di pensare alla politica di oltremare, alle necessità imperiali di espansione- nel 1925 Mussolini esortò i ministeri della pubblica istruzione, del”economia, delle colonie e dell’interno a servirsi di LUCE , tanto che il ministro della pubblica istruzione stipulò un programma di cinematografia da inserire nelle scuole.

 

 

La censura fascista

Pensando che i mass media avevano il potere di convincere il popolo, Mussolini decise che solo i giornali, i programmi, i musicisti o gli spettacoli teatrali, che non andavano contro le sue ideologie o che non avevano all’interno le parole vietate di quel periodo storico, potevano essere visti dal pubblico. Quelli che non rispettavano le sue regole, venivano chiusi.

Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime: è libero perché, nell’ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione

Queste, sono le parole che Mussolini rivolgeva ai giornalisti, in uno dei suoi discorsi da Palazzo Chigi.                              Dal 1925 iniziarono i sequestri e le censure di molti giornali, a causa delle molteplici chiusure di giornale, il sei giugno del 1926 il duce emanò il Testo unico di pubblica sicurezza, composto da dieci titoli e duecentoventiquattro articoli, quelli più caldi erano l’art. 111 e l’art. 112:

ART.111: Non si può esercitare senza licenza del Questore l’arte tipografica, litografica,
fotografica, o un’altra qualunque arte di stampa o di riproduzione meccanica o chimica
in molteplici esemplari.
La licenza vale esclusivamente per i locali in essa indicati.
E’ ammessa la rappresentanza

ART. 112: E’ vietato fabbricare, introdurre nel territorio dello Stato, acquistare, detenere, esportare,
allo scopo di farne commercio o distribuzione, o mettere in circolazione scritti, disegni,
immagini od altri oggetti di qualsiasi specie contrari agli ordinamenti politici, sociali od
economici costituiti nello Stato o lesivi del prestigio dello Stato o dell’autorità o
offensivi del sentimento nazionale, del pudore o della pubblica decenza (1), o che
divulgano, anche in modo indiretto o simulato o sotto pretesto terapeutico o scientifico,
i mezzi rivolti a impedire la procreazione o a procurare l’aborto o che illustrano
l’impiego dei mezzi stessi o che forniscono, comunque, indicazioni sul modo di
procurarseli o di servirsene.
E’ pure vietato far commercio, anche se clandestino, degli oggetti predetti o distribuiti o
esporli pubblicamente.
L’autorità locale di pubblica sicurezza ha facoltà di ordinare il sequestro in via
amministrativa dei predetti scritti, disegni e oggetti figurati

Tutto questo accadeva con la salita al potere di Mussolini, possiamo dire che con l’avvento dell’antisemitismo, questa censura diventò sempre più rigida, perchè non solo non permetteva la libertà di pensiero, ma i giornalisti, gli scrittori, i registi non potevano essere di religione ebraica o avere provenienze ebraiche, tanto che per colpire gli autori nemici del regime, il ministero della cultura popolare stilò un elenco di 355 giornalisti presunti ebrei.

 

La vera faccia della censura

Mussolini oltre a censurare gli ideali, censurava anche se stesso, esistono delle foto che lo ritraggono in vesti quotidiane, e lui non ha mai permesso di pubblicare, infatti in quel periodo storico, le sue foto erano sempre a cavallo o mentre stava svolgendo qualche attività politica. Ma non solo questo, infatti, Dagospia ha pubblicato un articolo, su cui svela che Mussolini e tutti quelli che lo circondavano facevano uso di cocaina, era per loro abituale farsi accompagnare da delle signore. In conclusione, non era l’uomo perfetto, che voleva sembrare, gli ideali sulla famiglia, che tanto propagava, nemmeno quelli erano veri. Quindi adesso vorrei lasciarvi con una domanda, oltre agli ideali diversi da quelli del regime, Mussolini voleva nascondere altro?

 

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