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Guerra e pace: la canzone “Give peace a chance” si oppone al conflitto vietnamita

Guerra e pace: la canzone “Give peace a chance” si oppone al conflitto vietnamita

Combattuto tra il 1955 e il 1975 , il conflitto in Vietnam è noto per essere stato particolarmente cruento, una realtà che ha coinvolto milioni di volti nel grido per l’ottenimento della pace.

Ricordati come tasselli cruciali nel periodo della Guerra Fredda, i combattimenti in Vietnam non sono solo manifestazione cruenta dell’uso della forza e delle armi come strumenti politici, ma anche della mobilitazione sociale per far prevalere il valore della pace sugli interessi della guerra.

Un passo indietro: il ruolo della Francia

A partire dalla fine del XIX secolo il territorio indocinese cadde sotto il controllo francese, una presenza confermata anche durante il secondo conflitto mondiale in virtù della collaborazione tra il Giappone e il governo francese di Vichy e mantenuta anche successivamente al 1945. Nel frattempo, il rivoluzionario comunista Ho Chi Minh fondò il movimento per l’indipendenza Vietminh, che il 2 settembre 1945 annunciò la nascita della Repubblica Democratica del Vietnam. Fu però l’anno dopo che gli attriti si tradussero in scontri armati veri e propri, aprendo un periodo datato 1946-1954 in cui da un lato la Francia si impegnò per non vedere lesa la propria predominanza nel territorio, dall’altro il movimento indipendentista locale voleva consolidare il proprio obiettivo. Nell’ottica internazionale, il caso interessò primariamente gli Stati Uniti. Il motivo fu il timore che, in periodo di piena Guerra Fredda, il comunismo potesse stabilirsi in un ulteriore territorio, una preoccupazione motivata dalla precedente ascesa di Mao Zedong in Cina e dalla guerra coreana. Gli Usa decisero dunque di assistere l’esercito francese, arrivando nel ’54 alla divisione del Vietnam in due territori all’altezza del 17° parallelo con una decisione presa durante la Conferenza di Ginevra, mentre al lato opposto l’Urss cominciò a fare lo stesso con il movimento indipendentista di Ho Chi Minh.

La sempre maggiore presenza statunitense

La Conferenza di Ginevra definì una divisione territoriale che condusse alla nascita, nel Vietnam del Nord, della Repubblica Popolare di stampo comunista guidata da Ho Chi Minh con capitale Hanoi, e nel Vietnam del Sud del governo presieduto da Ngo Dinh Diem con capitale Saigon. Nel contesto internazionale, se il Vietnam del Nord ottenne aiuti primariamente da Urss e Cina, il Vietnam del Sud contò sull’appoggio degli Usa, la cui presenza si fece via via sempre più pervasiva a seguito della retrocessione francese. A partire dal 1955 cominciarono a manifestarsi in modo evidenti le tensioni tra le due regioni che si tradussero in guerriglia. Difatti, mentre Ngo Dinh Diem portò avanti progetti di radicalizzazione per evitare l’infiltrazione dell’ideologia comunista nella propria regione, il Vietnam del sud iniziò a registrare la presenza di gruppi di resistenza collegati al leader del nord Ho Chi Minh, i quali diedero vita al Fronte di Liberazione Nazionale, divenendo noti comunque anche con l’appellativo di Vietcong. In questo contesto, il governo statunitense fornì aiuti sempre maggiori all’esercito di Ngo Dinh Diem per sbaragliare la presenza comunista, ausili che si tradussero anche nel trasferimento di migliaia di militari americani. Fu soprattutto con l’avvento del presidente Johnson che gli Usa intervennero in modo più decisivo, con il desiderio di tradurre il conflitto armato in una vittoria a proprio favore. L’incidente del Tonchino, ovvero lo scontro aeronavale tra americani e vietnamiti del nord, definì il casus belli per l’intervento diretto statunitense.

La guerra

Dal bombardamento del Vietnam del Nord da parte statunitense avvenuto nel febbraio del 1964, la guerra in Vietnam divenne sempre più crenta. Se da un lato il numero di militari americani in territorio vietnamita aumentava, dall’altro i vietcong dimostrarono di saper reagire tramite le tecniche della guerriglia, l’appoggio dei ceti sociali più poveri (come contadini) e gli aiuti cinesi e sovietici. Gli scontri continuarono, tra i quali fu decisivo quello noto come “offensiva del Têt“, che prende il nome dalla festa che avrebbe dovuto definire un momento di tregua tra le due fazioni, ma che fu usata come escamotage da parte dei vietnamiti del nord per attaccare il sud. Gli Usa nel frattempo registrarono dati molto pesanti, numeri di vittime rilevanti, spese particolarmente ingenti per i rifornimenti di armi. Accanto a ciò poi, si delineò un attivismo sociale notevole orientato a porre fine al conflitto, difatti la società statunitense criticò fortemente i propri vertici politici. Fu con la presidenza Nixon che la situazione cominciò a cambiare, quando di fronte alle elevate perdite si comprese il bisogno di diminuire il coinvolgimento americano mantenendo un appoggio indiretto alle forze vietnamite del sud. L’espressione utilizzata fu “vietnamizzazione del conflitto“, definita da molti critici come strategia utilizzata per evitare di dichiarare un’ufficiale sconfitta statunitense. Nel 1973, a seguito di un accordo siglato a Parigi, gli americani si ritirarono ufficialmente, ma il conflitto si concluse solo due anni più tardi, quando i nordvietnamiti giunsero a Saigon, ufficializzando poi nel 1976 la ricongiunzione delle due regioni.

“Give Peace a Chance”: la canzone che definisce l’inno per l’ottenimento della pace in un periodo di guerra

Scritta da John Lennon nel 1969 per la Plastic Ono Band (composta proprio da John Lennon e Yoko Ono), Give Peace a Chance è stata definita un inno per il movimento pacifista del tempo, il quale si concentrò primariamente sull’opposizione alla guerra che in quel tempo stava svolgendosi in Vietnam. Il desiderio di pace contro ogni uso della forza, soprattutto nei casi di sua traduzione in vantaggi politici come avviene per i conflitti armati, animò il sentimento di milioni di persone, soprattutto negli Usa, i cui giovani criticarono aspramente le decisioni dei propri vertici politici. Furono molte le manifestazioni che abbracciarono questo tema, influenzate profondamente dalle immagini crude e violente che i media trasmettevano per documentare il conflitto.

“Tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace”

Questa frase, che riecheggia in ogni ritornello, dà chiara rappresentazione del desiderio di valorizzare la pace nelle dinamiche internazionali, oltre che in quelle interne, andando oltre ogni altro tema che di fronte al dualismo guerra-pace appare superfluo. Possiamo in qualche modo sostenere che i movimenti sociali, composti primariamente da giovani, abbiano influito molto sul porre termine al conflitto, in quanto la vicinanza alla sfera politica si ridusse drasticamente, accanto al fatto che gli Usa contarono un’ingente perdita, sia in termini di vite umane che in termini di risorse economiche utilizzate. Una canzone dunque che invita a riflettere ancora oggi, alla luce di avvenimenti più recenti, a considerare il valore della pace e opporsi ad ogni forma illegittima di utilizzo della forza.

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