
Un viaggio fastidioso
“Io non li ho salutati perché mi avevano dato fastidio quei giovani “lanzichenecchi” senza nome.”
Così Alain Elkann, famoso giornalista e scrittore, ha concluso l’articolo dello scorso 23 luglio pubblicato su la Repubblica il cui titolo è tutto un programma: “Sul treno per Foggia con i giovani “lanzichenecchi”.
Lo scrittore, nel raccontare quello che doveva essere un normale viaggio in treno verso Foggia, descrive con una vena di perplessa ironia la scena in cui è immerso anche se non notato: alcuni ragazzi provenienti dal nord Italia, vestiti tutti uguali, con un iPhone in mano, tatuati dalla testa ai piedi e intenti in conversazioni che spaziavano dal calcio alle partite, dalle ragazze nei night a quelle in spiaggia – dei maranza, insomma (ndr).
In una scena del genere chiunque si sarebbe sentito un pesce fuor d’acqua, anche e persino il nostro Alain Elkann, intento a leggere la Ricerca del tempo perduto di Proust, in francese.
“Loro erano totalmente indifferenti a me, alla mia persona, come se fossi un’entità trasparente, un altro mondo”
Queste parole non dovrebbero stupire: chiunque non abbia un’età compresa tra i 16 e i 20 anni si sarebbe sentito invisibile e alieno in uno scenario del genere, saremmo infatti troppo concentrati a decifrare il discorso che viaggia attraverso parole come “bro” o “cringe” per seguire quello che sicuramente potrebbe essere un discorso interessante – se non altro come indagine sociale (ndr).
E invece il racconto di Elkann ha stupito eccome, ha indignato i lettori che si sono visti paragonati i propri figli ai “cattivi” de I Promessi Sposi: i “lanzichenecchi” – se non altro questo denota che almeno qualcosa si ricordino del romanzo manzoniano (ndr).

I maranza-lanzichenecchi
Nel XXVIII capitolo del romanzo, Manzoni introduce l’avvicendamento degli eserciti francese, tedesco e spagnolo nel territorio dell’Italia settentrionale nel 1629. I lanzichenecchi erano soldati delle fanterie mercenarie tedesche, costituite nel XV secolo, che negli anni in cui Manzoni ambienta il romanzo saccheggiano e agiscono violentemente tra le strade di Milano, portando con sé la peste che già covava tra le fila di quelle armate.
Ed ecco che, mutatis mutandis, Elkann paragona gli adolescenti ai soldati dell’esercito tedesco, alzando un polverone di polemiche che ruota intorno all’indecenza della similitudine.
Credo sia abbastanza ovvio, però, che l’intento del giornalista non fosse quello di dare dei mercenari agli adolescenti compagni di viaggio, semplicemente quello di raggrupparli all’interno di un concetto che potesse ben rendere l’idea, vista la notorietà dei lanzichenecchi: come quelli manzoniani, anche i ragazzi in questione girano come gruppo compatto, i cui componenti sono identici gli uni agli altri, confusionari e possono incutere un certo timore
“Avevano paura di quei ragazzi tatuati che venivano dal nord?”
Sarebbe stato decisamente anacronistico crederli simili ai lanzichenecchi per le stesse ragioni per le quali sono famosi questi personaggi manzoniani, ma a quanto pare anche in un racconto soggettivo relativamente innocente bisogna stare attenti ai riferimenti: non sia mai che se ne risentano i genitori dei nostri lanzichenecchi diciasettenni.
Il 2023 come il 1840
A ragion del vero, una cosa simile è capitata proprio a Manzoni che però è corso anticipatamente ai ripari evitando grosse ripercussioni: il romanzo de I Promessi Sposi tratta la storia di Renzo e Lucia in un’Italia del XVII secolo, ossia del 1600. La realtà dei fatti è ben altra: Manzoni ha volontariamente retrodatato il suo romanzo perché sarebbe incappato in grossi problemi se si fosse riferito negativamente a chi governava l’Italia del 1800, ossia l’impero austriaco. Con un piccolo espediente letterario ha potuto scrivere liberamente, perché sulla carta il target era differente.
Ora, capisco che nel 1800 e sotto un governo ben preciso ci fossero ben più problemi di espressione, ma a quanto pare anche nel 2023 una penna non può scorrere liberamente anche se il suo intento è solo quello di trovare, attraverso una metafora, un referente ironico e pregnante ai suoi rumorosi e incuranti compagni di carrozza.