Il Superuovo

Google non è più teenager e compie venti anni

Google non è più teenager e compie venti anni

Google: 110 miliardi di dollari di fatturato, 80 mila dipendenti. Ha creato il nostro modo di usare Internet. Fondato venti anni fa da Sergey Brin e Larry Page, oggi l’amministratore delegato è Sandor Pichai. Tra successi rivoluzionari come Google Maps, GMail, Youtube e qualche fallimento (Google+) l’azienda di Mountain View si è intrecciata alla società in modo indissolubile. 

Google
A cura di @andrea.cappellari

Rivoluzionare Internet

Siamo nel 1995: Sergey Brin e Larry Page si incontrano a Stanford. Hanno ventidue anni e vogliono creare un algoritmo per potersi orientare online, senza dover digitare l’intero dominio per accedere ai siti web. Lo costruiscono e scelgono un nome che ora è entrato nei dizionari come un vero e proprio verbo: to google significa “effettuare ricerche online”.
Il “googol” è il termine coniato da Edward Kasner per rappresentare il numero “uno” seguito da cento zeri. Il nome suona bene, è facile da ricordare e nel settembre 1997 viene registrato il dominio www.google.com. Il 4 settembre 1998 viene fondata la società Google Inc.

I primi investimenti

Google
Nel 1997 questa era la schermata di google.com

Yahoo e Excite erano, al tempo, i portali e le aziende più celebri e grandi su Internet. Entrambe rifiutarono di acquistare la neonata Google Inc. Ora la maggior parte della popolazione non sa cosa sia Excite, mentre Yahoo è stato venduto a 5 miliardi di dollari: Alphabet (la holding figlia di Google) vale 850 miliardi.

Il copione della storia è la consueta trama dei pionieri in Silicon Valley: un garage, due ragazzi, e un’idea. Il garage lo ricevono in prestito da una loro amica. Quella loro amica fu la sedicesima assunta di Google, si chiama Susan Wojcicki ed è la sesta donna più influente al mondo; è CEO di Youtube con un patirmonio di 480 milioni di dollari.
La stessa Google Inc. ha però sbagliato certi investimenti: l’acquisto di Motorola si è rivelato un fallimento (ma il lancio del sistema operativo Android ha ampiamente compensato il danno) e così il progetto dei Google Glass, bloccato per violazione della privacy.

 

Don’t be evil

Il motto con cui Google nacque fu “Don’t be evil“: “Non essere malvagio”. Cosa ne resta oggi? All’inizio il motore di ricerca non voleva vendere pubblicità. Del resto, per avere pubblicità serve avere dei contenuti, e la schermata bianca con una sola barra di ricerca non ha alcun contenuto. I soldi, però, bisogna farli, altrimenti l’azienda non sta in piedi. Oggi l’azienda è il più grande fornitore di pubblicità e il solo motore di ricerca genera 110 miliardi di dollari; gli utenti che si rivolgono ad almeno uno dei servizi offerti dall’universo di Big G sono oltre un miliardo. Gli scandali tra Google e i soldi sono numerosi: la Commissione europea ha multato la società con due penali, da 2,4 e 4,3 miliardi di euro, per abuso di posizione dominate: diventa quasi impossibile fermare un’azienda che permette al 90% degli internauti di trovare le informazioni che desiderano. Le loro informazioni personali, tuttavia, a volte sembrano a rischio: il 31 agosto è esplosa la notizia di un accordo tra Google e Mastercard per scambiarsi i dati degli utenti.

Google nel futuro 

Google self driving car
Google self driving car – a cura di @andrea.cappellari

La posizione quasi monopolistica dell’azienda nel panorama del web rende difficile che per il momento qualche concorrente riesca a farsi strada. Google continua a innovarsi: il progetto della Google Car procede a gonfie vele e vengono investiti miliardi nella ricerca sull’intelligenza artificiale. Ha anche sviluppato un algoritmo per combattere la pedopornografia e i suoi fondatori investono in ricerca medica per raggiungere l’immortalità.
Il prossimo passo per difendere gli utenti sembra essere l’eliminazione degli URL. Sono estremamente complessi e la maggioranza delle persone non sa leggere gli indizi che contengono, i quali mostrerebbero se il sito in cui si naviga è affidabile. Il nesso tra identità della pagina e URL si è attenuato nelgi ultimi anni. Sono nati gli shortener, applicativi che permettono di accorciare la lunghezza dell’indirizzo. L’obiettivo è eliminarli completamente tramite altre forme di identificazione in sperimentazione su Chrome.

 

In questo sito è possibile vedere l’evoluzione della pagina principale.
Qui invece sono presenti i doodle più belli della storia.

Mattia Grava

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: