Green New Deal la proposta per rendere l’ambientalismo economicamente sostenibile

La Green Economy, il modello di economia che mira alla riduzione dell’impatto ambientale mediante provvedimenti in favore dello sviluppo sostenibile senza danni allo sviluppo economico, è davvero possibile?

Si parla sempre più spesso di modi per ridurre l’impatto negativo che la nostra specie ha avuto sul nostro pianeta, e quando lo si fa inevitabilmente si finisce a sbattere contro l’enorme scoglio economico che comporterebbe farlo. Da questo nasce il bisogno per il cosiddetto Green New Deal, un nome che vuole ricordare il New Deal, il famoso piano di riforme economiche e sociali del presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt fra il 1933 e il 1937, allo scopo di risollevare il Paese dalla grande depressione economica di quegli anni. Il piano vuole infatti essere tanto una salvaguardia per il pianeta quanto un nuovo motore economico per i paesi dell’Unione, e particolarmente per il paese del sole, del mare, e del vento che infatti si sta sotto varie forme adoperando accenttando ben volentieri il cambiamento.

 

In cosa consiste l’European Green New Deal

Il 14 gennaio infatti, la Commissione Europea, guidata Ursula von der Leyen, ha approvato l’ingente piano di investimenti per trasformare il vecchio continente nel primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

Secondo le tappe prestabilite dal documento oramai già divento legge si dimezzarà l’impatto inquinante europeo in dieci anni e ridurre a zero le emissioni nette di CO2 in trenta e affinché il piano non resti un semplice impegno politico, ma diventi un obbligo giuridico che stimoli gli investimenti, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen proporrà un successivo pacchetto di leggi europee sul clima per chiarire meglio come questi obbiettivi nel pratico andranno realizzati. Saranno attivati diversi fondi, necessari alle varie regioni europee per iniziare la riconversione economica, produttiva e del mondo del lavoro per il valore complessivo di 1.000 miliardi di euro in 10 anni.

Si punterà a decarbonizzare il settore energetico, in quanto la produzione e l’uso dell’energia rappresentano oltre il 75 per cento delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE, la ristrutturazione degli edifici, perché strano a dirsi ma il 40 per cento dei consumi energetici riguarda proprio le case, e rendere il sistema dei trasporti più pulito da cui infatti arriva il 25 per cento delle emissioni.

In cosa consiste il Green New Deal italiano

All’Italia secondo questo piano spetterebbero circa 364 milioni di euro da investire in ambiti riguardanti la produzione di energia da fonti esclusivamente rinnovabili. Inoltre la Legge di Bilancio 2020, prevede, tra gli altri impegni, l’istituzione di un fondo verde, che servirà a finanziare gli investimenti sostenibili e ai Comuni saranno destinate risorse da spendere, a esempio, per aumentare l’efficienza energetica degli edifici e dell’illuminazione pubblica, una mobilità non inquinante, l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole ed edifici pubblici. Il Governo intende anche avviare un piano di semplificazioni burocratiche per facilitare il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal. A tal fine il Ministro della funzione pubblica, Fabiana Dadone, ha incontrato i ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico per definire la strategia che porterà, nei prossimi mesi, a norme più semplici  come uno Sportello unico per le attività produttive, di bonifica, rifiuti e altri temi di grande rilievo.

Il Verde come forza di una nuova europa

Non è certo un segreto, che dal 31 Gennaio Unione si è ritrovata con un membro in meno, una voce in meno nel enorme caos del parlamento, che su questo ambito si era sempre dimostrata molto critica. Infatti il Regno Unito che sul carbone scavato dalle proprie montagne negli scorsi secoli aveva costruito il proprio impero si era sempre mostrata restia a questo genere di cambiamenti, ed in un periodo in cui l’identità europea sembra tentennare pare si sia voluto cercare un grande tema che potesse unire tutti. Infatti nell’europa continentale a differenza di USA, Cina e Russia lo sfruttamento di risorse fossili non è mai stato il principale motore economico, per motivi semplici quali la scarsezza di tali risorse. Mentre il rinnovabile nei nostri climi sembra trovare terreno molto fertile e questa potrebbe essere la spinta necessaria.

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