Hai visto Her di Spike Jonze? Nel film è presente anche Dostoevskij

Dostoevskij e Spike Jonze ci forniscono una duale versione del Sognatore, portatore di ideali romantici e del concetto di alienazione.

Chiunque nella propria vita ha provato sentimenti talmente forti per una persona, provando una sensazione di euforia, ma allo stesso tempo di estraniazione, perché volere solo e costantemente la sua presenza ha significato eliminare altri aspetti essenziali della propria vita, portando quasi a non riconoscersi più, capendo di essere alienati e ormai succubi di quel sentimento.

 

LEI

Her, film scritto e diretto da Spike Jonze e uscito nelle sale del cinema italiano con la traduzione Lei, pone lo scenario in un futuro in cui i computer saranno di fondamentale importanza nella vita delle persone, non per scopo puramente lavorativo, ma perché si creeranno dei legami e delle relazioni, proprio come tra persone in carne ed ossa. Nel film, il nuovo sistema operativo elaborato dal governo è in grado di apprendere, elaborare e provare emozioni per il momento accessibili solo alle persone.

Protagonista del film è Theodore Twombly, uomo molto introverso che deve fra fronte al divorzio con la moglie Catherine. Le sue insicurezze e il suo sentimento di disagio lo spingono a rifugiarsi in un mondo alternativo: decide di acquistare il nuovo sistema operativo OS 1, un’intelligenza artificiale in grado di comunicare con l’utente. Durante l’installazione, Theodore sceglie un utente con voce femminile e il sistema si auto battezza con il nome Samantha, instaurando poi un legame affettivo. Theodore confessa a Samantha di stare evitando di firmare i documenti di divorzio da Catherine, perché è ancora innamorato di lei e firmare quei documenti equivarrebbe al suo lasciarla andare definitivamente. Condividendo  reciprocamente le proprie emozioni, finiscono per innamorarsi e poiché sente che vi è un legame solido con Samantha decide di firmare i documenti di divorzio da Catherine. Theodore si rende conto che questo non equivale ad un rapporto reale, perché comunica con un software. In seguito Samantha gli confessa di sentirsi contemporaneamente con altri 8.316 individui e di essersi innamorata di 641 di questi. Inoltre comunica che sarà costretta ad allontanarsi per un periodo di tempo, non sa esattamente quanto, ma i sistemi operativi dovranno subire un controllo ed evolversi. Theodore si sente profondamente amareggiato e tristemente saluta Samantha, chiudendo con lei ogni rapporto.

LE NOTTI BIANCHE

Il racconto è ambientato in un canale di Pietroburgo, in un incontro tra una ragazzina e un giovane durante una notte bianca, ovvero l’evento per cui il sole non tramonta mai in modo completo e il cielo rimane illuminato da una luce simile a quella del crepuscolo. È un fatto che si verifica da fine maggio fino al mese di luglio, e non riguarda solo la città di San Pietroburgo, ma tutti i paesi vicino al Circolo Polare Artico, quindi anche Svezia, Norvegia e Finlandia. Questo fenomeno atmosferico, per quanto possa sembrare marginale e puramente a scopo informativo, gioca un ruolo fondamentale, perché contribuisce a fornire un’immagine quasi inesistente della città, fornendo una dimensione onirica che accompagnerà la figura chiave del Sognatore

“Qui a Pietroburgo ci sono angolini parecchio strani. È come se quei luoghi non venissero mai illuminati dallo stesso sole che risplende per tutti gli abitanti di Pietroburgo, ma da un altro, da un nuovo sole, che parrebbe ordinato su misura proprio per quegli angolini e che splende su ogni cosa di una luce diversa, particolare. In quegli angolini, cara Nàsten’ka, brulica tutt’un’altra vita, dissimile da quella che ribolle accanto a noi, una vita che potrebbe esistere in un regno misterioso delle fiabe, ma non qui da noi, nella nostra seria, seriosissima epoca. Ecco, proprio quella vita è un misto di qualcosa di puramente fantastico, di ardentemente ideale e, al tempo stesso, di scialbamente prosaico e banale, per non dire inverosimilmente squallido […] sentirete che in questi angoli, vivono persone strane: i sognatori […]”

Il racconto è diviso in quattro notti, più la parte finale ‘Mattino’ e vede come protagonista un giovane di 26 anni, un ragazzo solitario, si definisce un Sognatore e che vive con un’anziana matrona non molto amichevole, e Nàsten’ka, una ragazzina di soli 17 anni. Dopo l’incontro avvenuto la prima notte, i due decidono di rivedersi e si danno appuntamento la notte successiva.

La terza notte, il protagonista capisce di essere innamorato di Nàsten’ka, vorrebbe passare con lei la sua intera vita, ma improvvisamente appare l’amato della giovane ragazza. Saluta con un bacio il sognatore e dopo torna dall’altro uomo. L’ultima parte vede il protagonista ricevere una lettera da Nàsten’ka, dove lei si scusa per il suo comportamento e lo ringrazia per la sua amicizia.

VOCI FUORI CAMPO

Cosa accomuna Theodore e il sognatore di 26 anni? Entrambi vivono in una condizione di solitudine, si estraniano nel momento in cui non riescono ad interfacciarsi con il mondo reale, ascoltando il rumore incessante dei loro pensieri, e se possibile creare un mondo nuovo, realtà alternative in cui rifugiarsi e trovare conforto. Vivono la vita passivamente, sono i loro corpi a muoversi all’interno dello spazio, mentre la loro anima subisce inerte ciò che accade: non ha il potere di prendere le redini della propria situazione, ormai tutto quello che scorre è inafferrabile e ciò che sembra concreto si dissolve. Una condizione per cui additeremo i protagonisti come Sognatori e, nella seconda notte, il protagonista de ‘Le notti bianche’ spiega perché si definisce tale

Il sognatore, se si vuole una descrizione dettagliata, non è  una persona, bensì, capirete, è un essere di genere neutro. Per lo più si insedia da qualche parte in un angolo inaccessibile, come se si nascondesse persino dalla luce del giorno e, una volta rintanatosi, attecchisce al suo angolino come una lumaca o, almeno da questo punto di vista, è molto simile a quell’animale avvincente, che è al tempo stesso sia animale, sia casa, e che chiamiamo tartaruga”

Bisogna tenere presente che Dostoevskij scrive ‘Le notti bianche’ nel periodo della sua giovinezza, aveva circa 27 anni, dunque è superficiale parlare di questo personaggio solo come Sognatore, ma piuttosto si parlerà di eroe romantico e allo stesso tempo alienato, colui che riversa tutta la sua gioia e le sue speranze in un’altra persona,  rendendolo un altro elemento di contatto con Theodore: mentre il Sognatore aveva aperto il suo cuore alla giovane Nàsten’ka, Theodore aveva posto i suoi sentimenti in un software, programmato per far sentire le persone meno sole

“Eppure, quanto rendono bella una persona la gioia e la felicità! Come ribolle d’amore il cuore! Ti sembra di voler riversare interamente il tuo cuore in un altro, di volere che tutto sia allegro, che rida ogni cosa. E quanto è contagiosa la gioia!”

La parte finale del film e del racconto, sono a primo acchito come un brusco risveglio, un tornare alla realtà dopo aver ricevuto un forte schiaffo, ma alla fine i due eroi romantici troveranno un barlume di serenità nel momento in cui sanno che la persona amata è felice

“Che il tuo cielo sia chiaro, che il tuo dolce sorriso luminoso e sereno, che tu sia benedetta per l’istante di beatitudine e felicità che hai dato a un altro solitario, nobile cuore! Dio mio! Un intero istante di beatitudine! Anche fosse per tutta una vita umana, è forse poco?”

 

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