Gli USA riducono le morti per overdose da oppiacei e ricevono il plauso di Spinoza

La cannabis è una sostanza che, se assunta, modifica lo stato psicofisico del soggetto. Spinoza direbbe che essa si compone al nostro corpo provocandogli delle affezioni, cioè degli effetti. Tali effetti sono buoni o cattivi? Come si comporta la legge in relazione all’etica e ai pregiudizi su di essa?

Un indagine condotta nel 2017 da parte dei Centers of Disease Control (CDC) negli Stati Uniti ha dimostrato il brusco crollo delle morti per overdose da oppiacei negli Stati in cui l’accesso alla cannabis è consentito. In 34 dei 50 Stati americani è consentito l’uso della cannabis per scopo terapeutico, in 10 fra questi anche per scopo ludico. Nel 2017 si contavano 47.000 decessi legati al consumo di oppiacei. Confrontando i dati prima e dopo della legalizzazione della cannabis nei vari stati, si riscontra un calo che va dal 20 al 35%, per quanto riguarda i decessi per overdose, soprattutto per il crollo della richiesta di fentanil, la droga più letale negli Stati Uniti. L’uso legale della marijuana spingerebbe dunque i consumatori a smettere di cercare sostanze simili ma più tossiche nel mercato nero, oltre a permettergli di trovare quelle legali controllate e di qualità.

Le affezioni positive e negative di Spinoza

Spinoza individua, nella vita di ognuno, essenzialmente due passioni: gioia e tristezza. Da queste due passioni si generano tutte le altre. Esse equivalgono a delle modificazioni nel corpo. Nascono sempre da affezioni, cioè da modificazioni esterne, del corpo. Qualsiasi affezione che scomponga la nostra natura costitutiva, genera tristezza, qualunque affezione che invece modificasse positivamente il nostro corpo, porterebbe gioia. Quello della droga è un tema fortemente spinoziano. Una sostanza che genera gioia pur scomponendo negativamente il nostro corpo. Come dimostra lo studio in questione, anche gli oppiacei, comunemente definiti come droghe leggere, possono portare alla morte. Non è il caso della cannabis, ma di sostanze simili, più potenti e spesso modificate chimicamente. Che cosa spinge dunque un individuo ad assumere una sostanza che decompone il proprio corpo? Spinoza ci dice che è semplicemente questione di pesi e contrappesi. Se infatti la passione gioiosa è maggiore dell’effetto che provoca tristezza, l’individuo continuerà sempre a cerare ciò che gli darà gioia, anche sapendo i danni che provoca al proprio corpo. Il sapere secondo Spinoza non influenza in alcun modo le passioni, o come noi vediamo ciò che abbiamo intorno. Ad esempio, noi continuiamo a vedere il sole piccolo, pur sapendo che esso è in realtà grande. Per lo stesso principio, un individuo può continuare a trarre piacere da qualcosa che gli provoca danno anche se conosce bene gli effetti negativi, poiché le passioni non sono controllabili dalla ragione, ma solamente da altre passioni, a patto che siano più forti.

Bene e male: i pregiudizi dell’etica tra soggettivismo e potere

C’è da premettere che Spinoza non fu un ammiratore di Hobbes. Non a caso viene spesso accostato, e nemmeno a torto, al pensiero anarchico, di cui è sicuramente un fautore ideologico. Uno dei punti di differenza maggiori fra i due è sicuramente la discutibilità dei concetti di bene e male. Secondo Spinoza, nessun’azione è buona o cattiva: si devono valutare gli effetti. In sé, l’atto di colpire con un martello non è cattivo. Se colpissi con un martello un uomo, decomporrei la sua costituzione naturale, se invece colpissi con un martello un chiodo, lo comporrei insieme al legno formandone un tavolo. Ciò che conta è dunque composizione e decomposizione. Tutto si muove fra queste due modificazioni. Spinoza sostiene dunque che concetti di bene e male equivalgono rispettivamente e unicamente ai rapporti di composizione e decomposizione. Non esiste alcuna correlazione morale nei concetti di bene e male. Persino un omicidio può essere bene, se porta a una composizione nella natura. Tutto è basato infatti, in Spinoza, sulla natura. Anche, e soprattutto Dio. Spinoza rifiuta Dio come figura antropomorfica, o come qualcosa di separato al mondo. Dio è il mondo, la natura. Dio siamo noi e viceversa. Per questo concetti etici quali il bene o il male non hanno senso. Bisogna valutare le azioni non secondo i pregiudizi etici, ma in base agli effetti sulla natura. E qualsiasi cosa porti gioia, porta nuova forza di sopravvivenza.

Azioni politiche e scelte etiche: confini e competenze

Qual è il confine tra politica ed etica? Quello delle droghe è infatti un campo, oltre che medico, anche etico. Probabilmente la cattiva gestione dei fenomeni legati ad essa è per una troppa attenzione lasciata ai giudizi etici, che non a quelli medici. Spinoza ancora una volta, sarebbe d’accordo. Occorre valutare secondo gli effetti sulla natura, sul corpo, non in base a comandamenti assoluti o aprioristici. La scelta dei 34 Stati americani in cui la cannabis è destinata ad uso medico segue il pensiero di Spinoza. Se una sostanza può dare effetti positivi in alcune situazioni, essa va valutata positivamente, nonostante la morale comune la giudichi negativamente. La morale comune procede maggiormente per frasi fatte, incomprensioni, nozioni confuse che vengono tramandate e si modificano nel tempo, come nel gioco del telefono senza fili, travisando e confondendo i rapporti di causa-effetto (altro aspetto fondamentale per Spinoza). Non è affatto casuale se nella storia i maggiori detentori di potere si esprimevano (e si esprimono) senza rapporti di causalità, di spiegazione e di logica. Perché questo modo di ragionare è costitutivo dell’opinione pubblica. Andare oltre l’errore, secondo Spinoza dato dalla mancanza di informazioni, più che da informazioni sbagliate, sarebbe un passo avanti per la politica. Andare, seppur non in maniera folle e sconsiderata, oltre l’etica e la morale, aspetti contingenti e caratterizzanti i periodi storici, più che gli uomini, da sempre alla ricerca della felicità.

Marco Braconi

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