HIV ed AIDS

L’HIV (virus dell’immunodeficenza), virus fautore dell’immunosoppressione, viene solitamente associato all’AIDS che, infettando e danneggiando parte delle difese del corpo contro le aggressioni esterne, porta ad essere colpito da malattie opportunistiche ed allo sviluppo di tumori.

Micrografia elettronica a trasmissione colorata delle particelle di HIV

Terapia antiretrovirale

Per far fronte al virus è stato sviluppato nel corso degli anni la terapia antiretrovirale (ART) che ha permesso, alle persone affette, di sopravvivere a lunga scadenza. La terapia, tuttavia, essendo molto costosa, soprattutto per la comparsa di ceppi HIV resistenti, richiede la messa a punto di farmaci più efficaci e sempre più dispendiosi, rendendola poco accessibile. Ciò ha portato così ad una ricerca attiva per una soluzione senza farmaci, che permettesse una soppressione duratura degli effetti del virus.

Staminali ematopoietiche, una difesa contro HIV

Uno di queste alternative risulterebbe essere l’uso di cellule staminali: Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche mutate ha permesso di ottenere una remissione di lunga durata del virus HIV-1 in un paziente sieropositivo dal 2003. Nel periodo successivo, non vi sono più presentati marcatori che facessero pensare ad una possibile revitalizzazione dell’HIV.

Rappresentazione di cellule staminali ematopoietiche

Questo risultato si era palesato già precedentemente nel 2009, e la ripetizione di ciò fa pensare ad un nuovo possibile approccio contro la malattia. Il primo successo è stato ottenuto mediante l’utilizzo di cellule staminali trapiantate con variazioni dei geni codificanti il recettore CCR5.

Il gene mutato DELTA32

L’HIV servendosi del recettore può penetrare attraverso le membrane delle cellule, ma la variante DELTA32-denominata così per la delezione di 32 coppie di basi- ne cambia la forma, impedendo l’accesso del virus, rendendo il paziente refrattario alla malattia. Il processo tuttavia risultando troppo aggressivo, fu abbandonato per ricercare protocollo meno irruento.

 

A questo risultato è arrivato in fine il gruppo di ricercatori diretto Ravindra K. Gupta, dell’University College di Londra: il paziente dopo il trapianto avvento nel 2016 non ha più presentato problemi dovuti all’HIV.

 

 

 

 

 

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