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“Heal the living”: quando un trapianto si trasforma in un dilemma etico ed emozionale

“Heal the living”: quando un trapianto si trasforma in un dilemma etico ed emozionale

Basato sull’omonimo romanzo del 2004 di Maylis de Kerangal, “Riparare i viventi” è un film del 2016 presentato al 73° Festival del Film di Venezia.

Una scena tratta dal film: Simon, in coma, attaccato ai macchinari del reparto, è circondato dai genitori.

Il libro (e la relativa opera cinematografica) racconta una storia medica straziante, legando le apparentemente tranquille vicissitudini di due individui che non si conoscono fra loro mediante una improvvisa quanto impellente necessità di un trapianto cardiaco.

“Heal the living”: terminare una vita per salvarne un’altra

La storia inizia con uno scenario alquanto surreale, estatico, descrivendo una tranquilla serata di estate durante la quale, tre amici, pieni di vita e vigore, decidono di andare a fare surf insieme. Nonostante questo esordio idilliaco, la vita di uno dei ragazzi, Simon, di 17 anni, viene interrotta bruscamente il giorno dopo a causa di un grave incidente stradale. Simon precipita in un coma molto profondo e apparentemente irreversibile ma, nonostante questo, sembra che tutto sia rimasto come prima: il suo corpo resta caldo, continua a respirare e il suo giovane cuore continua a battere, inconscio che il resto del corpo ha ormai cessato di funzionare ed è vicariato dai macchinari del reparto in cui viene ricoverato di urgenza. In queste circostanze, non vi è ragione per prolungare la sua agonia e, soprattutto, Simon appare come il perfetto candidato per una donazione di organi, proposta avanzata ai genitori del ragazzo che, sgomentati dalla richiesta, iniziano ad essere assaliti da innumerevoli dubbi. Con un velo di riluttanza, mentre i genitori ancora confusi dalla situazione faticano a raggiungere un verdetto finale, appare, nelle liste dell’ospedale, un candidato adatto con una malattia degenerativa cardiaca che potrebbe sopravvivere se ricevesse il cuore di Simon. Questo evento determina una intima interconnessione fra le vite di due perfetti sconosciuti il cui destino viene consegnato nelle esperte mani dei dottori compassionevoli del reparto.

Morte cerebrale e donazione di organi

Secondo le direttive dell’UW Organ and Tissue Donation Association, un elemento fondamentale che contraddistingue il coma da una condizione clinica in cui la persona potrebbe donare gli organi è la morte cerebrale, spesso conseguente a gravi traumi riportati nella regione testa-collo. Infatti, il trauma determina un edema del tessuto cerebrale che, ostruendo il proprio circolo ematico, poi causa una necrosi con danni cerebrali irreparabili. Tuttavia, altri organi vitali come il cuore, i polmoni, il fegato, il pancreas e i reni possono essere mantenuti funzionali attraverso un supporto meccanico o artificiale. La morte cerebrale potrebbe verificarsi a causa di patologie ma anche di traumi accidentali (es. attacco cardiaco oppure infezione/trauma cerebrale). Un medico deve condurre dei particolari test fisiologici per accertare la morte cerebrale. Fra i test abbiamo un esame obiettivo in cui si constata che il paziente non possiede riflessi cerebrali e non riesce a respirare in maniera autonoma. Altri test di secondo livello includono un test per controllare il flusso ematico (angiogramma cerebrale) accompagnato spesso da un elettroencefalogramma (EEG) per valutare rispettivamente la vascolarizzazione e la attività cerebrale. Il cuore, che assume un ruolo importante nel contesto del libro, è un organo speciale perché continua a battere in maniera autonoma anche se il sistema nervoso non funziona più, almeno finché viene fornito un corretto quantitativo di ossigeno, anche se col tempo tende poi a smettere di funzionare nonostante l’utilizzo dei macchinari del reparto.

Dibattiti etici sulla morte cerebrale

La morte cerebrale, definita come l’interruzione irreversibile delle funzioni cerebrali, viene solitamente accertata rapidamente con il test dell’apnea per cui la persona non reagisce ad un momentaneo spegnimento del ventilatore meccanico, che viene poi riattaccato (in caso di morte cerebrale) soltanto se la persona è un donatore di organi.
Il dibattito etico che insorge attorno a questi pazienti è la contemporanea presenza di caratteristiche distintive di un soggetto vivo (cuore e polmoni funzionanti, come altri organi) e morto (mancata risposta agli stimoli, incapacità di sostenere attività omeostatiche involontarie).

Test dell’apnea per la valutazione della morte cerebrale nei pazienti.

Per il trapianto di cuore da parte di questi pazienti, solitamente si rispettano due importanti regole: il paziente deve essere morto prima di asportare gli organi e la rimozione dell’organo non deve essere la causa primaria della morte del paziente stesso.
Molte critiche, provenienti sia dal personale sanitario che dal pubblico generale, derivano essenzialmente dalla incapacità di definire effettivamente le caratteristiche di un paziente con morte cerebrale.
Una comune critica sociale è un possibile conflitto di interesse da parte del personale medico quando esamina il corpo. Un altro dubbio riguarda la somministrazione di farmaci ai pazienti che prevengono la coagulazione ematica prima dell’asportazione del cuore (questi farmaci, infatti, sono dannosi per il paziente e servono soltanto a colui che riceverà l’organo).
Oltre alle critiche sociali, anche la religione fa sentire ancora la sua presenza su tematiche etiche mediche. Secondo la chiesa Cattolica, un intervento di cuore proveniente da un paziente con morte cerebrale è accettabile soltanto se non ci sono dei rischi aggiuntivi per il donatore. Secondo invece numerose religioni/culture naturaliste, come i Nativi Americani e i Buddisti, questa pratica sarebbe meglio evitarla il più possibile siccome il corpo viene idealizzato come una casa per una sola anima e l’utilizzo di organi da parte di un’altra anima risulterebbe perverso.
Il minimo comune multiplo fra i principali dubbi in ambito sociale e religioso è assicurarsi che il corpo del donatore non venga ridimensionato ad un oggetto da sfruttare/mancare di rispetto al fine di ottenere il massimo nella donazione di organi.

 

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