Il Superuovo

“Le vite degli altri” ci racconta la transizione democratica della Germania Est

“Le vite degli altri” ci racconta la transizione democratica della Germania Est

Libri, film, serie tv, interi album: tanto si è parlato di Germania Est e di riunificazione della Nazione tedesca. Ma siamo sicuri di sapere proprio tutto sull’argomento?Fin dalla più tenera età abbiamo sentito parlare del famigerato muro di Berlino, ma il suo significato lo abbiamo sicuramente compreso molti anni più tardi. Forse nemmeno ora riusciamo a comprendere come la fortissima Germania che oggi conosciamo abbia potuto essere divisa per quasi 50 anni. Il film Le vite degli altri mette in scena la vita nell’ex Germania Est, con tutti gli ingredienti che la porteranno al collasso. Ma di cosa stiamo parlando? Scopriamolo con la teoria della transizione democratica dal basso.

Le vite degli altri: opera maestra di personificazione

Il vincitore del premio Oscar von Donnersmarck ci sconvolge già dai primi minuti della pellicola. Das Leben der Anderen ha, come protagonista (con il quale sarà molto difficile non empatizzare) il capitano della Stasi Gerd Wiesler. Egli viene incaricato dal suo superiore di spiare le vite private di un famoso scrittore teatrale, Georg Dreyman, e la sua compagna, Christa-Maria Sieland. Fin dai primi istanti, si capisce che Wiesler è molto solo e infelice, tanto che si appassiona a ciò che i due malcapitati fanno nella loro quotidianità. Ed è proprio grazie a questo che comprende quanto sia intrinsecamente ingiusto il suo ruolo e tutto il sistema che ci gira attorno. Da qui inizia la ribellione di un piccolo, grande uomo, che cambierà le sorti della storia, nonostante sia una sua ignara pedina.

Le transizioni democratiche: un’introduzione

Iniziamo dalle basi. Una transizione democratica è la fase che si frappone tra la caduta di un regime autocratico (una dittatura, per capirci) e l’instaurazione di una forma di governo democratica. Ovviamente, essendo un iter, non è un processo dall’esito certo e va incontro a molte difficoltà. Principalmente, le transizioni possono essere di tre tipi: dal basso, dall’alto e con un’imposizione esterna. La prima categoria si caratterizza per un rovesciamento del potere da parte del popolo, che si rende partecipe di una rivoluzione. Nel secondo caso, l’élite dirigente dello Stato autocratico decide di scendere a patti, tramite negoziati, con l’opposizione democratica del Paese, in modo da garantire liberalizzazione e apertura. L’ultimo frangente, invece, comprende l’obbligo da parte di organizzazioni esterne di instaurare un regime democratico: un esempio potrebbe essere proprio la Germania Ovest del secondo dopoguerra, oppure l’Iraq dei primi anni 2000, con la famosa esportazione della democrazia di Bushiana memoria.

Il caso della Germania Est: il sollevamento popolare

Nelle transizioni democratiche dal basso, esistono principalmente tre fasi d’azione. La prima è quella del sollevamento popolare: la gente si stanca di vivere in una dittatura, con tutti i costi sociali, politici, economici e psicologici che comporta. I cittadini della Germania Est, nel 1989, sono stufi da un bel po’: già nel 1953 si erano ribellati al regime, ma le conseguenze sono state sanguinose. Ma la fine degli anni ’80 sembra il periodo ideale per una rivolta. Infatti, l’economia è stagnante, il malcontento cresce; in URSS viene eletto, come Segretario del Partito Comunista, Gorbaciov, che, volente o nolente, ha un ruolo chiave nella caduta del comunismo in Germania Est (o DDR). Quest’ultimo vara due riforme molto liberali: la perestrojka, che liberalizza l’economia, e la glasnost, che incrementa la libertà d’espressione, anche politica. Il popolo percepisce il momento come ideale per la svolta: iniziano gli scioperi e, con loro, le proteste.

Il caso della Germania Est: le proteste e la caduta

Le proteste iniziano poco numerose, ma ben presto diventano smisuratamente grandi. Memorabili saranno le marce di Berlino e Lipsia del 1989, in grado di far mobilitare più di un milione di tedeschi dell’est. Ma cosa ha portato a questo esponenziale incremento di partecipanti, chiamata in gergo cascata rivoluzionaria? La causa primaria è un drastico abbassamento della soglia rivoluzionaria, ossia il livello soggettivo di ogni individuo sotto il quale è disposto a partecipare a una protesta. Per alcuni è molto bassa di natura, come per i dissidenti (manifestano anche in pochissimi), per altri molto alta (per esempio, coloro che sono spaventati dalle conseguenze). Ma, a sua volta, perché questa soglia si è abbassata? Molto probabilmente, per i cambiamenti strutturali avvenuti dalla salita al potere di Gorbaciov e dall’inizio della recessione economica, ghiotti incentivi al mutamento. Queste proteste portano a ulteriori riforme liberali, nella speranza che quietino il popolo, ma è un processo di non ritorno: il 9 novembre 1989 viene revocato il divieto di spostamento fra Germania Est ed Ovest.

Il caso della Germania Est: le istituzioni democratiche

Il 9 novembre 1989, come sappiamo, cade il muro di Berlino e, con lui, la tensione della Guerra Fredda. Finalmente parenti, amici, fidanzati possono riabbracciarsi dopo quasi 50 anni di separazione. Il 3 ottobre 1990 la Germania si riunisce in un unico Stato democratico, fondato sulla Costituzione dell’ex Germania Ovest (Gesetz). Niente più polizia segreta, né repressione violenta del dissenso, né censura di alcun tipo. L’agognata libertà viene raggiunta grazie a istituzioni democratiche, precisamente quella di una Repubblica federale, basata sulle unità amministrative regionali, i Länder. E così continua ancora oggi e, speriamo, per ancora tanti anni.

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