Il Superuovo

Gli incendi in Sardegna ci offrono lo spunto per una riflessione sul rapporto uomo-ambiente

Gli incendi in Sardegna ci offrono lo spunto per una riflessione sul rapporto uomo-ambiente

Riflettiamo sul rapporto che unisce l’uomo alla natura che da sempre ci ospita.

In Sardegna sta accadendo qualcosa di enormemente drammatico: da qualche giorno le fiamme stanno travolgendo campi, boschi e abitazioni. Più di ventimila ettari di terreno sono bruciati e centinaia di persone sono state evacuate. Un dramma che ci fa riflettere sulla forza della natura che ci ospita, natura alla quale dedica particolare attenzione, in ambito letterario, il poeta Giorgio Caproni. Ce ne parla nei suoi Versicoli quasi ecologici.

La Sardegna in fiamme: un dramma sociale, economico e ambientale

Secondo la Protezione civile, l’incendio che da giorni non lascia tregua alla terra sarda avrebbe preso vita il 23 luglio, probabilmente in seguito a un incidente stradale. Da quel giorno, alimentato dal forte vento, si è espanso a macchia d’olio nella parte centro-occidentale della Sardegna in campi, boschi e centri abitati. Le persone che sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni sono circa 1500 e molti animali, soprattutto volpi e pecore, sono feriti o, addirittura, morti tra le fiamme. Nonostante il lavoro di oltre 7500 persone tra carabinieri, Vigili del Fuoco, Corpo forestale, Protezione civile e Croce Rossa Italiana ancora gli incendi non sono totalmente estinti. Fortunatamente però, dopo giorni di paura e distruzione, oggi la situazione sembra aver subito un leggero miglioramento, in quanto non soffia sul territorio il temuto vento maestrale che avrebbe complicato le operazioni. Agli immani costi sociali ed economici di questa tragedia si aggiunge una vera e propria catastrofe ambientale: sono andati bruciati migliaia di ettari di terreno con campi coltivati, fienili, capanne, aziende agricole e piante secolari. Si stima che per rigenerare i boschi e la macchia mediterranea che in questi giorni sono stati carbonizzati dalle fiamme ci vorranno almeno 15 anni.

I cambiamenti climatici e il cattivo impatto umano sull’ambiente

Nel paragrafo sovrastante si è citato come si ipotizza che l’incendio sia stato innescato, ma non gli altrettanto importanti motivi per i quali esso si è inarrestabilmente propagato. Tra questi spiccano i cambiamenti climatici: sappiamo che negli ultimi decenni le temperature medie sono in continuo aumento e che questo fenomeno ha come conseguenza fenomeni meteorologici estremi come alluvioni, cicloni ma anche, per esempio, lunghi periodi di siccità. Si può così facilmente dedurre che anche nel caso del disastro ambientale che sta avvenendo in Sardegna la ridotta umidità della vegetazione abbia facilitato la velocissima diffusione delle fiamme. Questo problema non può non destare in noi preoccupazione: i cambiamenti climatici non sono che la conseguenza indiretta del nostro irrispettoso impatto sull’ambiente e le conseguenze di questo nostro atteggiamento le stiamo vivendo, ahimè, sempre più da vicino.

Giorgio Caproni e i suoi Versicoli quasi ecologici

Giorgio Caproni è un poeta e critico letterario italiano nato nel 1912 a Livorno, città alla quale dedica i Versi livornesi. La sua infanzia è condizionata dalle difficili condizioni economiche in cui versa la famiglia dopo il richiamo in guerra del padre e i tumulti socio-politici che preparano l’avvento del fascismo. Nel periodo della sua crescita, trascorso in parte nella città natale e in parte a Genova, la musica riveste per lui un ruolo importantissimo: si dedica, incoraggiato dal padre, allo studio del violino e si diploma in composizione all’Istituto musicale Giuseppe Verdi. Nonostante la successiva rinuncia agli studi musicali, la musica resta in lui viva per sempre, tanto che nei lavori preparatori della sua raccolta Res amissa, pubblicata postuma nel 1991, alcune poesie vengono scandite in sillabe e trascritte direttamente sui righi di uno spartito musicale. Proprio di questa raccolta fa parte la poesia Versicoli quasi ecologici, una commovente dedica alla natura ma anche un’amara riflessione sulla sua distruzione per mano dell’uomo. Il titolo di tutta la raccolta, Res amissa, è collegato implicitamente anche al significato di questa poesia: quante volte, ai superficiali occhi dell’uomo, la natura è “res amissa”?
Nella prima parte della poesia il poeta ammonisce l’uomo invitandolo a non devastare l’ambiente del quale siamo tutti ospiti:

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro.

La seconda parte del componimento è invece dedicata ad una riflessione sulla bellezza della natura esente dall’azione distruttrice dell’uomo:

L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: “Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra”.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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