Il genere horror: croce e delizia per ognuno di noi! Ci da quella carica di adrenalina che molti ricercano nella paura naturalmente cinematografica.

Molti film spaventosi, i più famosi, hanno come protagonisti serial killer che mietono le loro vittime. La maggior parte di questi individui devono essere analizzati sotto la lente, poiché non si uccide una povera ragazza o un giovane uomo senza un motivo, soprattutto perché queste persone mortifere sono così? La risposta è, come nella maggior parte dei cari, di natura psicologica.

Chi non ha visto due pietre miliari del cinema come “Psycho” e “Profondo rosso”? (Premetto: spoiler alert!), ma analizziamo due figure: Norman Bates di “Psycho” e Marta di “Profondo rosso”.

Partiamo dal primo: Norman Bates, figlio della signora Bates e gestore di un motel.

Omicida seriale del motel, si traveste da sua madre per compiere i suoi delitti. Antisociale e delirante nel suo atteggiamento saccente a volte, mentre altre invece molto caloroso e disponibile con gli ospiti della sua struttura.

Marta, invece, l’ insospettabile serial killer del capolavoro di Dario Argento, si posiziona allo stesso posto del caro e vecchio Norman: una vecchietta inizialmente simpatica e anche leggermente svampita, non è proprio inserita dallo spettatore nella lista degli indiziati. Ebbene, nella sua piccolezza e camuffata dolcezza, si nasconde un killer che ha spaventato generazioni di persone nei cinema.

Sia Norman sia Marta sono accomunati da un fil rouge: il disturbo antisociale di personalità.

La maggioranza delle persone di cui leggiamo sui giornali, è contraddistinta da questa personalità “disturbata”. L’ antisociale, come dice questo appellativo, non sopporta la società che lo circonda e crede che essa debba essere modificata poiché inutile e sbagliata. Come fare per attuare questo cambiamento radicale? Uccidere la gente che compone la società che lo circonda.

Particolare di questo tipo di personalità, sono i deliri che mostrano i soggetti antisociali e inoltre anche sintomi che ricordano gli schizofrenici (percezione delirante: tutto ciò che gli altri fanno è autoriferito).

In più i momenti di follia che dimostrano si compongono nel comportarsi con assoluta freddezza verso la sofferenza umana e anche reagire in modo inappropriato in situazioni con un arousal emotivo davvero altalenante e “patologico”.

Quindi, quando vediamo una persona che ci vuole accoltellare sotto la doccia o una tizia che squarta altre persone con una mannaia,  ripensiamo a questo disturbo.

Concludo dicendo: sì, la vita è un film.

Mattia Mancini.