Il Superuovo

“Guernica” ed il romanzo “Mattatoio n.5” ci spiegano l’arte come forma di denuncia

“Guernica” ed il romanzo “Mattatoio n.5” ci spiegano l’arte come forma di denuncia

Cos’hanno in comune e in cosa differiscono il famoso dipinto di Picasso e il brillante romanzo di Vonnegut?

Scena dal film “Mattatoio 5”, diretto da George Roy Hill, 1972

Il bombardamento di Guernica raffigurato da Picasso ed il romanzo di Vonnegut Mattatoio n.5, ci pongono innanzi due stragi belliche che vedono come protagonista (soprattutto) l’indifesa popolazione civile, ambedue gli autori, nelle loro opere ci offrono messaggi di denuncia contro l’empietà bellica.

Cos’è Guernica?

Tutti (o quasi) riconoscono visivamente il famosissimo dipinto di Picasso, probabilmente al mostrare una cartolina con il dipinto ad un ignaro passante, ne può conseguire una bella risposta positiva e corretta da parte di esso, e questo è un bene, poiché si tratta senza dubbio di uno dei dipinti più famosi e visti al mondo.

Bene, ma cosa significa Guernica? Si perché il fatto di riconoscere il dipinto è un conto, ed è anche piuttosto facile, basta averlo visto da qualche parte, ma la storia che si intreccia con quella tela così inquietante, irrequieta, e quasi malsana ha radici storiche e sociali molto profonde.

Guernica è una città nel Nord della Spagna, passata alla storia per aver subito il 26 aprile 1937 un pesantissimo bombardamento a tappeto ad opera di velivoli appartenenti alla Germania Nazista ed all’Aviazione Legionaria, corpo di spedizione italiano preposto al supporto delle truppe franchiste durante la Guerra Civile Spagnola, sì, eravamo coinvolti, e sì, stavamo con i cattivi.

I motivi di questa empietà sono stati a lungo dibattuti: c’è chi dice che i bombardamenti avevano lo scopo di sedare una determinata “cellula” ribelle stazionata a Guernica, e chi dice che si decise di bombardare questa città completamente “a sfregio”, senza quindi evidenti ragioni politiche o strategiche.

La “Guernica” di Picasso

Analisi dell’opera

Il dipinto in questione è carico di simbologia, contornata da una moltitudine di figure che esprimono sofferenza e rassegnazione, su uno sfondo devastato dal bombardamento italo-tedesco.

L’opera rappresenta una scena leggibile da destra verso sinistra, e troviamo significativi elementi che esprimono la sofferenza umana: una donna ferita che si contorce, una spettrale figura (che pare quasi un fantasma e forse non è un caso), che fa capolino da una finestra mentre regge una lanterna, un cavallo terrorizzato in una torsione innaturale e spaventosa, il cadavere di un soldato che regge una spada spezzata ed un fiore, simbolo della ormai evidente sconfitta, una madre piangente che stringe un neonato deceduto, un toro sofferente anch’esso in una torsione innaturale, tra il toro ed il cavallo poi vi è una colomba ferita, simbolo di una pace ormai perduta.

L’interpretazione della simbologia fa pensare ad un Picasso intenzionato a denunciare le violenze della guerra, ed in particolare quelle subite dalla popolazione civile, la quale, anche in quello che sarà il secondo conflitto mondiale, sarà continuamente bersagliata da attacchi e bombardamenti a tappeto, in quella Guerra Totale che non vede più coinvolti solo gli eserciti, ma anche i popoli.

Guernica dopo il bombardamento

il Caso di Mattatoio n.5

Con Mattatoio n.5, Kurt Vonnegut consacra innegabilmente quella che fu la sua brillantissima carriera da scrittore, scrivendo un romanzo dove appare tutto il suo talento e la sua capacità narrativa.

L’intento primario di Vonnegut fu quello di descrivere il bombardamento di Dresda, di cui fu testimone essendo prigioniero di guerra (Vonnegut era americano).

Dresda è, o meglio, era, una città bellissima, era detta la “Firenze dell’Elba”, perché ricca di monumenti e opere d’arte; tra le altre cose, durante il Neoclassicismo, era il maggior polo artistico della Germania intera, tutti i più grandi intellettuali tedeschi e non solo, nel ‘700 e nell’800 si fermavano durante i loro Grand Tours a Dresda, ad ammirare quello che fu un vero e proprio capolavoro di architettura ed urbanistica.

Racconta Vonnegut che tra il 13 e il 15 febbraio 1945, si trovava nel seminterrato di un mattatoio, e che passata la notte, uscito dal seminterrato e recatosi poi in città, lo spettacolo fu terribile, quella che era “La Firenze dell’Elba”, in un tempo misero, venne trasfigurata in un cumulo di macerie, con cadaveri qua e là nelle strade, edifici distrutti, e secoli di storia cancellati così… in un giorno e mezzo.

Vonnegut, per lo svolgimento del suo racconto, si serve di un personaggio fittizio che ha la capacità di viaggiare nel tempo; il racconto effettivo concernente il bombardamento, si svolge negli ultimi capitoli, tra salti temporali e racconti di contorno che rendono la narrazione spaventosamente intricata ma molto incalzante ed alta per tutta la durata delle circa 200 pagine.

Veduta di Dresda di Bernardo Bellotto, metà del ‘700

I punti comuni e le differenze

Quindi si può dire che l’arte è: bellezza visiva, linguaggio, business ed infine denuncia, poiché tramite una rappresentazione, Picasso è riuscito a denunciare l’empio bombardamento di Guernica, mentre Vonnegut è riuscito a raccontare a parole l’orrore di svegliarsi la mattina e passeggiare in una città prima splendida e poi ridotta ad un cumulo di macerie e cadaveri:

Fu come camminare sulla deserta superficie lunare.

A Guernica persero la vita tra le 200 e le 300 persone, (differenza) a Dresda tra le 20000 e le 30000, con le vittime di Dresda perse la vita anche la fantomatica “superiorità morale” degli Alleati, e qui, ancora una volta vi è la dimostrazione che in guerra non ci sono colpevoli o innocenti, ma: meno colpevoli, colpevoli e colpevolissimi.

A Dresda furono distrutte industrie belliche, chiese, teatri, abitazioni, edifici storici ecc., l’obiettivo dichiarato erano le industrie belliche, ma si dubita che il 90% della città fosse adibito alla produzione di armi, Churchill e gli americani si chiamarono fuori dalle polemiche successive alla distruzione del capoluogo sassone.

Rappresaglia o no, una cosa è certa, “Roma non fu costruita in un giorno”, ma Dresda fu rasa al suolo in un giorno e mezzo, l’empio, ma necessario(?), bombardamento alleato, ci ha portato quindi via una delle più belle città d’Europa, ma a noi piace vederla, ricordarla e percepirla dipinta a colori da Bernardo Bellotto, e non nelle fotografie B/N post-belliche, ma nemmeno da quelle moderne, in cui gli antichi e tipici edifici sono rimpiazzati da costruzioni moderne, anonime e posticce… che amarezza.

Veduta di Dresda di Bernardo Bellotto, metà del ‘700

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: