Gli imperatori romani e la vendemmia: ricostruiamo l’importanza del vino nella storia

Una lussuosa azienda vinicola fuori Roma forniva agli imperatori la possibilità della vendemmia e connettersi per qualche ora con il mondo rurale.

I resti di questa speciale scoperta sono venuti alla luce in una recente campagna di scavi nel complesso della Villa dei Quintili, lungo la Via Appia Antica, e descritti sulla rivista di archeologia Antiquity.

Una produzione senza tempo

Proprio sulla rivista Antiquity è stato descritto questo antico edificio tra le rovine di Villa dei Quintili, a pochi passi da Roma, datato al 240 d.C. Si tratterebbe di una sorta di enoteca per l’uso dell’Imperatore Commodo e dell’idea di realizzare quella che oggi potremmo definire un’azienda agricola specializzata nella produzione di vino e un teatro. Proprio quest’ultimo vedeva al centro della scena le élite nobiliari intente ad avvicinarsi all’arte della vendemmia. Un luogo dove sporcarsi le mani per un giorno, avvicinandosi alla realtà legata a quello che possiamo definire mondo agricolo, certamente lontano da quello che fu il prestigio degli imperatori. Secondo Emlyn Dodd, archeologo della British School at Rome e parte dell’equipe che si sta dedicando a questo progetto, l’edificio era decorato in modo stupefacente. A sorpendere è lo sfarzo leggibile quasi in opposizione rispetto a quello che la logica formale si aspetterebbe in un contesto del genere. La produzione di vino iniziava sulle piastrelle lisce di marmo rosso. Ci fu poi la fase della spremitura e della fermentazione su una superficie riccamente decorata.

Marco Aurelio e la vendemmia

Apparentemente e verosilmente potremmo associare la figura dell’imperatore come totalmente lontana da questo contesto bucolico. In realtà nell’antica Roma è presente questo tentativo di riconnessione alla gente comune, attraverso un’ élite che cerca di ricostituire almeno in questa circostanza un legame con il mondo degli agricoltore. Nella Roma imperiale il compito di inaugurare la stagione ricadeva sull’imperatore, vero leader politico e religioso, che però tra banchetti e presenza simbolica ebbe un ruolo importante dal punto di vista simbolico, ma poco importante se analizziamo il contributo pratico. L’unico altro esempio di azienda vinicola simile a quella descritta si trova a Villa Magna, nei pressi di Anagni. Anche il concept di questa struttura, ancora più antica, è molto simile a quella apena descritta, assolvendo alle stesse funzioni. Proprio qui si nei panni di vinaio il giovane imperatore Marco Aurelio, che  prese parte a banchetti, ascoltò i vinai, e raccolse un grappolo d’uva in modo simbolico. Si può pensare che la struttura di Villa dei Quintili riprese proprio da questo modello precedente molte sue tradizioni.

Il vino nel Medioevo

Il Medioevo rappresenta certamente un’epoca di svolta per quanto riguarda la produzione di birra e vino. Ricostruire il consumo di queste bevande, a prescindere dalla precisa epoca storica,  ci consente di relazionarci con gli eventi storici e di approfondire la prospettiva antropologica del consumo, troppo poco indagata. Inoltre è interessante anche dal punto vista economico, poiché permette di approfondire con un approccio globale gli scambi tra le diverse comunità. Innanzitutto è doveroso fare una prima distinzione cronologica. Il vino nell’Alto Medioevo era di basso grado alcolico, poichè allungato con acqua o con mosto cotto e aromatizzato  Nel Basso Medioevo e quindi in età comunale, le città fiorivano grazie al commercio e aumentarono certamente gli scambi, in una fase d’espansione del sistema economico. Grazie all’introduzione della selezione dei vitigni ne venne migliorata la produzione e la qualità. I locali per il consumo del vino erano numerosissimi nelle città e nei villaggi, e lo stesso Boccaccio ce ne fornisce la prova concreta nella novella II della Giornata sesta, in cui Pampinea racconta di Cisti, fornaio intelligente e cortese nonostante la sua classe sociale, che nella sua bottega aveva i migliori vini bianchi di Firenze

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