I lavori del futuro: prevedere l'umore

Sono sempre più numerosi e precisi i device fisiologici indossabili in grado di monitorare stati emotivi e corporei. Si pensi a braccialetti, smartwatch e apparecchi che ci permettono un maggiore auto-controllo.

Un esempio è “embrace 2” sviluppato da EMPATICA (azienda specializzata in tecnologie wearable nell’ambito medico) ,  in grado di prevedere l’inizio di una crisi convulsiva in soggetti epilettici grazie all’analisi di dati fisiologici sull’attività elettrotermica.
Lo sviluppo di questo tipo di dispositivi in grado di rilevare i biomarker digitali e i sistemi di machine learning ad essi connessi (come lo smartphone) non si limitano però ad applicazioni puramente nel campo della medicina.
Queste nuove tecnologie stanno infatti aprendo nuovi orizzonti verso nuove possibilità: gli users possono infatti trarre vantaggio in tempo reale dalle informazioni relative ad indici di benessere psicofisiologico. Questi device sono infatti in grado di registrare informazioni emotive, comportamentali, cognitive, sociali con un grado sempre maggiore di accuratezza. L’idea è quella di utilizzare i dati dei soggetti analizzati per costruire un modello di funzionamento che ci permetta di predire cambiamenti a livello dell’umore.

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Le mire di MIT e Harvard Medical School

Dal 2013 il gruppo di ricercatori dell’Affecting Computing del MIT (Massachussets Institute of Technology) in collaborazione con la Scuola di Medicina di Harvard sta monitorando 300 studenti per sviluppare un nuovo software. Il campione è sotttoposto alla misurazione della propria attività fisica, della propria temperatura corporea,  della quantità di luce alla quale sono esposti ogni giorno per circa 30 giorni. I dati vengono automaticamente scaricati sui loro smartphone
Oltre a questi indici, il dispositvo è in grado di registrare il numero dei messaggi, delle chiamate ed il tempo speso ad utilizzare social network, nonchè le ore di sonno al giorno, la qualità del sonno e il consumo di caffeina o alcol.
E’ all’interno di questo campo di ricerca che si inizia a parlare di “digital biomarkers“, i dati psicofisiologici che si possono ricavare ed utilizzare in diversi ambiti. Queste nuove tecnologie potrebbero aiutare nel tentativo di identificare e prevenire episodi di depressione o suicidi in soggetti emotivamente instabili.
Un’ulteriore fonte di indicazioni potrebbe essere il modo in cui le persone scorrono, o toccano lo schermo dei propri dispositivi. E’ quello su cui si sta concnetrando la compagnia la Mindstrong Health, a Palo Alto in California.
Queste analisi potrebbero aiutare nell’individuare i cambiamenti nelle  funzioni neurocognitive dei soggetti, identificando quindi quelli che sono stati definiti come “digital biomarkers”. Il nostro modo di utilizzare i dispositivi  digitale sembrerebbe quindi in grado di svelare il nostro “fenotipo digitale“, lasciando trasparire eventuali cambiamenti a livello cognitivo, comportamentale ed emotivo. L’obiettivo dell’azienda è quello di utilizzare tali indicatori per la valutazione e la diagnosi di forme di depressione resistenti a trattamenti o di schizofrenia.
L’insight tutto moderno è quello di sfruttare i dati provenienti dalle interazioni con il touchscreen all’interno del panorama digitale per la salute e il benessere.

Possibili rischi

Prevedere con anticipa il proprio umore potrebbe tuttavia rappresentare anche un possibile rischio. La professoressa Barbara Fredrickson , attiva presso l’Università del North Carolina afferma che prevedere che il proprio umore sarà negativo possa in qualche modo innescare un iper-monitoraggio da parte della persona sulle proprie emozioni e/o comportamenti. Il rischio è quello di “attivare così tutta una serie di processi emotivi e di credenze che potrebbero ulteriormente acuire il malessere, senza un’adeguata e opportuna gestione da parte di un professionista (Kaplan, 2018)”.


Susanna Morlino
@karmadelevingne









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