Grazie a “Downsizing” ecco spiegate le principali caratteristiche dei microscopi utilizzati in campo scientifico

Grazie all’applicazione delle tecniche di microscopia, ottica oppure elettronica, è possibile studiare piccoli dettagli e microrganismi che altrimenti risulterebbero non visibili ad occhio nudo.

“Downsizing” è un film del 2017 dove si parla della scoperta di una tecnica che consente di miniaturizzare le persone al fine di diminuire il loro impatto sul pianeta. Nel film, le persone miniaturizzate risultano essere ancora visibili ad occhio nudo ma, nel campo scientifico, quando si tratta di sottoporre a studi dei soggetti estremamente piccoli, si ha la necessità di utilizzare le tecniche di microscopia ottica o elettronica a seconda delle dimensioni del campione.

LA MICROSCOPIA OTTICA

Quando si parla di microscopia ottica, si ha principalmente l’utilizzo dei microscopi composti che presentano quindi una lente nell’obiettivo e una nell’oculare. Combinando poi gli ingrandimenti delle due lenti, è possibile regolare l’ingrandimento dell’immagine che risulta dal campione. Per quanto riguarda le lenti obiettive, è possibile sceglierne diverse con un diverso ingrandimento in quanto è presente un blocco in grado di ruotare, permettendo il posizionamento di diverse lenti (di solito si hanno ingrandimenti 10x, 40x e 100x). Tuttavia, quando viene utilizzato il maggior ingrandimento, si ha la necessità di porre una goccia di olio esattamente tra lente e campione: in questo modo, dato che l’olio possiede lo stesso indice di rifrazione del vetro, è possibile avere un’immagine chiara in quanto viene consentito il corretto passaggio della luce attraverso il campione. Le tecniche più utilizzate nella microscopia ottica sono quella a campo illuminato e quella a campo oscuro: nel primo caso si ha un fascio di luce che attraversa direttamente il campione, mentre nel secondo caso la luce che arriva al sistema di lenti è solamente quella che viene rifratta dal campione (pertanto si osserverà un’immagine con uno sfondo scuro).

LA MICROSCOPIA ELETTRONICA

Nella microscopia elettronica, al posto di un fascio di luce, viene utilizzato un fascio di elettroni. Considerando quindi le diverse caratteristiche delle lunghezze d’onda tra luce ed elettroni, nel caso della microspia elettronica è possibile avere ingrandimenti estremamente elevati, consentendo quindi di osservare dei soggetti estremamente piccoli. In questo tipo di microscopi, le lenti di vetro risultano essere opache per gli elettroni e, pertanto, per mettere a fuoco gli elementi del campione vengono utilizzati quelli che sono degli elettromagneti. Inoltre, mentre nella microscopia ottica si osserva il campione direttamente dagli oculari, in questo caso si ha la necessità di proiettare l’immagine su schermi oppure su delle lastre. Questa necessità deriva dal fatto che il campione, incontrando gli elettroni, può disperderli o assorbirli, e pertanto l’immagine che ne deriva risulta essere micrografica. Proiettandola quindi su uno schermo, si ha la possibilità di metterla chiaramente a fuoco. Un’altra accortezza da prendere durante l’impiego di questi microscopi, è quella di studiare i campioni mantenendo sotto vuoto spinto la camera interna all’interno del microscopio stesso: questa necessità deriva dal fatto che i gas, se presenti, interferiscono con gli elettroni e quindi con la chiarezza di visione.

PRINCIPALI TOPOLOGIE DI ESAMI

In linea generale, gli esami che vengono eseguiti al microscopio vengono distinti come esami a fresco oppure su preparati colorati. Nel caso degli esami a fresco, si va ad esempio ad osservare la mobilità, forma o disposizione del campione. Il campione deve essere sempre in forma liquida: se pertanto deriva da un terreno di coltura solito, è necessario diluirlo in un liquido. Per quanto riguarda i preparati colorati, questi vengono utilizzati prevalentemente nello studio dei microrganismi in quanto la colorazione va a fornire maggiori dettagli sulle componenti presenti nel microrganismo stesso. Inoltre, le colorazioni come quella di Gram e quella di Ziehl-Neelsen, risultano essere un validissimo strumento per fare una corretta identificazione del soggetto protagonista dell’osservazione.

 

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