A quale girone dell’inferno destinare Jordan Belfort? Per Dante sarebbe una scelta molto combattuta

Emblema di una vita sprofondata nel peccato, il broker avrebbe messo in seria difficoltà Dante: tra quali dannati sarebbe finito?

Abuso di alcool, utilizzo di sostanze stupefacenti, frode ecc. : una miriade di peccati che avrebbero reso Belfort meritevole di più luoghi nell’Inferno. Facciamo dunque una panoramica delle diverse possibili destinazioni per il broker nell’universo dantesco.

The Wolf of Wall Street

Nel 2014 arriva nelle sale italiane ‘The wolf of Wall Street’ ,  film diretto da Martin Scorsese che si impone subito come un prodotto di altissima qualità e dagli incassi record. La pellicola racconta la storia vera di Jordan Belfort, broker classe 1962, fondatore della Stratton Oakmont, società di brokeraggio attiva dall’89 al ’96 e caratterizzata da una condotta speculativa sfociata poi nella vera e propria frode. Utilizzando la sua retorica persuasiva, Belfort –  nel film impersonato da Leonardo di Caprio – convinceva i suoi clienti ad investire ingenti capitali in operazioni ad altissimo rischio, sostanzialmente lucrando sulle commissioni. Si stima, infatti, che la Stratton arrivasse addirittura a guadagnare circa un milione di dollari a settimana, una cifra enorme che permise a Belfort di accumulare nel tempo un patrimonio personale di circa 200 milioni di dollari. Parallelamente, però, l’FBI iniziò ad indagare sulla società di Belfort: si  giunse dunque  alla scoperta degli illeciti e al  suo arresto, con la conseguente chiusura dell’azienda nel 1996.

Negli anni del successo, comunque, Belfort non si limitò a perseguire il guadagno: una buona parte delle fortune da lui accumulate venne spesa per condurre una vita piena di eccessi. Tra finzione e realtà il film di Scorsese racconta la realtà quotidiana della Stratton: cocaina a disposizione dei 1000 broker dell’azienda, festini con prostitute, animali esotici, alcool e una più totale non curanza dei limiti del vivere civile. Allora perché non giocare con la fantasia? Cosa avrebbe pensato Dante Alighieri dello sfarzo e della condotta folle degli uomini al servizio di Belfort? Dando per scontato un posto riservato nell’inferno, quindi, resta da capire quale possa essere il girone che più si addica al broker. Facciamo qualche ipotesi.

Jordan Belfort, consigliere fraudolento

Abbiamo già spiegato come il guadagno della Stratton Oakmont derivasse dalle commissioni sugli enormi – e rischiosissimi – investimenti che i suoi broker consigliavano in malafede ai clienti azionisti.  Nell’ottica dantesca, quindi, il più logico posto da riservare a Belfort è quello nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio: quella dei consiglieri fraudolenti. Giunto lì nel XXVI canto, Dante si interfaccia con due figure, notoriamente considerate come uomini che usufruirono dell’ingegno – dono di Dio – in modo spregiudicato: Ulisse e Diomede. Il principale inganno di cui si resero protagonisti i due fu proprio quello del cavallo di Troia, presentato come un dono dei Greci ai Troiani vincitori, poi rivelatosi un nefasto strumento di morte una volta condotto all’interno delle mura della città.  Per i due, così come per gli altri analoghi peccatori, il contrappasso prevedeva che fossero avvolti eternamente dalle lingue di fuoco, in analogia con le loro stesse lingue, che in vita furono fonte di frode. Concludendo, è probabilmente questo  il luogo che più si si addice ad un uomo che fece del proprio ingegno e della propria oratoria degli  strumenti per guadagnare ingiustamente.

Jordan Belfort, lussurioso

Se esiste una passione di Jordan che va di pari passo con quella per il denaro, allora si tratta di quella per le donne. La sua ascesa verso l’olimpo dei più ricchi di New York procede parallelamente al deteriorarsi del rapporto con la moglie Teresa: sono molteplici i tradimenti, perlopiù con prostitute, nei vari momenti di festa sfrenata delle sue giornate . Il tutto culmina poi con il divorzio e il secondo matrimonio, questa volta con la bella Naomi Lapaglia, dalla quale riceve due figli.  Ciò posto, Jordan potrebbe entrare a pieno titolo nel II cerchio, quello dei lussuriosi: un luogo riservato a tutti coloro che non seppero contenere il proprio eccessivo desiderio carnale e che, per questo, abbracciarono la via del peccato. Celebre è il canto in cui Dante incontra due di questi dannati, Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, entrambi costretti a camminare in eterno, tormentati da un vento impetuoso,  forte come la passione che li contraddistinse in vita.  Così come Jordan, anche Francesca non riuscì a resistere alla fortissima attrazione nei confronti del cognato Paolo, aprendosi all’amore nel celebre episodio della lettura della storia di Lancillotto e Ginevra:

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».  (Inf., V, vv. 127-138)

È giusto specificare, però, che se nel caso della riminese si trattava di un vero sentimento amoroso sbocciato nell’ambito di un matrimonio infelice, per Jordan il tradimento non era altro che la ricerca di  soddisfare  un insaziabile desiderio carnale.

Jordan Belfort, prodigo

Più scontata, ovviamente, la collocazione di Jordan nel IV cerchio, quello di avari e prodighi, in particolar modo nelle file di quest’ultimi. I prodighi sono quei peccatori che in vita non seppero gestire il proprio denaro in modo oculato, arrivando a spenderlo in maniera eccessiva e per motivazioni futili.  Il loro contrappasso – seppur ne sia poco chiara la natura, o di opposizione o per analogia – consiste nel dover spostare in eterno enormi massi, arrivando a scontrarsi gli uni con gli altri. Dunque, quale miglior esempio di un uomo poco preoccupato di spendere di Belfort? Emblematica, a questo proposito, la famosa scena sullo yacht, nella quale il milionario, dopo aver ricevuto in visita l’agente dell’FBI Patrick Denham, getta le banconote al vento per ostentare la sua forza economica. Denham, infatti, giunto da Belfort per interrogarlo, promette al padrone di casa di portare a termine le indagini che lo avrebbero incastrato e privato di tutti i suoi beni, compreso lo stesso  yatch su cui i due si erano appena incontrati, scatenando ovviamente la reazione singolare di Belfort.

Jordan Belfort, il collaboratore di giustizia

Per quanto possa aver aggirato la legge, truffato, speso, Jordan Belfort al giorno d’oggi è quasi riuscito nell’impresa di riabilitare il suo nome. Dopo 36 mesi di carcere, infatti, grazie alla sua disponibilità a collaborare con l’FBI, l’ex-broker è tornato libero, anzi, reinventandosi quasi come mental coach. L’occupazione di Belfort è infatti quella di girare il mondo per tenere conferenze motivazionali, all’interno delle quali, grazie al racconto della sua vita, esorta gli ascoltatori ad essere versatili e duttili, ad essere pronti al cambiamento in ambito lavorativo qualora le cose non vadano nel verso giusto. Nel 2007, inoltre, pubblica il libro che è alla base proprio del film di Scorsese, l’omonimo ‘The Wolf of Wall Street’, capace di accostare la sua figura anche al mondo editoriale. Checché se ne dica, quindi, la preoccupazione per un giudizio divino non sembra sfiorare minimamente Jordan Belfort, che, anzi, non ha perso quel suo spirito combattivo che, di fatto, gli ha permesso di scalare i vertici della finanza newyorkese. Con buona pace di Dante e del suo Inferno.

il vero Jordan Belfort oggi

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