Il Superuovo

I desideri possono prendere il sopravvento sulla realtà: la storia di Harry Potter e Leopardi

I desideri possono prendere il sopravvento sulla realtà: la storia di Harry Potter e Leopardi

É possibile vedere il mondo attraverso l’immaginazione?

Fonte: https://unsplash.com/@randytarampi

Possono avere qualcosa in comune il famoso mago di Hogwarts Harry Potter e un grande letterato, poeta e filosofo come Giacomo Leopardi? La loro storia si incrocia di fronte a uno specchio molto particolare. 

Lo Specchio delle Brame

Il giovanissimo Harry, nel primo libro della saga La pietra filosofale, si imbatte, fra le stanze del castello della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, in un enorme specchio: lo Specchio delle Brame. Quest’ultimo ha il potere di riflettere il soggetto che ha di fronte insieme a ciò che desidera di più: che sia un oggetto, una persona, un ricordo. Come spiega il preside di Hogwarts, Albus Silente:

“L’uomo più felice della terra riuscirebbe a usare lo Specchio delle Brame come un normale specchio, vale a dire che, guardandoci dentro, vedrebbe se stesso esattamente com’è”.

Esso ha la capacità di trasportare la gente negli angoli più intimi e remoti della propria immaginazione, dei propri sogni, dando la sensazione di viverli realmente, di toccarli con mano, davanti ai propri occhi. Una grossa tentazione per il mago che, da neonato, ha dovuto separarsi dai suoi genitori, uccisi dall’oscuro Voldemort: lo specchio gli permette di vederli accanto a sé, di sentire le loro mani, un’altra volta. Leopardi, invece, non aveva probabilmente un buon rapporto con gli specchi: non era affatto il tipo che stava ore ad ammirare il suo aspetto, anzi. 

Ma un suo speciale Specchio delle Brame lo aveva anche lui… 

Fonte:stepconsapevole.it

 

Lo specchio dell’arte

Leopardi non amava molto il suo luogo di nascita, la piccola Recanati: la sentiva ormai un po’ stretta, ed era pronto a un salto più grande: Roma. Ma, una volta trasferitosi lì, anche l’ambiente culturale della città eterna deluse le sue aspettative. Capì allora che la sua insoddisfazione non era frutto di questa o quella città, né delle circostanze quotidiane: era il suo stesso rapporto con il mondo a essere diventato un po’ “rotto”, fragile. Aveva perso la spensieratezza della sua infanzia, trascorsa felicemente insieme ai fratelli, e tutto intorno a lui stava diventando sempre più cupo. Qualsiasi uomo, per Leopardi, prima o poi avrebbe dovuto fare i conti con questa verità: siamo creature fragili, composte da desideri e sogni incredibili, che spesso devono infrangersi sulla riva della realtà, portandoci alla delusione e alla sofferenza. Ma uno spiraglio di luce c’è: la poesia, l’arte e la bellezza sono ciò che possono salvare le vite delle persone, creando colore dove sembra esserci solo oscurità. 

Ecco il suo Specchio delle Brame: l’arte è ciò che è capace di portarci in altri luoghi, anche solo per un secondo, lontano dalla freddezza della realtà. 

Fonte:https://unsplash.com/@chrislawton

Un Expelliarmus

La poesia per Leopardi ha la stessa magia dello specchio di Harry: portarlo nel posto dei suoi sogni, assaggiarne le emozioni, usare l’immaginazione come “terapia” nei confronti della realtà. Uno dei temi ricorrenti è quello del ricordo e della felicità infantile, proprio come Harry, che attraverso lo specchio rivede i suoi genitori. Il problema nasce quando i sogni prendono il sopravvento, arrivando a interrompere per troppo tempo il rapporto con la realtà: quel regno incantato diventa allora talmente irresistibile da non riuscire più a uscirne. Leopardi vorrebbe una felicità durevole, ma ritenendola irraggiungibile, non può che disperarsi. Come direbbe il grande studioso Natalino Sapegno: 

“La condizione del Leopardi è simile a quella di un angelo caduto dal cielo in un deserto che, avendo rotto le ali, agogna di ritornare al cielo ma non può”.

Se fosse possibile vivrebbe sempre all’interno della propria arte, ma Albus Silente lo avvertirebbe come ha fatto con Harry, quando, trovatolo sveglio di notte di fronte allo Specchio delle Brame, gli dice: 

“Non serve a niente rifugiarsi nei sogni, Harry, e dimenticarsi di vivere”.

E in fondo lo sa bene anche il poeta che bisogna scendere da quel castello incantato, quando nella Ginestra chiede agli uomini di resistere e unirsi a partire dalle loro comuni sofferenze. Ma tutto ciò non vuol dire rinunciare all’immaginazione, ai sogni: chi ha visto la saga sa che senza lo Specchio Harry non potrà mai trovare la pietra filosofale, così come senza il forte ricordo dei propri cari non potrà mai sconfiggere Voldemort. Significa trattare l’immaginazione come punto di partenza per un mondo nuovo, i sogni come possibilità di cambiamento della stessa realtà: allora sì, diventano più disarmanti di un Expelliarmus. 

 

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