I rituali dedicati a Dioniso erano celebrati dagli antichi greci in modalità controverse, che ancora oggi suscitano interesse, come dimostra il romanzo “Dio di illusioni” di Donna Tartt.

Le feste in onore di Dioniso erano le occasioni in cui venivano messe in scena le grandi opere teatrali della Grecia antica; ma era anche il momento di uno dei culti più affascinanti e misteriosi della spiritualità di allora: Donna Tartt immagina che alcuni giovani studenti sperimentino, oggi, il rituale.
Le origini, Dioniso e i suoi misteri
Dioniso, nato dalla relazione adulterina tra Zeus e Semele, è la divinità greca associata al ciclo della vegetazione, all’ebbrezza, e all’estasi. Venne al mondo marchiato come un bersaglio dalla gelosia di Era, che continuò a tormentarlo per l’intera sua esistenza, bramosa di vendicare il tradimento del marito. La persecuzione ebbe inizio quando Dioniso era ancora un feto: la regina degli dei ingannò la fanciulla che lo portava in grembo spingendola alla morte; ma il bambino si salvò, terminando la gestazione cucito nella coscia di Zeus, suo padre. Nato sano e forte, fu, poi, nascosto tra gli uomini e affidato alle cure di Sileno, suo tutore. Quando raggiunse, infine, la maggiore età, Era fu costretta a riconoscerlo come figlio legittimo, ma decise, comunque, di punirlo, e lo rese folle. Il dio cominciò, così, a vagare per il mondo, seguito da un corteo di satiri e baccanti, compiendo imprese e conquiste strabilianti… A queste peregrinazioni si ispirarono, poi, le modalità di devozione a lui dedicate, in uno dei culti più fascinosi della Grecia antica: i riti dioniasiaci, che si svolgevano due volte l’anno, in concomitanza con inizio e fine dei cicli di vegetazione. I misteri di Dioniso erano legati all’esaltazione dei sensi: la divinità era, nell’immaginario collettivo, in grado di risvegliare una scintilla di divinità nell’uomo. Per accedere a questa scintilla, però, era necessario entrare in un ‘delirio mistico‘, ovvero in uno stato di invasamento prodotto dall’ebbrezza e dalla danza al ritmo di una musica ossessiva. Si svolgeva, dunque, un’inquietante processione che richiamava il corteo del mito: i partecipanti, ubriachi, sfilavano indossando maschere, e si muovevano al suono martellante del ditirambo, resi ancor più instabili dal tirso (un bastone reso più pesante da un lato). Il corteo così ondeggiante usciva, poi, dalle mura cittadine, per dare inizio alla fase più cruenta del rito: l’omofagia (la pratica di smembrare un animale per mangiarne le carni crude), che permetteva di accedere alla piena comunione con Dioniso.

“Le Baccanti” di Euripide
L’obiettivo di queste pratiche era entrare in uno stato di ‘entusiasmo’, facendo esperienza dell’incarnazione di Dioniso nel proprio corpo: i partecipanti ai riti affermavano di sperimentare stati di forza eccezionale, di essere in grado di compiere azioni incredibili, di resistere a dolori altrimenti insopportabili… Fenomeni dovuti, certo, alla suggestione, ma comunque affascinanti, e pericolosi. La perdita di ogni controllo associata a questi riti, infatti, era già allora considerata rischiosa, e portò, infine, all’abolizione delle celebrazioni. Un esempio dell’impressione che il culto suscitava già negli antichi, è ravvisabile ne Le Baccanti, di Euripide. Nella tragedia, ambientata a Tebe, Dioniso, camuffato, discende tra i mortali: gli abitanti della città avevano cessato di adorarlo, mettendo in dubbio la sua natura divina. Per convincerli del suo potere, rende folli le donne tebane, che si ritirano sul Citerone per celebrare i riti a lui dedicati; qui, invasate, compiono imprese sovrumane e terribili. Penteo, il re, è il peggiore fra i miscredenti: fa incarcerare il dio stesso e si rifiuta di credere alle notizie incredibili che gli giungono dal monte. Dioniso, astutamente, gli consiglia, allora, di travestirsi da donna, e di verificare lui stesso lo stato eccezionale in cui si trovano le baccanti. Una volta giunti sul luogo del culto, però, il dio inganna le menti delle adepte, che scambiano il sovrano per animale selvatico, e si scagliano contro di lui facendolo a pezzi; la prima ad afferrare Penteo nel massacro sarà, inoltre, la sua stessa madre, Agave. Un racconto di orrore e atrocità, che assurge a simbolo di un rito che concedeva, pochi giorni l’anno, l’infrazione di ogni regola, il rifiuto di ogni precetto etico e morale, e l’abbandono completo ai più bassi istinti. Lo stato di invasamento risvegliava più che un’insita scintilla di divinità, la manifestazione di una parte della natura umana oscura e animalesca, così spesso imbrigliata dai vincoli della società. Qui consisteva il vero orrore e pericolo: nell’uomo dimentico della civiltà, libero di abbandonarsi alla violenza…

“Dio di illusioni”
Il misterioso culto ha ispirato anche Donna Tartt, vincitrice del Premio Pulitzer per la narrativa con Il cardellino, nel suo primo romanzo Dio di illusioni. Protagonisti del libro sono sei studenti universitari che seguono i corsi del geniale, ed enigmatico, professore di lettere classiche e greco antico, Julian. Completamente immersi nell’atmosfera surreale dei loro studi, i ragazzi, tra cui spicca il compostissimo Henry, il più portato per la materia e capo del gruppo, perdono gradualmente il senso del confine tra realtà e illusione: trascorrono giorni e giorni ritirati in una casa di campagna, isolati, traducendo i classici. Richard, nuovo arrivato della classe, si è presto integrato, ma nel corso delle settimane comincia a notare alcuni strani accadimenti: gli amici spariscono per giorni senza spiegazione, conversano in segreto con Julian, molte sono le frasi lasciate a metà e c’è un generale clima di tensione… Infine, Henry si decide a rivelare il motivo di tanto mistero: ha convinto gli altri, con il supporto del professore, a riprodurre un rito dionisiaco, inducendosi uno stato di trance con un mix di alcool e stupefacenti. Il giovane grecista racconta il rituale, insieme affascinato e inquieto: non sa spiegare le sensazioni provate, la forza fisica sperimentata, afferma che uno di loro si sia trasformato anche in animale… A un certo punto, però, qualcosa è andato storto, e i ragazzi si sono ritrovati le mani macchiate di sangue innocente. Richard, ormai a conoscenza dell’accaduto, verrà coinvolto in un secondo delitto, necessario a nascondere il primo, che cambierà per sempre le sorti del gruppo. Henry è, qui, rappresentante di un’intelligenza brillante e spietata, simbolo di una sete di sapere tanto acuta da divenire pericolosa: il desiderio di conoscere quella scintilla, di esplorare i più profondi abissi della natura umana, finiranno per cancellare ogni traccia di quella stessa umanità, portando il giovane e i suoi compagni a commettere il più atroce dei crimini, l’omicidio.
