I LIKE THIS FREEDOM: arte europea dopo i totalitarismi

L’insorgere dei totalitarismi in Europa ha mutato radicalmente lo stile di vita e, di riflesso, l’espressione artistica.

Hitler alla Mostra dell’Arte degenerata, 1937 (fonte La Stampa)

Le ricerche derivavate dalle avanguardie storiche e il loro processo di emancipazione dei metodi e della personalità del singolo si interrompono bruscamente in Europa tra le due guerre.

Atti degenerati

Il secolo scorso è stato testimone forse più degli altri di momento storici opposti, sia nelle premesse che nei prodotti. È chiaro che ogni periodo storico vede momenti di alterne fortune ma, nel caso del XX secolo è emblematico il fatto che questi alti e bassi abbiano toccato picchi notevoli in entrambe le direzioni. Si è passati da uno spirito liberale e una vivace creatività artistica, al predominio dei partiti di destra dopo vari colpi di Stato; si è passati da una guerra- già devastante- ad un’altra ancora più grave, a ideologie sempre più totalitarie e libertà sempre più ridotte. Si è giunti poi alla pace, ma nonostante ciò le guerre sono proseguite in Africa sulla base di principi razziali, nelle infuocate battaglie del Vietnam, e quelle sul filo dei nervi tra America, Cuba e Russia. Ci sono stati periodi di massima ricchezza e di massima povertà, attribuendo sempre più potere alla capacità economica relativa ad ogni Paese.

Nell’ambito artistico però questo altalenante andamento è stato decisamente influenzato più di ogni altra cosa dalle dittature europee, che ne hanno definito la strada da seguire. In linea di massima ogni regime spingeva per uno stile accademico, realistico e celebrativo: in Russia è il Realismo Socialista ad esprimere i sentimenti rivoluzionari con un linguaggio imposto da Andrej A. Zdanov (all’epoca arbitro della linea culturale del partito). In Germania il governo nazionalsocialista si impegna a eliminare l’ arte degenerata, ripulendo musei e gallerie dalle opere ostili. In Italia invece il regime non assume una linea definita nel campo artistico, e così facendo molti artisti pur lavorando con Mussolini in alcune occasioni non hanno definito uno stile fascista.

Georg Baselitz- La grande notte in bianco (1962, fonte Pinterest)

Arte Roma- Berlino

In Italia il percorso artistico è stato influenzato principalmente dal Futurismo: alcuni dei suoi ideali che condividono lo spirito esuberante fascista si trasformano in arte in immagini dinamiche e rivoluzionarie, che celebrano la macchina e la vita rinnovata da essa. Le reazioni al periodo fascista arrivano nella seconda generazione degli artisti del Novecento con Manzù, Guttuso, Levi e Mafai.

In Germania invece dove l’impatto tra regime e artisti è stato più radicale si è assistito al dilagare di un realismo forzato e all’espatrio di tutti quegli artisti non il linea col regime, altrimenti destinati alla persecuzione, uno tra tutti E. Nolde. La liberazione da questi ideali nazionalistici e xenofobi non poteva comportare che un’esplosione artistica creativa e rivoluzionaria nei temi e nei linguaggi.

È così che, mentre la nuova tendenza mondiale era l’espressionismo astratto, in Germania si sviluppano artisti i cui metodi espressivi variano dalla pittura figurativa alla performance. Tra questi in molti rimane l’esperienza della dittatura e della guerra, così da riproporla criticamente testimoniandone il terrore e la distruzione. È il caso di Georg Baselitz e la sua opera ‘La grande notte in bianco’ del 1962, dove un omino è ritratto nell’atto di masturbarsi: la Germania nazista si era impegnata a nascondere atti simili e simili metodi di espressione, e la figura è quindi rappresentata in modo violento e vivido su uno sfondo scuro, sulle lezioni dell’espressionismo tedesco osteggiato dal regime.

R. Guttuso- I funerali di Togliatti (1972, fonte Panorama)

Arte veicolo della politica rivoluzionaria

Simbolo della rinascita artistica europea è l’uso di un linguaggio rivoluzionario con temi rivoluzionari: la performance. Pioniere ne è stato Joseph Beuys, uno dei primi a unire l’attività politica all’espressione artistica. È lui stesso- dopo aver combattuto nella Seconda Guerra Mondiale- a dichiarare che l’arte era solo un mezzo per arrivare al pubblico. L’emblema della sua ricerca sociale è la performance del 1972 a Kassel in occasione di Documenta 5, curata da H. Szeeman: Beuys organizza per il 100 giorni d’esposizione un Ufficio per la democrazia diretta. L’installazione- performance consiste in un luogo in cui si svolgono dibattuti e discussione sul tema dei diritti e della democrazia; Beuys da Socrate moderno presiede le discussioni, concludendo la manifestazione con un incontro di Boxe.

L’autore si è impegnato anche in ambito politico già dai primi anni ’60, fondando il Partito degli Studenti Tedeschi, il Partito dell’astensione e del referendum libero per la democrazia diretta e, nel 1974, l’Università Libera di Düsseldorf, insieme ad H. Böll.

Beuys con la rosa simbolo della democrazia(fonte Arte.it)

Artivism

Se Beuys segna una grande svolta nella produzione artistica rispetto al passato, Hans Haacke ne definisce la definitiva rottura con l’esposizione alla 54° Biennale di Venezia del 1993, curata da A. B. Oliva che aveva assegnato il tema ‘Coesistenza; punti cardinali dell’Arte’. L’artista distrugge il pavimento del padiglione tedesco costruito ad inizio secolo ma ampiamente modificato nel 1938 per volere di Hitler. L’opera GERMANIA, che gli vale il Leone d’Oro è solo una dei numerosi esempi creati dall’artista di Colonia, sempre interessato ad indagare prima il sistema istituzionale e delle gallerie, poi il rapporto tra istituzioni e arte. Ne sono esempi ‘A real time social System of May 1, 1971’, e MoMA POLL, opera esposta al Guggenheim, in cui Haacke indaga il rapporto tra il politico N. Rockfeller (governatore dello stato e membro del consiglio di direzione dello stesso museo) e gli elettori visitatori del museo.

Alcuni anni fa Hans Haacke è stato protagonista di una mostra in Italia, presso Como, dove ha esposto ‘Der Bevolkerung’, installazione risalente al 1998 per il Reichstag, sede del parlamento tedesco. Il progetto consisteva nel modificare la precedente installazione che recitava ‘Dem Deutschen volke’ (ai tedeschi) in ‘Der Bevolkerung’ (al popolo). A tal proposito si sofferma sulla situazione italiana, affermando che era al corrente di tendenze estremiste e che quindi quella sua installazione poteva essere ugualmente centro di dibattito in Italia.

Hans Haacke- GERMANIA (1993, fonte Frieze)

 

 

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