Siamo davvero le forme di vita più evolute sulla Terra? Scopriamo i nostri più frequenti compagni di vita e la loro attività in ambito artistico insieme agli Ateez.

Spesso, quando siamo nervosi o determinati a raggiungere un obiettivo, sentiamo il desiderio di rimanere da soli, ma lo siamo mai per davvero? In realtà no. Intorno a noi ed all’interno del nostro stesso organismo abbiamo dei minuscoli, ma fedeli, compagni di viaggio: i batteri. Proviamo a capire meglio cosa sono e perchè sono importanti nel settore del restauro.
“Fireworks”
“I’m the one in my zone
다른 애들은 삐약
저 취한 바보들 좀 봐
이건 무슨 일이야?”
“I’m the one in my zone
others just peep
look at those drunk fools
what’s going on there?”
Il 1 Marzo 2021 la boyband coreana Ateez ha pubblicato il suo sesto mini-album “ZERO: FEVER Part.2” e proprio questa mattina si è esibita ad “M-countdown” per dare inizio alle promozioni. Fin dal primo giorno sono stati registrati numeri da record, sia per le prevendite dell’album sia per i piazzamenti nelle più importanti piattaforme di streaming musicale coreane ed internazionali.
La title track dell’album è “Fireworks” un brano EDM che si pone in un clima di perfetta continuità con il precedente album e pone importanti tasselli per il continuo della storia personale che gli Ateez vogliono raccontare ai fan attraverso i loro testi. Il deserto è un chiaro richiamo al loro singolo di debutto, “Pirate King”, ed il sound pop/rap riesce a far risaltare pienamente lo stile musicale energico e singolare del gruppo.
La frase “I’m the one in my zone, others just peep” apre il singolo, ma sono solo altri esseri umani a sbirciarci?
Un mondo microscopico
Quelli che siamo abituati a chiamare microbi sono, in realtà, l’insieme di diverse tipologie di microrganismi tra le quali rientrano anche i virus ed i batteri.
I batteri sono dei procarioti caratterizzati dall’avere un genoma aploide, ovvero, nel loro genoma è presente una sola “copia” di ogni gene. Questa particolarità ha un impatto enorme sulla loro evoluzione: ad ogni gene corrisponde una proteina, quindi una specifica funzione, essendoci una sola copia di ognuno di essi qualsiasi alterazione o mutazione è visibile. Queste variazioni spesso sono a beneficio del batterio, come la resistenza agli antibiotici. Ci costringono ad interfacciarci con un mondo in cui il cambiamento evolutivo è estremamente rapido e di complessa comprensione. I batteri sono numerosissimi ed attualmente non ne conosciamo tutti i phyla (tipo animale). Normalmente hanno dimensioni comprese tra i 10 micron ed i 100 nanometri, ciò ci consente di vederli solo al microscopio.

Biofilm
I batteri sono presenti sulla Terra da più di 3,5 miliardi di anni e sono indispensabili ancora oggi alla nostra sopravvivenza. Basti pensare che nel colon di un essere umano si stima la presenza di circa 10^11 batteri per grammo e solo una piccolissima parte di questi sono conosciuti.
I primi batteri fotosintetici, i cianobatteri, sono responsabili della creazione delle suggestive stromatoliti: fossili costituiti da lamine di silice impilate databili proprio grazie allo studio dei singoli strati e della loro successione. Proprio i microrganismi, batteri inclusi sono responsabili del biodeterioramento, ovvero quell’insieme di processi di natura fisica e chimica, indotti dal loro metabolismo, che causano il danneggiamento delle opere. I batteri, in particolare, tendono a dar vita al Biofilm, ovvero pellicole costituite da piccole organizzazioni di microrganismi immersi in una matrice mucillaginosa da loro stessi prodotta. Solitamente assume un aspetto verdastro che compromette la corretta fruizione delle opere.

Bioconservazione
L’ultima frontiera del restauro ecologico e biosostenibile sta proponendo l’impiego di particolari specie di batteri in grado di aiutare il restauratore nel risanamento di alcune specifiche problematiche.
Alcuni batteri sono stati utilizzati come “consolidanti” perchè capaci di produrre autonomamente la calcite su manufatti a base carbonatica.
La loro stessa azione distruttiva, selettiva, è stata impiegata come strumento di rimozione biologica di alcuni tipi di patine superficiali su opere d’arte, anche policrome.
C’è ancora molto da scoprire su questo fronte, ma la necessità di rendere le tecnologie di restauro sempre meno nocive, sia per l’ambiente che per i restauratori stessi, sta imponendo nuovi sforzi in questa direzione.
Con i batteri si può fare altro in campo artistico? Certo, si può creare “arte microscopica“. Alcuni ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma e del CNR hanno condotto un esperimento rivoluzionario. Sono riusciti, impiegando un particolare tipo di illuminazione, a far disegnare a dei batteri Escherichia coli “La Gioconda”.
