Mai sentito parlare di pressione sociale? Si tratta di avvertire una pressione nata dal sentire addosso una responsabilità tutta sociale, un’azione obbligata che non si può non fare, perchè agli occhi degli altri, poi, sembrerebbe troppo brutto. Consiste nel provare ansia verso un vincolo, che molto spesso, nella realtà dei fatti, è solo apparente. Tuttavia, quest’ansia persiste, dilaga e si impossessa di ogni atto e di ogni gesto compiuto. Le persone inizialmente pensano che le azioni degli altri siano prive di doppi fini, ma la realtà in cui vivono e l’esperienza sociale le portano a chiedersi: e se invece non lo fossero?
Le basi del conformismo
Fare, per natura, parte di un gruppo, che esso sia la propria città, il proprio paese o la propria nazione, costituisce uno degli aspetti dell’identità sociale di ciascuno.
Ciò che distingue ciascun gruppo è il fatto che ognuno di essi possiede qualcosa che altri non hanno. Questo “qualcosa” viene, poi, adottato da un qualunque membro. Il fenomeno fornisce le basi del conformismo, un fenomeno che nasce dall’esigenza delle persone di sentirsi quanto più possibile vicine all’identità del gruppo, un mondo a sé stante governato dalle sue regole. Il desiderio di piacere, quindi, spinge le persone a cambiare comportamenti, credenze e a volte anche opinioni per aderire al proprio gruppo. Non si tratta di una vera e propria scelta dell’individuo, ma di una scelta nata dall’influenza e dal potere esercitato dal gruppo, all’interno del quale l’individuo si trova sempre più spesso a sperimentare Acquiescenza.
Dall’acquiescenza alle norme di reciprocità
Una risposta comportamentale adottata nel momento in cui ci si trova di fronte una richiesta finisce, a volte, con l’essere modificata a seconda delle richieste di altri. L’acquiescenza consiste di questo e può essere facilmente indotta con l’Accattivamento: catturare l’attenzione di un’altra persona e persuaderla in modo tale che sia più facile che assecondi le proprie richieste.
In estrema sintesi, l’accattivamento si può definire come un’azione con un doppio fine, attuata per avere la “strada spianata” nel momento in cui si cerca di ottenere qualcosa. Ciò accade sulla base di un altro fenomeno sociale: il radicarsi della Norma di Reciprocità. Questo tipo di norma si può descrivere come una sorta di “legge del taglione” nella quale le persone “trattano gli altri nel modo in cui vogliono essere trattate”. Dunque, nel momento in cui viene espressa una richiesta, sopraggiunge l’obbligo, tutto morale, di dover adempiere se si vuole che altri esaudiscano le ipotetiche future richieste di quella persona.
Dalla reciprocità all’ansia
Le persone, dunque, si trovano davanti ad un dubbio amletico: “esaudisco o non esaudisco la richiesta?”. È proprio da questo che si cominciano ad avvertire i primi sintomi dell’ansia. Quello che si crea è un senso di colpa tutto psicologico, nato dalla sensazione di non rispettare una norma sociale. Così facendo, quindi, si farebbe un torto a qualcuno e, per evitarlo, si genera involontariamente una maggiore acquiescenza.
È stato studiato che l’acquiescenza può essere sapientemente incentivata attraverso l’utilizzo di alcune tecniche. In una determinata situazione si può incorrere nel piede nella porta: dare la precedenza ad una richiesta minore prima di mettere in gioco il vero obiettivo. In questo modo non risulta difficile dire di no? Oppure, si può “sbattere” la porta in faccia, chiedendo un grosso favore, magari troppo, facendo apparire la vera richiesta come qualcosa di più semplice da esaudire. Infine esiste un metodo, un po’ furbo, un po’ subdolo, attraverso cui si inducono le persone ad accettare di svolgere un determinato compito svelando poco a poco i costi che comporta. A questa tecnica venne dato, per la sua controversia, il nome di colpo basso, poiché una volta accettato il compito, risulta quasi impossibile rifiutare, proprio per effetto della pressione sociale e delle norme di reciprocità.
Risulta spontaneo chiedersi se determinate azioni, svolte magari controvoglia, magari con piacere, siano frutto di una libera scelta o di un obbligo morale che, gravando sulle spalle di ciascuno, non poteva non essere esaudito. Quanto un essere umano può dirsi libero di fare le proprie scelte?
Alice Tomaselli