I 4 veleni più famosi di sempre, quali personaggi storici li hanno usati e come agiscono

Da Adamo a Aleksandr Litvinenko, svariate celebrità ci hanno lasciato per mano del veleno: scopriamo insieme come i diversi veleni interagiscono con l’organismo.

La morte per avvelenamento è certamente fra le morti più misteriose. Come è possibile che una piccola quantità di sostanza possa uccidere con così tanta facilità? Ecco un assaggio di come agiscono i diversi veleni all’interno del nostro corpo per portarci alla morte.

Cicuta

Probabilmente la morte più celebre in questa lista, sicuramente quella che ha reso nota la cicuta: stiamo parlando di Socrate. La cicuta possiede diversi alcaloidi, composti organici contenenti azoto, tossici per l’uomo. Questi composti agiscono a livello delle sinapsi neuromuscolari causando una morte graduale. Nell’organismo viene indotta una parestesia che nel tempo si tramuta in paralisi ascendente causano la morte dell’individuo. Questo veleno non agisce solo sull’uomo e la sua tossicità si manifesta anche indirettamente ingerendo carne di un animale avvelenato. La dose letale per l’uomo è di una decina di foglie o un paio di frutti immaturi.

Cianuro

Tra i personaggi morti a causa del cianuro figura Alan Turing, il noto decriptatore del codice tedesco durante la seconda guerra mondiale. Ma come agisce a livello biologico questo veleno? Propriamente detto CN ,  lo ione cianuro si lega stabilmente alla citocromo-c ossidasi, l’enzima addetto alla riduzione dell’O2 ad acqua impedendo all’emoglobina di rilasciare l’ossigeno ai tessuti. La morte avviene dunque per anossia cerebrale: mancanza di ossigeno alle cellule cerebrali. Può essere assunto per ingestione o inalazione, la quantità letale? Bastano 300 mg. 

Ricina

Resa celebre da Walter White nella serie tv Breaking Bad, la ricina è una proteina, composta dalle subunità A e B, presente nei semi di ricino. Agisce a livello dei ribosomi inibendo la loro attività: una volta entrata nella cellula, grazie all’attività svolta dalla subunità B, la subunità A  si lega ai ribosomi non permettendo alla cellula di svolgere la sintesi proteica, portando dunque alla morte cellulare. È particolarmente letale quando iniettata o inalata, meno quando ingerita e il suo punto forte è che lascia una piccolissima traccia della sua azione sull’organismo. La quantità letale è inferiore ad un grammo e si ricava da 7/8 semi, la morte è lenta e avviene dopo qualche giorno dall’assunzione.

Arsenico

L’avvelenamento da arsenico è un problema di grande entità a livello mondiale, le acque contaminate da questo metallo sono potenzialmente letali. È letale soprattutto se inorganico, ossia nelle sue forme As3+e As5+, e agisce in diversi modi nell’organismo. L’arsenico pentavalente (As5+) agisce a livello della fosforilazione ossidativa nei mitocondri sostituendosi al fosfato inorganico necessario per produrre ATP, il principale fornitore di energia nei processi metabolici. Si forma infatti un composto chiamato ADP-arsenato che impossibilita la cellula ad assimilare l’energia proveniente dalla respirazione cellulare, la produzione di energia si aggira quindi attorno allo 0. L’arsenico trivalente (As3+) agisce a livello della piruvato deidrogenasi, un enzima fondamentale per la formazione di Acetil-CoA necessario nel ciclo di Krebs, impedendo anch’esso di produrre ATP. In entrambi i casi la cellula andrà in debito di energia che la porterà alla morte. L’arsenico inoltre è una sostanza cancerogena che aumenta le possibilità di contrarre il cancro.

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