Cosa significa essere un eroe? Forse, salvare delle vite. Oppure, fare sempre la cosa giusta. Sotto la voce eroe del vocabolario Treccani si trova: ‘chi, in imprese guerresche o di altro genere, dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie’. Ancora prima di questa definizione si parla dell’accezione che questo termine aveva in un lontano passato. Essere un eroe voleva dire essere un semidio, un dio decaduto o un uomo asceso a divinità; automaticamente si possedevano poteri straordinari e si era protagonisti di gesta prodigiose.

Ercole, l’eroico semidio greco, che combatte l’idra

Tra questa miriade di parole e di pensieri si ritrova un filo conduttore. Si capisce, cioè, che un eroe è un qualcuno di valoroso, che si distingue dalla massa. Un altro dettaglio chiaro è anche che la definizione, a seconda del periodo storico, varia notevolmente. Oggi un eroe potrebbe essere un soldato, nei tempi antichi l’eroe era invece Ercole. Inoltre, bisogna tenere conto che anche a seconda dell’ambito in cui ci si sposta la definizione cambia: nel mondo dei fumetti, per esempio, l’eroe è il coraggioso condottiero; in quello della letteratura, l’eroe romantico è tutt’altra cosa.

 

L’eroe targato Marvel

Captain Marvel, la donna meraviglia che ha incassato in soli due giorni nelle sale di tutto il mondo 44 milioni di dollari. Star dei fumetti ed ora promettente eroina cinematografica, donna forte e determinata, con straordinari poteri ed una forza sovrumana. Alter-ego sugli schermi di Carol Denvers, che nel mondo di vignette è la sesta ‘Capitana’, una ex pilota di aerei che a causa di un incidente acquisisce poteri sovrumani e perde metà del suo essere ‘umana’ a favore del sangue Kree (un popolo alieno originario del pianeta Hala).

Lei pare riflettere perfettamente l’ideale di eroe che tutti si aspetterebbero. La filosofia dei Kree che già dai primi minuti del film fuoriesce è, d’altronde, il mettere al primo posto i bisogni degli altri Kree prima dei propri. Captain Marvel è dunque una guerriera disinteressata, pura d’animo che farebbe di tutto per mettere fine alle guerre, votata al bene degli altri prima del suo e alla pace universale.

Capitan Marvel

Tutto questo ricorda anche un altro capitano targato Marvel: il primo Vendicatore. Steve Rogers, portato in vita da Chris Evans, è Captain America. Ben prima di essere il capitano degli Avengers, è il nemico numero uno del temibile Teschio Rosso durante la seconda guerra mondiale. Un uomo dai sani principi e più puri valori, che mette il bene della propria nazione prima del suo e farebbe per lei qualsiasi cosa (compreso farsi iniettare un serio per diventare un super-soldato). L’affetto e la lealtà per gli amici, il coraggio e la determinazione vedono in lui un personaggio che si eleva a definizione di eroe, quasi scrivendo il suo nome come sinonimo del termine in ogni dizionario.

 

L’eroe romantico

Fino a qui, quindi, la risposta alla domanda iniziale pare essere ovvia. Essere un eroe vuol dire essere protagonisti coraggiosi e saggi, determinati e leali, abili e scaltri, di azioni che i più si rifiuterebbero di fare, ma che se compiute fino in fondo possono salvare una o più vite.

Paradossalmente, però, essere un eroe Romantico è tutt’altra cosa. Il Romanticismo, un movimento artistico a cavallo tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo, promuoveva infatti un’idea completamente diversa di eroe. François-René de Chateaubriand, Lord Byron e Giacomo Leopardi nelle loro opere descrivono un eroe differente dal tipico ‘stereotipo’.

‘Viandante sul mare di nebbia’ di Caspar David Friedrich è la tipica rappresentazione dell’eroe romantico, superiore al mondo ma anche impotente di fronte all’indomabilità della natura

In René di Chateaubriand, per esempio, vediamo il protagonista raccontare ai suoi due unici amici la sua storia. Nel mentre del racconto, René descrive il suo stato d’animo, le sue pene ed i suoi sentimenti, che riflettono perfettamente l’ideale di eroe romantico. Un uomo preda della noia, dell’insoddisfazione esistenziale e della consapevolezza profonda della vanità della vita, che è fatta di continue tensioni d’animo. Un eroe stoico di fronte al passare eterno del tempo, che vede come un nemico che cancella la memoria degli uomini. Ma anche un individuo consapevole del suo essere superiore al resto dell’umanità, che per questo evita e a lei preferisce la solitudine e lo studio della natura, alla continua ricerca del sublime.

Un eroe, dunque, più simile ad una -seppur stoica- vittima che ad un coraggioso condottiero che reagisce di impulso. O che alla morte in battaglia preferisce il suicidio, unico luogo che gli permette la pace e che può donargli quella libertà che anela da sempre e di cui ha un disperato bisogno. René, l’eroe di Chateaubriand, è dunque tutto questo. E lo stesso sono anche tutti gli altri. La miticità prettamente marvelliana si perde tra le righe di un romanzo romantico. Nonostante ciò, si trovano dei punti in comune tra i due personaggi, come l’odio per le derisioni e l’amore per la libertà.

 

Presentato tutto questo, dunque, viene più difficile rispondere alla domanda posta al principio con la stessa sicurezza che si pensava di poter avere. Il concetto di eroe è più ricco di sfaccettature di quanto comunemente si pensi. Un eroe è un condottiero valoroso, uno stoico alla ricerca del sublime, una vittima della società ma anche un rappresentante di essa. Forse, più semplicemente, bisogna accettare il fatto che una risposta alla domanda semplicemente non ci sia e che per essere un eroe si debba sottostare non ad una sola regola, ma ad un secolare insieme di diversi punti di vista.

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