Il trash de “L’Isola dei Famosi” spiega lo stato di natura di Hobbes e Locke

Anno domini 2021: mentre una terribile pandemia tiene in scacco il mondo intero, Mediaset ci regala la quindicesima edizione de L’isola dei famosi. Ma non tutto è perduto.

E’ dal 2003 che, puntualmente, dobbiamo sorbirci il trash trasudante da questo reality. Nonostante la marea di critiche, l’erba cattiva non muore mai: eccoci qui, ai primi atti della quindicesima edizione. Incredibile, ma vero: stavolta potremmo imparare qualcosa anche da questo baluardo di frivolezza. Infatti, la parte più divertente della trasmissione sono i litigi, no? Sembra proprio uno stato di natura di hobbesiana memoria…o forse lockiana? Scopriamolo insieme.

L’isola dei famosi 15: il trash dello stato di natura

Scommetto che a tutti, almeno una volta, è capitato di seguire uno spezzone di L’isola dei famosi. Magari per fare compagnia alla nonna, oppure per puro caso, andando a disturbare mamma prima di dormire…ammettiamolo, non sarete giudicati per questo. Il reality gode di una trama molto semplice: i concorrenti, chiamati anche naufraghi, sono abbandonati con un piccolo kit di sopravvivenza su un’isola deserta. Per tutta la durata dello show, devono riuscire a vivere in maniera autonoma, costruendo capanne, pescando, cacciando, coltivando frutti e accendendo il fuoco. Oltre alla dura vita nella natura selvaggia, però, devono anche superare delle sfide settimanali, in grado di assegnare immunità oppure di sancire l’eliminazione. Ma il trash, come ben sapete, non arriva subito: bisogna aspettare qualche settimana dall’inizio. Infatti, quando le risorse scarseggiano, incominciano i litigi e non solo quelli; si torna a un vero e proprio stato di natura.

Lo stato di natura secondo Hobbes

Thomas Hobbes, teorico del giusnaturalismo e del contrattualismo sociale, tuona dall’oltretomba:”Io ve l’avevo detto!”. E ha ragione: già nel 1640 inizia a teorizzare quello che lui chiama stato di natura, condizione originaria umana in assenza di un potere esterno che incuta soggezione. Non avendo alcun giudice super partes in grado di punirli, gli individui sono guidati solo dai loro desideri, dalla loro ragione e dalle loro più basse pulsioni. Ci sono tre condizioni basilari: uguaglianza, scarsità e diritto. Gli uomini sono tutti uguali fra loro, ma le loro passioni malvagie (ignavia, vanità e cupidigia) li rendono insocievoli. Per rincarare la dose, i beni in natura sono scarsi, quindi i singoli li devono conquistare con la forza, a volte sfociando in procurare male e morte. E non è finita: i problemi nascono tutti dallo ius in omnia, ossia il diritto di ciascuno in tutte le cose. Ciò significa che non esistono leggi civili che regolamentino la proprietà, col risultato che ognuno si appropria di ciò che vuole, quando preferisce. Naturalmente, questo ambiente non ottimale causa diffidenza, che porta a inimicizia, che, in ultima istanza, sfocia in guerra e competizione violenta.

Lo stato di natura secondo Locke

Le cose si fanno diverse per John Locke, primo pensatore liberale della storia inglese. Infatti, per lui, lo stato di natura non è così negativo come lo dipingeva Hobbes. Esso è semplicemente la condizione originaria di vita degli uomini, senza alcuna autorità superiore, né gerarchia, dove la libertà regna sovrana. E voi penserete:”Fino qui niente di male, no?”. In effetti, avrete ragione: è uno stato positivo, in cui vige l’uguaglianza sostanziale tra gli individui, frenata solo dalla legge naturale. Difatti, è proprio quest’ultima a permettere che non vi sia un eccidio di massa: porta al rispetto dei propri simili e, soprattutto, alla pacifica convivenza, scaturita dall’autoconservazione. L’unica nota negativa in questo quadro idilliaco? Probabilmente è relativa al diritto di ognuno di farsi giustizia da solo, essendo giudice di se stesso. Quindi, in definitiva, esiste sì una società naturale, in cui si tiene una vita (quasi) tranquilla, ma è facile che ciò degeneri in guerra. Proprio a questo serve lo Stato: dirimere le controversie e proteggere i diritti che già abbiamo in natura, rinunciando solo alla giustizia auto-esecutrice.

Cosa ne penserebbero Hobbes e Locke?

Sicuramente, le due versioni contrapposte sullo stato di natura hanno entrambe punti di forza e di debolezza. Molto dipende anche dalla propria naturale inclinazione individuale: gli ottimisti si troveranno concordi con Locke, mentre i pessimisti batteranno il cinque a Hobbes. Ma guardiamo alla verità effettuale: quando sull’isola dei naufraghi Mediaset finiscono le provviste, non c’è amicizia o alleanza che tenga. Tutti diventano i peggiori nemici di tutti, non esistono più patti, né contratti, né trattati: c’è solo la mera sopravvivenza. E Hobbes urla:”Io ve l’avevo detto!“.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.