Hitchcock e Dalì uniti dalla dimensione onirica: facciamo un viaggio nel mondo dei sogni

Dal 14 Aprile a Napoli, si terrà una mostra intitolata “Spellbound – scenografia di un sogno”. L’evento vedrà come protagonisti il surrealismo di Dalì e il cinema di Hitchcock, uniti da un comune filo rosso:il sogno.

Hitchcock e Dalì erano accumunati dalla stessa curiosità per l’inconscio e per la dimensione onirica. Questo interesse comune si concretizzò nel 1945, quando il regista chiese a Dalì di realizare una sequenza onirica per il film “Spellbound” (letteralmente, “Incantato” ma tradotto in Italia con “Io ti salverò”, che Dio ci perdoni). Vediamo insieme che cos’è il sogno, perchè sogniamo e come viene affrontata la dimensione onirica nel cinema.

Perchè sogniamo?

Le ore di sonno che accumuliamo, in media, durante la nostra vita sono 175.000. “Dormire, forse sognare”, scrisse il poeta e, in effetti, la dimensione onirica occupa uno spazio consistente all’interno del sonno.
La Treccani definisce il sogno come “l’attività mentale che si svolge durante il sonno”. Sì, perchè il nostro cervello non riposa mai totalmente, nemmeno quando dormiamo. Ma qual è l’utilità di quest’attività psichica?
Le teorie in merito sono molte e alcune hanno trovato anche conferma scientifica.
Freud ipotizzò che il sogno fosse la via regia per la rivelazione di paure e desideri inconsci e fu il primo a studiarli sistematicamente. Fosshege credeva che, grazie ai sogni, la mente potesse autoripararsi e molti neurofisiologi hanno dimostrato come la fase REM (responsabile della maggior parte dell’attività onirica) sia fondamentale per il rafforzamento della memoria e della capacità di problem-solving. Inoltre, sognare aiuta il processo di oblio delle informazioni non utili. Una sorta di discarica per le informazioni che non ci servono.
Quindi, cari compagni poltroni, amanti del cuscino e adepti della pennichella pomeridiana, quando vi accuseranno di inettitudine potrete difendervi, affermando: la mia non è pigrizia, è autoriparazione.

La dimensione onirica nel cinema

In parole povere, quindi, sognare fa bene alla salute. E non solo: sognare fa bene anche al cinema. Dal datato “Il gabinetto del dottor Caligari” al più recente “Inception”, la dimensione onirica è stata oggetto di forte interesse e fonte d’ispirazione per la macchina da presa. Molti sono i registi che hanno dichiarato come il sogno sia stata una vera e propria sorgente di idee per la realizzazione dei propri film. David Lynch, ad esempio, ha rivelato in un’intervista che, più che i sogni notturni, ciò che lo ha maggiormente ispirato sono stati i sogni ad occhi aperti. Affermazione interessante da parte di un tizio che ha creato una pellicola come “Mulholland drive”, forse la più precisa resa cinematografica de “L’interpretazione dei sogni” di Freud.
“Avete mai confuso un sogno con la realtà?”, chiedeva Winona Rider in “Girl, interrupted”. Ed è quello che accade in molti film, dove la dimensione onirica e quella reale si fondono e si confondono, ledendone i confini. E’ ciò che accade in “Matrix” e in “Vanilla sky”: e se la realtà che viviamo fosse solo un sogno, una proiezione della nostra mente? La trottola continua a girare o cade? Maledetto Nolan.

Lasciate che i sogni vi parlino

I manifesti della mostra di Dalì e Hitchcock invitano ad ascoltare i propri sogni. Non è un caso che il film “Spellbound” sia stato scelto come colonna portante dell’evento. La pellicola narra la storia di John Ballantyne, un medico che giunge in una clinica psichiatrica per sostituire il vecchio direttore. In realtà, John soffre di amnesia e di una strana fobia per le linee scure su sfondo bianco ed è il principale sospettato per la morte del vecchio direttore. Grazie all’aiuto della dottoressa Peterson, una psicoanalista che ne analizzerà i sogni, John riuscirà a ricordare come sono andati realmente i fatti.
Alfred Hitchcock decide di trattare, per la prima volta nella sua filmografia, di psicoanalisi, inconscio e dimensione onirica. La splendida sequenza di Dalì ci trasporta direttamente nella mente sognante del protagonista, ritrovandoci avvolti da un senso di irrazionalità (tipico dei sogni) e da grandi occhi che sembrano vedere ciò che la veglia tenta di oscurare. Avere la possibilità di ritrovare tutto questo in una mostra stuzzicherà sicuramente la curiosità di cinefili, appassionati d’Arte e di psicologia o, più semplicemente, di chi è affascinato dal mondo dei sogni.

“L’esser sani di mente non è che pazzia tesa al buon uso; la vita da svegli è un sogno sotto controllo.”

Waking life

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