Il Superuovo

Un anno di pandemia da Coronavirus: scopriamone gli effetti sull’economia italiana

Un anno di pandemia da Coronavirus: scopriamone gli effetti sull’economia italiana

Pil, destagionalizzazione, stime di calo… ma di che stiamo parlando?! Da mesi sentiamo, come un mantra, queste espressioni nei telegiornali, ma cosa significano veramente? Scopriamolo.Un anno fa iniziava, in sordina, uno degli eventi storici più importanti del XXI secolo. Un fatto tragico e inaspettato, che ha sconvolto le nostre vite e, tutt’oggi, continua a sconvolgerle. I danni della pandemia da Covid-19 sono, praticamente, inestimabili: gli effetti sociali, mentali e politici sono esasperanti. Ma non dimentichiamoci del lato economico: anche se ai più appare noioso e inutile, è fondamentale conoscerlo per capire come uscire da questa situazione infernale nel miglior modo possibile.

Il report dell’Istat: il Pil cala dell’8,8%

Oggi, l’Istituto nazionale di statistica ha ufficializzato i dati sul Pil italiano del 2020: quest’ultimo ha subito un calo effettivo dell’8,8%. Sicuramente non possiamo gioire, ma, in realtà, tale cifra si rivela un po’ più rosea di quella stimata. Infatti, gli economisti prevedevano che la diminuzione sarebbe stata del 9%. So cosa state pensando: due decimali non faranno tutta sta differenza. In realtà, quando si parla di miliardi di euro, anche un millesimo può aprire un enorme divario. Nonostante tutto, i dati del Bel Paese sono circa in linea con quelli dell’Eurozona, che vede un calo del Pil del 6,8%. E, probabilmente, i dati andranno incontro a un peggioramento, in questo primo trimestre del 2021.

Pil: alla scoperta di un indicatore fondamentale

Ma cos’è questo Pil, citato in ogni giornale, notiziario e telegiornale? Il prodotto interno lordo, o Pil, è uno degli indicatori macroeconomici più importanti e riconosciuti per la misura della ricchezza di uno Stato o di un territorio. Infatti, si può definire come il valore di mercato di tutti i beni e i servizi finali prodotti dall’economia di un determinato luogo, in un dato tempo. Specificando meglio, esso misura il flusso monetario corrispondente allo scambio di prodotti tra individui e imprese; in ultima istanza, misura la produzione di nuova ricchezza, al lordo di tasse (ossia, senza contarle). Il Pil è indicato sia come spesa totale del Paese in beni e servizi, sia come reddito totale prodotto dallo stesso Stato. Le due affermazioni, infatti, sono sovrapponibili: avendo una transazione economica, due agenti, il compratore e il venditore, si può dire che ciò che viene speso dal primo, sarà pari al reddito guadagnato dal secondo. In soldoni, per calcolare il Pil è necessario sommare i prodotti derivati dalla moltiplicazione di numero di unità di un certo bene per il suo prezzo di mercato.

Il computo del Pil: tra Italia e Europa

Il Pil è suddiviso, a seconda dell’allocazione della produzione, in consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni nette. Il primo comprende il valore di tutti i beni e servizi acquistati da individui e famiglie, in via privata, per il semplice fine del consumo personale (per esempio, una pizza, un CD, ma anche un computer). Il secondo, invece, consta di tutte le transazioni di beni e servizi, fatte da imprese o da individui, per uso futuro: può essere un investimento in scorte aziendali, per comprare casa o per allargare la propria fabbrica. Il terzo caso si traduce nella spesa per beni e servizi acquistati dalla pubblica amministrazione: costruzione e manutenzione delle infrastrutture, pagamento dei dipendenti pubblici e delle spese militari, per esempio. Le esportazioni nette, invece, corrispondono alla differenza fra il valore totale delle esportazioni e quello delle importazioni, oltre al saldo dei consumi afferenti al turismo.

Le stime sul Pil: istruzioni per l’uso

Ma il Pil si può stimare? Certo che sì, principalmente attraverso l’uso di tre strumenti. Il primo è rivestito dai dati macroeconomici storici, ossia i numeri del sistema economico in periodi precedenti all’attuale. Il loro studio è necessario per avere una maggiore comprensione di come risponde l’economia a certe situazioni, sebbene in tempi differenti. Sulla base di questi, è possibile fare uso del secondo strumento, rappresentato dal modello econometrico. Ne esistono di molti tipi, a seconda di ciò che si vuole cercare di stimare, ma tutti sono accomunati dalle avanzatissime tecnologie informatiche per la previsione di output. Infatti, vi si inseriscono i dati esogeni sulla situazione economica e, attraverso sofisticati calcoli econometrici, si potrà avere, di ritorno, valori provvisori delle variabili endogene desiderate. Terzo e ultimo strumento, che deriva dai due appena descritti, è costituito dagli indicatori economici anticipatori. Essi sono variabili economiche particolarmente sensibili ai cambiamenti del sistema, che, quindi, sono in grado di anticipare il ciclo economico. Naturalmente, per stimare ciò, è necessario usufruire dei dati storici e dei modelli econometrici: il risultato, ad oggi, è accuratissimo. Tutto chiaro?

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