Il fiore è uno dei simboli più usati nella letteratura: quando prende voce si carica di ulteriori significati.

I fiori scortesi di Alice nel Paese delle Meraviglie sono ormai conosciuti da tutti. La letteratura, però, ha sempre usufruito di immagini simili; un caso particolare è quello della Disputatio rosae cum viola di Bonvesin da la Riva.
I FIORI DEL PAESE DELLE MERAVIGLIE SONO SUPERBI
Nel Paese delle Meraviglie vivono personaggi particolari. Tra i più memorabili, sicuramente il Bianconiglio, il Brucaliffo e lo Stregatto. Ma non sono gli unici: tra quelli spesso classificati come secondari, abbiamo i fiori parlanti.
Alice si imbatte in essi per caso, vagando per la terra incantata in cui è precipitata. Inizialmente, si presentano come personaggi amichevoli, anche se superbi. Accolgono la protagonista correggendola, e non tardano a cantare “Nel meriggio d’oro”: è una canzone che da subito sottolinea le virtù di questi personaggi – tra le quali non c’è l’umiltà. Come se non bastasse, l’incontro non si conclude nel migliore dei modi; Alice, infatti, viene accusata di essere “un’erbaccia”, quindi qualcuno di inferiore a questi aristocratici fiori, e viene cacciata via.
È interessante notare che tra i fiori del Paese delle Meraviglie troviamo anche una rosa rossa e alcune violette: la prima è altera e superba, le seconde timide e imbarazzate. Si può notare, quindi, quanto la simbologia associata a questi fiori sia sedimentata nella memoria collettiva.

BONVESIN DA LA RIVA DESCRIVE UN LITIGIO TRA FIORI
Il lombardo Bonvesin da la Riva (1240-1313) non è tra i poeti più famosi del Medioevo. Tuttavia, ha contribuito senza dubbio a costituire una certa idea di letteratura: alcuni elementi della sua poesia sono gli stessi di tutta la lirica dell’epoca, e tra tutti spicca l’allegoria. Uno dei suoi componimenti più celebri, la Disputatio rosae cum viola – conosciuto anche con il titolo tradotto di “Disputa tra la rosa e la viola” – usa moltissimo questa figura retorica.
Questa poesia, scritta in volgare milanese, rappresenta una disputa tra una rosa e una violetta. Lo scontro è presentato in chiave giuridica: infatti, è presente anche un giglio a fare da giudice. L’oggetto della disputa è determinare chi sia migliore tra i due fiori: la superba e aristocratica rosa, o la piccola e umile violetta? Al termine del componimento si determina la vittoria della seconda: essa, infatti, è un fiore che cresce ovunque e chiunque può cogliere; la rosa, invece, con le sue spine, è un fiore meno usufruibile.
I FIORI HANNO SPESSO UN SECONDO SIGNIFICATO
L’immagine del fiore ha sempre giocato un ruolo molto importante nella storia della letteratura. Ricordiamo, ad esempio, il carme XI di Catullo, dove il poeta paragona il proprio amore a un fiore colpito da un aratro; o ancora, la poesia Rosa fresca aulentissima di Cielo d’Alcamo, fino ai più recenti Fiori del male di Baudelaire, dove essi diventano simbolo della “bellezza da estrarre dal male”. Tuttavia, l’immagine dei fiori personificati è decisamente più rara: è perciò estremamente interessante notare come venga ripresa a distanza di diversi secoli.