Ho sposato un ologramma. Quando l’amore diventa realtà… virtuale

I giapponesi sognano dive elettriche?

No non è il titolo di un’opera scomparsa di Philip Dick. E nemmeno il preludio a uno stereotipo, anche se il 35enne Akihiko Kondo in questi giorni lo ha confermato, almeno per quanto riguarda la propria sfera sentimentale. Una sfera occupata solo da lei, Hatsune Miku, popstar molto in voga nel Sol Levante. Attorno a lei è stata inoltre creata una serie manga e videloludica. Piccolo dettaglio: non si tratta di una persona reale, bensì di un ologramma generato nel 2007 dal sintetizzatore Vocaloid. I suoi fans ne sono consapevoli. Eppure ciò non ha impedito al devoto Kondo di lanciarsi nella fatidica proposta e coronare il suo sogno d’amore.

 

Akihiko Kondo e signora (Hatsune Miku)
Akihiko Kondo e signora (Hatsune Miku)

I due sono convolati a nozze, allestendo una cerimonia che non ha alcun riconoscimento legale ma solo un certificato simbolico, rilasciato guarda caso dalla Gatebox, la società che ha messo in commercio il software sintetizzatore. Lui in abito scuro e lei con la consueta chioma azzurra e verdi occhioni, “incarnata” per l’occasione da una bambola di peluche.

“Non l’ho mai tradita, sono stato sempre innamorato di lei e del concetto di ologramma”, ha detto il novello sposo, che da ieri può finalmente assaporare un happy ending in formato realtà virtuale.

Rapporti 2.0 nella società dell’amore-feticcio

Piattaforme come Tinder, Badoo o Meetic sono ormai aspetti integranti della vita quotidiana. Single in cerca di fugaci avventure o dell’anima gemella attraverso un monitor, su cui valutare foto profilo e qualche pensiero sparso, laddove ci sono. Il tutto secondo la legge dicotomica mi piace/non mi piace del dating. Dal momento che le nostre identità sono inestricabili da ciò che costruiamo e condividiamo in rete, i confini tra reale e virtuale sono sempre più sfumati. Abitiamo in una galassia social perfettamente integrata nella nostra normalità. E che nemmeno Kondo sente di aver violato.

dating online

Al modico prezzo di 2800 dollari, egli ha ricreato una presunta normalità coniugale. Condivide il letto col peluche, mentre dal computer una voce gentile e premurosa è sempre pronta a salutarlo quando va al lavoro e ad accoglierlo quando torna a casa. Forse non sarà quella mercificazione dell’amore temuta e criticata dai filosofi della scuola di Francoforte, come Adorno o Fromm, all’alba della società dei consumi. Ma sembra qualcosa di più sottile e inquietante. Perchè Kondo non cerca lo svago sessuale, ma una compagna per la vita. Spinto da un malato romanticismo (eppure candido, a suo modo), ha trovato in un feticcio virtuale l‘appagamento di una storia autentica. Un soggetto incapace di affrontare il dolore di potenziali fallimenti nell’imperfetto mondo reale, che perciò ha preferito legarsi a un ologramma impostato sulla modalità “moglie perfetta”.

Blade Runner e altri dilemmi donna-macchina

Del resto niente di nuovo sul fronte orientale. L’anno scorso ci fu il caso di un ingegnere cinese il quale, deluso dall’amore, si costruì una moglie robot. E tornando alla Gatebox, si calcolano altri 3700 certificati di matrimonio fittizio. Sono società che per inclinazione culturale antepongono il collettivo alla salute del singolo, così come l’iper-lavoro e il rispetto dei rapporti gerarchici alle manifestazioni emotive personali. Il che non significa che l’Occidente sarà immune alle nuove frontiere erotiche e sentimentali inaugurate dalla tecnologia. Intelligenza Artificiale e realtà virtuale stanno rapidamente modellando un panorama degno di Blade Runner e dei suoi interrogativi etici sull’umano, su come riconoscerlo e preservarlo.

 

Joi e K in Blade Runner 2049
Joi e K in Blade Runner 2049

Il caso Kondo fa pensare all’agente K alias Ryan Gosling del sequel Blade Runner 2049: un replicante incaricato per ritirare (uccidere) vecchi modelli e che la sera può tornare nel suo appartamento e godersi la compagnia di Joi, ologramma dell’amante ideale. Ma siamo sicuri che non desideri di meglio? Altre pellicole di fantascienza, da S1m0ne a Her, hanno narrato storie di software che danno l’illusione di una presenza femminile capace di colmare il grande vuoto. Deve essere stato più o meno questo il pensiero della madre di Kondo, decisamente contraria alle nozze. Perché umana o androide che sia, la mamma resta sempre la mamma.

 

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